In ordine di tempo è il ventiduesimo contributo offerto alla ricostruzione storica di un territorio del Reventino-Savuto. Oggi il mio viaggio tra libri, carte, documenti e web mi conduce a Platania un grazioso borgo della provincia di Catanzaro. Dal greco Πλατανιά (Platania), il suo nome emerge inizialmente dalla consultazione dei registri Angioini pertinenti gli anni 1269-1270.
Fascicoli destinati, a quei tempi, alla raccolta di dati, annotazioni di carattere amministrativo contabile, finanziario, anagrafico e giuridico, all’interno dei quali si faceva riferimento all’esistenza dei casali di Platania, precedentemente di proprietà di un tale Gregorio di Romania e che in seguito, con il sopraggiungere degli Angioini, finirono nei possedimenti di Egidio d’Apard, un nobile, di palese stirpe francese. Per di più, va rilevato, secondo le diverse informazioni storiche, che nel corso degli infausti avvenimenti della seconda guerra mondiale la maggior parte dei registri sopra citati venne smarrita, per cui al momento diventa anche del tutto impossibile ricostruire la storia dei suddetti casali come si dovrebbe, se non facendo ricorso a quanto già riportato dai molteplici autori che nel tempo si sono misurati nel farlo attraverso le loro ricerche e che in qualche modo oggi risultano le uniche e preziose fonti di riferimento. Quello che, pertanto, cercherò di fare anche in questo caso è raccogliere le diverse informazioni su Platania per ricavarne una ricostruzione storica delle sue origini la più fedele possibile.

Un punto fermo da cui partire, in questo vasto panorama di informazioni, lo offre il sito comunale quando afferma che «Resta soltanto il fatto che il nostro comune, all’atto della sua costituzione nel 1811, riprende quel nome antico, sopravvissuto forse per un’atavica reminiscenza, ben conservata sul posto, mentre un altro nome era comparso ed altre vicende si erano svolte in quello stesso posto tra la seconda metà del XVII ed il primo decennio del XIX secolo»1.
A parlare per primo di Platania, ma come villaggio denominato originariamente Petrania, secondo quanto appare dal sito del comune fu il vescovo di Nicastro (1680-1692), monsignor Francesco Tansi, che nella sua relazione ad Limina Apostolorum del 28 febbraio 1685 così annotava: «Da pochi anni si sono aggiunti due nuovi centri rurali e cioè Petrania e S. Pietro Apostolo. […] Di Petrania, come già esistente, – è scritto sempre nel sito del comune – fa cenno anche il documento redatto dal notaio Ignazio Giovannetti datato 16 giugno 1686, con il quale viene sancita la nascita del casale nuovo di S. Angelo, per concessione di Luigi d’Aquino, principe di Castiglione a tredici famiglie di massari e coloni provenienti da Nicastro e dal suo distretto. È appena il caso di notare che il nome Petrania è di evidente origine greca ed il suo significato (nuova Petra) fa sì che questo villaggio possa in qualche modo essere collegato con l’agglomerato rurale di Pietra che sorge nelle vicinanze e le cui origini risalgono alla seconda metà del XVI secolo»2.
Relativamente a tale periodo il vasto territorio di Nicastro fu interessato da una profonda crisi demografica e da una forte emigrazione verso l’interno. La popolazione continuava a spostarsi verso le alture collinari vicine alla ricerca di più fortunate condizioni di vita, influendo, pertanto, sulla stessa fondazione del nuovo casale di Platania. In relazione si riscontra una interessante nota di Francesco Campennì e Fausto Cozzetto che così articolano: «[…] Come conseguenza della crisi demografica, i due poteri forti del lametino, il feudatario e il vescovo, nel corso della metà del Seicento si ritrovarono nelle condizioni di doversi contendere la poca manodopera disponibile, e il vescovo lamentava che «i campi sono deserti ed incolti perché mancano i coloni e i pascoli non si riesce a venderli né a fittarli […]. La mensa episcopale ha scarsi redditi perché non riesce a trovare chi coltivi la terra». L’esodo della popolazione dell’hinterland nicastrese verso centri vicini e, più specificatamente, verso i rilievi collinari e montagnosi della catena paolana alla ricerca di condizioni di vita più salubri, si evince altresì dal documento con cui il principe Aloisio d’Aquino, nel 1686, concedeva 12 tomolate di terreno in enfiteusi a 25 capifamiglia che chiedevano di potervi fondare un nuovo casale, poi denominato Platania.
