Da Albi a Carlopoli la prima escursione lungo il sentiero del monachesimo della Sila piccola, per concretizzare un gemellaggio tra le due località silane in nome di due grandi personaggi “San Falco a Gioacchino da Fiore”.
Nutrita l’adesione di turisti ed escursionisti che non si sono lasciti scappare l’occasione per trascorrere una giornata speciale e conoscere un nuovo percorso ambientale-turistico sulla strada del Santo e del grande filoso calabrese. A promuovere l’iniziativa, è stato Eugenio Attanasio, presidente della “Cineteca della Calabria” autore di un importante lavoro sul cammino di Gioacchino da Fiore, iniziativa supportata dal colonnello Nicola Cucci del Reparto Carabinieri Biodiversità di Catanzaro e dal comune di Carlopoli.
Lo scopo dell’escursione, ha fatto sapere l’organizzazione, è quello di recuperare momenti significativi della storia del monachesimo italo-greco, unendo simbolicamente alcuni dei monasteri più importanti come Peseca (Albi) e Corazzo (Carlopoli) e passando per la Cella di S. Nicola dove sorgeva un altro monastero basiliano del IX secolo. Il gruppo degli escursionisti, guidati da Franco Primiero e Antonio Mancuso del Reparto Carabinieri Biodiversità di Catanzaro, persone affidabili e sicure, è stato accolto da Salvatore Tozzo, vice sindaco di Magisano, che ha illustrato la storia di San Falco e dell’Abbazia di Peseca.
Itinerario: partenza nella mattinata dall’Abbazia di Peseca, si è inoltrati lungo il sentiero detto “del monachesimo”, ed attraversato le vallate del Litrello e dell’Alli, il gruppo è arrivato nel tardo pomeriggio all’Abbazia di Corazzo, accolti da Antonio Mangiafave del Progetto Gedeone che ai novelli pellegrini ha offerto un rinfresco a base di frutta. La simbolica conclusione del viaggio a Corazzo, si legge in una nota, è da collegare che il teologo illustre, Gioacchino da Fiore, può considerarsi un continuatore dell’opera dei monaci basiliani, che fondarono numerosi luoghi di culto e preghiera in tutto il comprensorio silano e calabrese.
Un modo ecologico e alternativo per conoscere straordinari paesaggi della Sila e la storia del monachesimo, alla quale dobbiamo tanti toponimi, nella quale giacciono nascosti nei boschi importanti vestigia della prima grande antropizzazione dell’altopiano silano. Gli itinerari del monachesimo e quelli gioachimiti, conosciuti molto bene anche all’estero, possono diventare degli attrattori formidabili per il turismo montano, troppo spesso abbandonato a sé stesso. “I pellegrini” con la loro presenza e percorso l’itinerario hanno esternano il loro grande amore per la terra natale, ammirato in tutti i suoi aspetti e con grande passione il fascino di questi luoghi ricchi di suggestioni e bellezze.
Percorrere questi sentieri, alcuni inesplorati e come entrare nelle terre della storia. Un tuffo, una riscoperta di sentieri, archeologica, storia, leggende, cultura, agricoltura e tradizioni, che caratterizzano luoghi di grande fascino. Antonio Mancuso, del Centro Visite “Antonio Garcea” del Corpo Forestale dello Stato oltre ai ringraziamenti ha detto << il percorso di circa 30 km è molto affascinante ed ha gratificato tutti i partecipanti nonostante un pò di stanchezza – ed aggiunge – sicuramente da ripetere>>.
Per Agazio Mellace <<un cammino, molto interessante per gli aspetti culturali esposti da esperti del contesto. Itinerario fantastico ed avvincente, insolito, a volte alla ricerca di soluzioni, alquanto impegnativo, 30 km circa percorsi con un gruppo di persone interessanti e positive nelle peculiarità. Con, al termine, a Carlopoli, una sosta molto ben gradita da tutti. Un grazie sentito a tutti gli organizzatori>>.































