Stefano Rodofili, giovane poeta e soveritano doc, ha colpito ancora, facendo apprezzare la cultura e la creatività calabresi nell’estremo nord dell’Italia, non sempre propenso a riconoscere le qualità dei meridionali.


Al premio per la miglior poesia dialettale ricevuto un anno fa a Biella, città in cui Stefano vive attualmente per motivi di lavoro, ha aggiunto quest’anno una Menzione d’Onore per la sua poesia Ti ho vista nella sera, nel concorso “Premio Internazionale di Poesia Città di Varallo” 2026. E Varallo è appunto un altro comune piemontese che si trova quasi al confine con la Svizzera ed è vicino a Biella.
«È stata una bella manifestazione», come ha riferito semplicemente Stefano, per giunta presentata dalla nota attrice, cantante e conduttrice televisiva Elisabetta Viviani, e dall’editore Euro di Luzio titolare della casa editrice Otma2 Edizioni, che ha anche pubblicato una breve antologia con le poesie premiate e menzionate.
E soprattutto con una commissione esaminatrice di tutto rispetto, composta da Marta Dellavedova, dalla poetessa Rosa Rampulla, Alessandro Sgamma, Liberata Sinni, e dal presidente di giuria poeta Luca Stecchi.
Questa la poesia premiata:
Ti ho vista nella sera
di un tempo passato
menar la via solente
per rientrare a casa.
Il treno dei ricordi
vola su binari freddi,
recesso dalla massa
sbuffa vapore nero.
La tua giacca di seta
umile nelle movenze
sgualcita dal tempo
ora defunta nel comò.
I tuoi occhi marroni
come tabacco forte
le tue piccole mani
le tue gambe stanche.
Recavi addosso dolci
sorrisi pietrificanti che
col viso da balestra
scagliavi come frecce.
Mi colpisti lì, al centro.
Sotto lo sterno piatto
dove il sangue giunge
e mena su per il corpo.
Non facesti tanto male
nell’incantesimo fatale
e ricordo quegli attimi
con incantevole piacere.
Sovente ricordo i gesti,
gli sguardi mai schivi
concessi all’occhi miei,
i tuoi solitissmi cliché.
E nei giorni come questi
confesso che mi manchi
come una rondine che fa
il nido al muro e vola via.
Una poesia intimista, questa di Stefano, come spesso gli accade, fondata sulla memoria di un momento, che si chiude con una metafora che raccoglie in sé tutto il peso dell’assenza, della precarietà di un incontro, apparentemente fortuito, forse voluto da un destino che però passa subito come sabbia tra le dita e lascia come unica traccia qualche granello che chiamiamo ricordo.
Raffaele Cardamone



























