Fedralog sospende la mobilitazione, ma la protesta degli autotrasportatori calabresi, insieme ai campani, continua. La maggior parte dei manifestanti è ancora ai presìdi: i camion sono stati spostati sul ciglio della strada per agevolare il passaggio dei veicoli, ma la mobilitazione non è finita.
La decisione di un’organizzazione non rappresenta la determinazione dei autotrasportatori calabresi. Mentre Fedralog ha scelto di sospendere il fermo in attesa dell’incontro del 27 ottobre con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, numerosi autotrasportatori restano sul posto, determinati a portare avanti le proprie rivendicazioni. Al centro della vertenza ci sono otto richieste, tra cui tariffe minime garantite, sostegni per il gasolio, agevolazioni fiscali, tempi certi nei pagamenti, contrasto alla concorrenza sleale e un tavolo permanente con le istituzioni.
Il problema riguarda soprattutto i piccoli autotrasportatori, i cosiddetti padroncini, e le medie imprese, che devono fare i conti con carburante, manutenzione, assicurazioni e pedaggi sempre più onerosi.
Sulla strada non ci sono soltanto i grandi nomi della logistica, ma soprattutto imprenditori che spesso rischiano di lavorare senza riuscire a coprire i costi. Le grandi aziende dispongono generalmente di risorse e strutture differenti. Per le realtà più piccole anche un aumento delle spese o un ritardo nei pagamenti può compromettere la sopravvivenza dell’attività.
Accanto agli autotrasportatori, anche agricoltori e pescatori denunciano le difficoltà legate ai costi energetici e alla gestione delle proprie attività, che da una ventina giorni, snobbati dai media, continuano la loro mobilitazione. Sono comparti diversi, ma accomunati da una preoccupazione: produrre e lavorare diventa sempre più difficile quando le spese aumentano e i ricavi non crescono allo stesso ritmo. Agricoltura, pesca e trasporto merci sono inoltre strettamente collegati. I prodotti devono essere raccolti o lavorati, trasportati, distribuiti e venduti. Se uno di questi passaggi si blocca, l’intera catena subisce le conseguenze.


Le conseguenze del fermo si sono estese ben oltre il trasporto merci. Sono stati segnalati scaffali vuoti in diversi supermercati calabresi, difficoltà di approvvigionamento per le aziende e ritardi nella consegna delle materie prime e dei prodotti finiti. Quando il trasporto rallenta, gli effetti raggiungono produttori, commercianti e consumatori. La protesta evidenzia così una fragilità dell’intero sistema economico: senza trasporti efficienti e sostenibili, anche le altre attività produttive entrano in difficoltà.
I controlli del Viminale e il confronto con il Governo
Nel frattempo, il Viminale ha intensificato i controlli sui presìdi. Secondo i dati diffusi a livello nazionale, sono state identificate 1.339 persone, 71 denunciate e 242 sanzionate amministrativamente. Numeri che non riguardano esclusivamente la Calabria. La minaccia velata, ma non troppo, è il sequestro del mezzo di lavoro, il camion. La tutela della circolazione e la continuità dei rifornimenti sono esigenze importanti, ma resta necessario distinguere le legittime rivendicazioni dalle eventuali violazioni commesse durante le proteste. Anche le possibili conseguenze sui mezzi devono essere valutate sulla base delle norme applicabili e delle singole contestazioni. Ora l’attenzione è rivolta al 27 ottobre, quando è previsto il confronto con il ministro Salvini. Gli autotrasportatori attendono risposte concrete sulle richieste presentate. La sospensione del fermo da parte di Fedralog non cancella, però, il malcontento di chi continua a presidiare le strade.
La vicenda calabrese non può essere archiviata con l’annuncio della sospensione del fermo da parte di una singola organizzazione. La presenza dei manifestanti ai presìdi racconta una situazione ancora aperta, nella quale le difficoltà economiche delle imprese si scontrano con le esigenze di cittadini e attività produttive.
La soluzione non può consistere soltanto nel ripristinare la circolazione: occorre affrontare anche le ragioni che hanno portato alla protesta.




