Concessione che si spiega con la volontà del principe di porre un freno alla fuga dei ceti contadini lametini, trattenendoli almeno nell’ambito della propria giurisdizione feudale»3.
Limitatamente alla fondazione del nuovo casale di Platania aggiungo, che essendo questo nato come casale di Nicastro, ne accompagnò anche le diverse vicende feudali prima della famiglia Caracciolo e successivamente dei d’Aquino di Castiglione.


Ancora sull’argomento si segnala la nota del 1691 di padre Giovanni Fiore da Cropani che nella sua importante opera così scriveva: «Il villaggio de’ quali né Barrio, né Maraſioti, ne fanno menzione alcuna, ed io solo dico che Petrania è villaggio di poco popolo; ma celebre per la preziosità de’ semplici che ivi nascono. Così S. Angelo villaggio che tuttavia va crescendo di gente; per esser edificato da pochi in qua dal regnante principe don Luigi d’Aquino; e tutti e due villaggi vanno uniti al suddetto Stato di Nicastro sotto il dominio dei principi di Castiglione della famiglia d’Aquino»4.
Qualche anno più tardi, nel 1703 ad interessarsi della cosa fu Gio. Battista Pacichelli che nel descrivere e menzionare i luoghi del contado di Nicastro, quasi a sostenere quanto già affermato dal Fiore, annotava che questo ne comprendeva molti altri, tra i quali «Zangarona abitata da Greci, che vennero già a tempi del rè Ferdinando dal braccio di Maina, e dall’Albania. Quivi è una cava di marmi di color verde muschio, e ‘l luogo è numeroso d’intorno à settecento abitatori, e quasi altrettanti ne faranno unitamente, Petrania, e Sant’Angelo, luogo ultimamente fatto colà riedificare dal sovra mentovato principe D, Luigi d’Aquino»5.
Intorno alla metà del XVIII secolo a confermarne l’esistenza dei due villaggi Petranium ed Angelum fu anche Tommaso Aceti nelle sue “Annotazioni al Barrio” del 1737, «In diocesi Neocastr Sunt quoque in agro Neocastrensi vici Zangaronum, Petranium, Angelum, Serrasticta, Amatum, e Milliarina»6.
Quanto sopra viene ulteriormente rinsaldato, come si legge sul sito del nostro portale, dal prof. Benito Paola, secondo il quale da un’altra relazione ad Limina Apostolorum del luglio 1769, questa volta compilata da monsignor Paolino Pace, anche lui vescovo
di Nicastro, si ricava con precisione che il villaggio di S. Angelo aveva assunto il nome di Petrania, mentre a valle dello stesso stava l’antica Petrania, risaputa soprattutto per il piccolo edificio sacro conosciuto come chiesa della Madonna del Riparo, ancorata alla nascita del primo villaggio, ormai abbandonato e in rovina.
Ed è sempre lo stesso presule monsignor Paolino Pace, – riporta ancora il prof. Paola – che nel suo rapporto così scrive: «alla data della sua visita, svoltasi dal 12 al 15 luglio del 1769, gli abitanti sono 902, che la parrocchia di S. Michele Arcangelo è stata istituita dal vescovo monsignor Nicola Cyrillo nel 1706, che la chiesa parrocchiale (a tre navate ed a croce latina), i cui lavori risultavano interrotti dal 1763, è ancora alla data del 15 luglio 1769 in corso di costruzione e sarà completata, infatti, quanto all’opera muraria nel 1776»7.

In questa fase, seguendo ulteriormente, quelle che sono le informazioni del prof. Benito Paola, inoltre, veniamo a conoscenza che «occorreranno, invece, ancora altri cinquant’anni perché la chiesa parrocchiale venga completata anche nel suo corredo iconografico; ce lo documentano le date riprodotte accanto agli affreschi di pregevole fattura che adornano le vele della cupola della navata centrale e la cupoletta della navata destra, tali date riportano, infatti, tutti gli affreschi citati ai primi due decenni del XIX secolo. Lo storico vibonese Francesco Adilardi c’informa, a sua volta, che il villaggio di Petrania “si onora delle sue chiese, S. Michele Arcangelo (parrocchiale), Purgatorio e Beata Vergine del Riparo”, ma non ricorda la chiesa dell’Immacolata che, iniziata ad opera dell’omonima confraternita nel 1801, non era stata forse ancora completata. Lo stesso storico, scrivendo nel 1838, ci dà notizia che nel 1804 il popolo di Petrania giungeva a circa 1.500 abitanti, i quali nell’anno in cui scriveva la sua Storia, il 1838, appunto, erano diventati 2.455.
