Una riflessione postuma sugli “anni di piombo” attraverso le storie intergenerazionali dei tre personaggi principali e la memoria trascritta dal primo dei tre che, come suggerivano i Romani antichi, si affida allo “scripta manent” per mantenerla in vita. E allora prende carta e penna e con lo strumento della scrittura lascia una traccia intellegibile della sua vita, dei suoi errori, della sua redenzione.


Il nuovo romanzo di Corrado Plastino, L’uomo che torna dal buio (Officine Editoriali da Cleto, 2026), è stato presentato lo scorso 17 maggio, nell’Officina della cultura di Soveria Mannelli, di domenica pomeriggio, in una sala strapiena.
A introdurre l’incontro è stato l’editore Marco Marchese che ha tra l’altro rievocato la data di nascita della sua giovane casa editrice, il 2019, con un’immagine poetica: «Ho ritrovato un post-it giallo chiuso in un cassetto da trent’anni e che si ingialliva sempre di più per il passare del tempo. C’era scritto sopra: “fondare una casa editrice” e così ho fatto».


Il sindaco Michele Chiodo, nei suoi saluti istituzionali, ha fatto notare come la sala gremita e la presenza di molti giovani siano una forma di omaggio a Corrado Plastino che, da insegnante in una scuola locale, «ha saputo entrare nel tessuto sociale di questa comunità con le sue innumerevoli attività culturali, come il Teatro-Scuola che ogni anno affronta temi importanti».
È poi toccato a don Roberto Tomaino, che è stato uno dei primi studenti di Plastino e ricorda ancora una sua lezione in occasione del Giorno della Memoria, parlare più diffusamente del libro, analizzandone uno a uno i personaggi e cogliendone il “punto chiave” in una frase che pronuncia uno di loro: «Noi siamo fatti per vivere».


Chiara Pascuzzi ha letto alcuni frammenti dal libro per commentarli successivamente con l’Autore che ha risposto così a una sua domanda sull’incipit, in cui il protagonista afferma di non voler scrivere un romanzo, ma poi in effetti lo scrive: «Marco è un rifiuto. Chi può aspettarsi che possa scrivere qualcosa, che possa aver avuto una vita? La copertina del libro rende bene l’idea della storia. Marco lascia sulla sua panchina di clochard i suoi fogli scritti ma non si aspetta niente. Non si aspetta che la sua testimonianza venga raccolta, come poi sarà fatto da Andrea».
Infine, Plastino riassume così il senso dei tre personaggi principali presenti nel romanzo: «Marco è la scelta sbagliata. Andrea è la vita dedicata a un ricordo mitizzato. Kevin, un giovane d’oggi, è la speranza».
Raffaele Cardamone




























