Chi, a cavallo tra le province di Catanzaro e Cosenza, non conosce la Gurna di Caronte? Una vasca naturale di acque sulfuree incastonata ai piedi del Monte Elia, nel cuore del massiccio del Reventino, a circa duecento metri dagli storici stabilimenti termali di Caronte.
Negli ultimi mesi, precisamente a febbraio, a causa delle abbondanti precipitazioni che hanno colpito la regione, la “Gurna” ha subito alcuni danni e l’accumulo di sedimenti provenienti sia dalla piena naturale del vicino torrente sia dai sedimenti minerali provocato dalle acque termali.
L’intervento di ripristino, eseguito con attenzione e nel pieno rispetto dell’ambiente, ha consentito di restituire piena funzionalità a questo prezioso gioiello naturalistico, punto di riferimento per residenti, escursionisti e visitatori provenienti anche dall’estero.


Oggi la “Gurna” è nuovamente accessibile e pronta ad accogliere i suoi visitatori. Un luogo fuori dal tempo, intriso di storia, fascino e leggende, meta consigliata da chi ha già sperimentato la sua atmosfera quasi magica.
Immersa nella vegetazione selvaggia della macchia mediterranea, la vasca naturale è delimitata da caratteristici muretti in pietra che incorniciano le acque sulfuree fumanti. Poco distante scorre il torrente Bagni, con una gelida cascatella che offre ai più temerari l’esperienza rigenerante del contrasto caldo-freddo.
L’ambiente circostante, tra alte palme e una gola naturale che abbraccia la vasca, regala scenari suggestivi e quasi fiabeschi, soprattutto nelle notti stellate, quando i bagni notturni si trasformano in autentici rituali di pace e silenzio e assoluto relax.
L’accesso alla “Gurna” è libero e continuo, 24 ore su 24, in ogni stagione dell’anno. Una vera alternativa “nature” alle terme attrezzate, ideale per chi desidera immergersi nella natura allo stato puro, senza rinunciare ai benefici delle acque termali.


Origini antiche e leggende immortali
La “Gurna” si inserisce nell’area naturalistica del Parco Mitoio, dove le acque termali sono note e apprezzate sin dall’antichità. Documenti storici come la Tabula Peutingeriana e l’Itinerarium Antonini testimoniano infatti la presenza, già in epoca romana, della statio di Acquae Angae, attiva almeno dal II secolo d.C.
Secondo alcune fonti storiche, anche Roberto il Guiscardo avrebbe sostato qui nel 1056 insieme alle sue truppe per recuperare le energie dopo le campagne militari, ulteriore conferma della fama terapeutica di queste acque ben prima della nascita dei moderni stabilimenti.
A rendere ancora più affascinante questo luogo contribuisce anche la leggenda omerica, supportata da suggestioni storiche e da alcuni indizi archeologici. Si narra infatti che fu la sirena Ligea, la “Melodiosa”, a lasciare qui la propria impronta mitologica. Dopo aver fallito nell’incantare Ulisse, la sirena avrebbe trovato quiete eterna sulle sponde dell’antica Terina, nelle acque del fiume Ocinaro, molto probabilmente l’attuale torrente che lambisce Caronte. Queste acque, secondo la leggenda, avrebbero assorbito le ultime energie di Ligea trasmettendo alle acque di questo territorio un alone di mistero e poteri benefici.
Oggi la “Gurna” di Caronte viene curata e custodita con dedizione dagli abitanti della frazione termale, che la considerano un simbolo identitario e un patrimonio da preservare. La loro opera volontaria di manutenzione e tutela permette a chiunque di godere di questo scenario unico, dove le acque a circa 40°C, ricche di zolfo e minerali, offrono sollievo al corpo e alla mente: favoriscono la respirazione, distendono la muscolatura, migliorano la salute della pelle e generano un profondo senso di benessere.
La “Gurna” non è soltanto un luogo di cura, ma un ponte tra storia, mito e natura, un frammento autentico e incontaminato di Calabria che continua a vivere grazie alla passione di chi lo ama, lo custodisce e lo protegge.




