Le vicende storiche del nostro paese hanno interessato Platania. Un dispaccio del generale francese Verdier ci informa, ad esempio, che nel marzo del 1806 nelle immediate vicinanze del villaggio di Petrania un battaglione del VI reggimento francese al comando del colonnello Doufour si scontrò con gli insorti anti francesi disperdendoli, e che il paese stesso divenne un vero e proprio campo di battaglia»8.
Per avere informazioni su Platania, dalle poche case diroccate e le altre lesionate, bisogna aspettare il 1783 quando a parlarne fu Giovanni Vivenzio all’interno di una sua trattazione sullo Stato di Nicastro interessato dal terremoto, che così articolava: «Stato di Nicastro. Nicastro, Platania, Zangarona, S. Biagio. Il Tremuoto cagionò poco danno nello Stato di Nicastro, non essendovi patite, che alcune case di persone povere, e molte lesioni negli altri Edificj»9.
Lo stesso Vivenzio sull’argomento vi ritornò, cinque anni dopo, nel 1788 attraverso una descrizione più corposa e articolata nella quale scriveva dell’intera provincia sostenendo che questa conteneva “otto città regie, ventisei baronie, due feudi del convento di S. Domenico Soriano, due della mensa arcivescovile di Reggio, ed uno di S. Nicola di Bari; otto marchesati, tra i quali menziona Platania, sette ducati, due contadi e sette principati”. (continua)
di Franco Emilio CARLINO, Socio Corrispondente dell’Accademia Cosentina
Bibliografia
1 http://www.comune.platania.cz.it/index.php?action=index&p=76.
2 Ivi, cit. p. 230.
3 F. Campennì; F. Cozzetto, L’identità forte. Società e istituzioni nell’età moderna, in Lamezia Terme: storia, cultura, economia, F. Mazza (a cura), Volume 11, Le Città della Calabria, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2001, p. 117. [Citata in V. Villella, L’origine di Platania, in «Città», ottobre 1987, p. 44; Cfr. ibidem. Villella sostiene che l’esodo dei contadini del lametino si era diretto verso Amato, Gizzeria e Vena di Maida; altre famiglie alle falde del Reventino erano fuggite al di là dell’altopiano di Decollatura dando origine a Carlopoli. Sulla vicenda della nascita di Platania cfr. altresì P. Bonacci, Notizie astoriche su Platania, in «Città», maggio 1989, pp. 44-46: P. Ardito, Spigolature storiche…, cit., p. 150 sgg.].
4 Padre G. Fiore da Cropani, Della Calabria Illustrata Opera varia istorica, Tomo I, Dom. Ant. Parrino e Michele Luigi Mutij, 1691, p. 126.
5 Abate G. B. Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici provincie. Opera postuma divisa in tre parti, Stamperia Dom. Ant. Parrino, Napoli 1703, p 89.
6 T. Aceti, in Gabrielis Barrii Francicani De Antiquitate & Situ Calabriae, Libros Quinque, Prolegomena, Sertorii Quattrimani Patricii, Ex Typorapya San Michaelis ad
Ripam Sumtibus Hieronymi Mainardi, Romae MDCCXXXVII, p. 132.
7 B. Paola (a cura), in https://uhocularu.wixsite.com.
8 B. Paola (a cura), Ivi, cit. p. 235.
9 G. Vivenzio, Istoria e Teoria de’ Tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria e di Messina del MDCCLXXXIII, nella Stamperia Regale, Napoli MDCCLXXXIII, p. (1) CCCXX; G. Vivenzio, Istoria De’ Tremuoti Parte II Avvenuti nella Provincia della Calabria ulteriore e nella Città di Messina nell’Anno 1783, Volume I, nella Stamperia Regale, Napoli MDCCLXXXVIII, pp. 145, 249.

























