Nei giorni scorsi a Cosenza si è tenuta la programmata presentazione del Dizionario Etimologico del Dialetto Mandatoriccese. Raccolta di Parole Perse, con Proverbi, Modi di dire, Soprannomi e Note storiche di Mandatoriccio, compilato da Franco Emilio Carlino, Socio Corrispondente dell’Accademia Cosentina, Socio della Deputazione di Storia Patria Per la Calabria e Componente del Comitato Scientifico dell’Università Popolare di Rossano. L’incontro, ha avuto luogo nel Terrazzo della Casa Editrice L. Pellegrini alla presenza di un qualificato pubblico interessato al dialetto e al vernacolo. I lavori sono stati magistralmente coordinati dal giornalista Francesco Kostner che dopo aver tracciato uno breve profilo dell’autore ha affidato la relazione della serata al prefatore del Dizionario prof. Pierpaolo Cetera. I lavori si sono poi sviluppati con il dialogo tra il giornalista e l’Autore, il quale ha avuto così modo di trattenersi sulle motivazioni che lo hanno portato a compilare il Dizionario. L’autore ha poi dissertato sulle finalità e sulla struttura del testo.
È intervenuto nel dibattito Francesco Talarico responsabile dell’Associazione ‘U hoculàru. Nell’insieme ne è scaturito un proficuo scambio di opinioni che hanno portato a sostenere come in tempi di comunicazione globale e linguaggi uniformati, tornare a un dialetto può sembrare un gesto nostalgico. Il lavoro di Franco Emilio Carlino, dedicato alla parlata di Mandatoriccio, dimostra invece il contrario: il dialetto non è una reliquia, ma un progetto culturale consapevole.
Il suo dizionario nasce da un’idea chiara: restituire dignità scientifica e valore civile a un patrimonio linguistico locale attraverso l’etimologia, la ricerca storica e la sistemazione lessicografica. Non un’operazione sentimentale, ma una rigorosa ricognizione culturale che assume anche una funzione etica: conservare, trasmettere e rendere nuovamente abitabile una lingua.
Il dizionario come strumento attivo. In quest’opera il dizionario non è pensato come semplice archivio, ma come strumento dinamico, destinato all’uso e alla continuità. Carlino costruisce un repertorio agile nella consultazione ma completo nei contenuti, affidandogli implicitamente un compito: evitare che la lingua dialettale venga dispersa e, al contrario, proiettare questo patrimonio in una prospettiva futura.
Una prospettiva tutt’altro che astratta. Se da un lato la globalizzazione tende a ridurre la varietà linguistica, dall’altro si assiste a una rinnovata attenzione verso le parlate locali. Giovani poeti e sporadici narratori tornano a “reinventare” la lingua madre, segno che il dialetto non è confinato al passato, ma può ancora generare espressioni nuove.
Linguistica, storia e filologia. Il volume si distingue anche per la sua solidità scientifica. L’ampia introduzione storico-locale ricostruisce la vicenda del borgo di Mandatoriccio dalla fondazione seicentesca fino alla seconda metà del Novecento, fornendo il contesto necessario alla comprensione della lingua.
Seguono approfondite analisi linguistiche che collocano la parlata mandatoriccese nell’area dei dialetti della Calabria Ultra, a partire dall’isoglossa catanzarese. Le osservazioni fonologiche – come la presenza del suono hf distinto dalla f intervocalica – e le riflessioni glottologiche, sviluppate su circa sessanta pagine, si inseriscono nel solco della grande tradizione di studi, con espliciti richiami a Gerhard Rohlfs.
Il glossario, cuore dell’opera, è arricchito da appendici che aprono a interessanti considerazioni di carattere demologico e antropologico.
Un dialetto nato dal movimento. Tra gli elementi più originali della ricerca emergono due questioni centrali. La prima riguarda l’origine geo-linguistica della parlata. Carlino collega la formazione del dialetto mandatoriccese agli eventi sismici del 1636-38, che portarono allo spostamento di una parte della popolazione di Scigliano nel nuovo casale voluto dal feudatario Teodoro Mandatoriccio.
In questo processo – segnato da esigenze economiche, politiche e solidaristiche – si sviluppò un modello urbanistico lineare, con il castello e la chiesa matrice come fulcri simbolici e sociali. Una comunità composta da contadini e artigiani diede vita a un’esperienza di convivenza tra gruppi di diversa provenienza: un raro esempio di dialetto trapiantato, nato dal movimento e non dalla stasi.
Una tradizione ancora da scoprire.
La seconda pista di ricerca riguarda la dimensione letteraria. La menzione dell’autore Pasquale Spataro apre uno scenario ancora poco esplorato: quello della produzione in vernacolo calabrese nei contesti dell’emigrazione mandatoriccese, dalla Germania alle Americhe. Un patrimonio culturale largamente ignorato, che meriterebbe studi sistematici.
Il dizionario di Franco Emilio Carlino si colloca così ben oltre i confini della lessicografia locale. È un’opera che interroga il rapporto tra lingua e identità, tra storia e territorio, tra memoria e futuro, dimostrando che il dialetto può essere ancora oggi una forma alta di conoscenza e di impegno civile.
Franco Emilio Carlino




























