

La lingua italiana è un’opera d’arte e ha tanti registri linguistici che sanno toccare le corde del cuore. Della bellezza e utilità dell’idioma del Bel Paese si è parlato il 2 gennaio 2026 nella Città di Sersale, dove ha avuto luogo nella sala consiliare la presentazione del saggio “Siamo fatti di parole” del docente di lettere di Petronà Enzo Bubbo.
L’incontro con l’autore è stato moderato, con spiccate capacità d’eloquio, dal giovanissimo dottore in lettere Enrico Lia ed è stato inserito nel cartellone delle iniziative natalizie, promosso dall’Amministrazione comunale sersalese.
Il primo cittadino di Sersale Carmine Capellupo ha sottolineato che “investire in cultura e sulle valorizzare le risorse umane è una priorità nel paese pedemontano. E Siamo fatti di parola è un’opera che non va sottovalutata scritta da chi ha un bellissimo rapporto con la Città di Sersale.”
Come suole fare il saggista petronese Enzo Bubbo, non c’è stato spazio per i monologhi, la settima presentazione di Siamo fatti di parole è stata dinamica e multisensoriale con l’utilizzo di canzoni, video e significative letture e drammatizzazioni degli studenti del liceo scientifico di Sersale, rappresentati dalle studentesse Agnese Ricca e Anya Scalzi.
Enzo Bubbo, nell’omaggiare l’edificante figura del preside, storico e scrittore Fiore Scalzi di Petronà, ha stigmatizzato il rapporto spesso conflittuale tra italiani e la grammatica: “Da un’ultima indagine condotta da Libreriamo è emerso che sette italiani su dieci hanno problemi con la grammatica. Un dato da contrastare trovando quelle parole che indicano le cose meglio di altre. La grammatica non è noia, ma è un’opera d’arte piena di bellezza, va solo saputa svelare. Non è un caso se la lingua italiana ha 80 milioni di studiosi fuori dai confini nazionali”.
In un clima di commozione profonda, la manifestazione culturale, per asserita volontà dell’autore del testo edito da Officine editoriali da Cleto, è stata dedicata a Giuseppe Borelli morto pochi giorni prima di Natale a soli 43 anni: lascia non solo un vuoto incolmabile nella Città di Sersale, ma anche tante impronte di umanità.




























