Fra un paio di giorni riprenderanno i vari campionati di calcio delle categorie inferiori e torneranno in campo tutte le compagini del comprensorio. Anche il girone E della Terza Categoria sarà di nuovo sul rettangolo con un big match molto, molto interessante tra Serrastretta (capolista) e Invictus Academy 24 che insegue al 4° posto a 4 lunghezze, quindi ancora pienamente in gioco per la promozione diretta.
Qualche somma si comincia a tirare in casa gialloverde e, approfittando della sosta natalizia, è maturata anche qualche riflessione tra i componenti della dirigenza. Così, il responsabile del sodalizio, Vincenzo Falvo, ha voluto che raccogliessimo il suo pensiero e il suo appello, visto che, oltretutto, stiamo seguendo gli incontri dei ragazzi allenati da Giacinto Cerra sui nostri canali social in diretta la domenica.
Falvo, allora, si sta per concludere il girone d’andata di questo secondo campionato che la tua squadra disputa. Il bilancio com’è?
“Beh, direi positivo. Siamo ancora lì a giocarcela – se parliamo dell’aspetto meramente agonistico – con le prime, ma se estendiamo il ragionamento ad altro, debbo amplificare notevolmente il mio entusiasmo poiché si è creato un bellissimo gruppo e i ragazzi sono attaccati alla maglia e pienamente coinvolti nel progetto. Però, a smorzare un po’ questo clima c’è un velo…”
In che senso?
“Spiego. A fine estate, dopo la decisione della dirigenza dell’Audace Decollatura di non iscrivere la squadra al campionato (vedi articoli pubblicati su ilReventino.it) abbiamo chiesto alla sindaca Perri di poter utilizzare il campo comunale per la disputa degli incontri ufficiali e ci è stato concesso. Niente di strano, certo. Riempire la piazza calcistica della domenica dove il calcio non c’è fa sempre bene, soprattutto allo sport. Il concetto che mi preme, però, esprimere, è legato al fatto che l’Invictus Academy 24 nasca dall’idea di amici di Decollatura, insieme a qualcuno di Lamezia, di creare una realtà che facesse crescere i ragazzi del territorio. Questo progetto, viste le difficoltà oggettive dei nostri paesi in termini di risorse umane, ha attratto più di un ragazzo di Decollatura che, fino a quel momento (2024 ndr) aveva girovagato in varie società ad aggregarsi. Il risultato? Ben 11 elementi, cioè, un’intera squadra di calcio, hanno aderito. Questo cosa significa: avere giovani del luogo, che giocano la domenica a Decollatura e dunque, pur non indossando la casacca dell’Audace, siano meritevoli di attenzione da parte della gente del luogo”.

Ad onor del vero, nelle ultime partite, genitori e famiglie a parte, il pubblico neutrale è cresciuto.
“Sicuramente il fatto di giocare a Decollatura ha suscitato un po’ di curiosità, ma un po’ poca se pensiamo che tra i titolari della nostra squadra ci sono l’ex capitano dell’Audace, Torchia e il suo gemello, Tomaino, che circa tre anni fa fecero sfracelli portando l’Audace in Prima Categoria. E poi tanti giovani tornati da altre esperienze come, ad esempio, Luca Floro e ancora giovanissimi come Fazio, Serò che ha esordito poche settimane fa, Zani e Anania, anche loro provenienti da altri settori giovanili. E aggiungo che, al di là del fatto che le loro performances non vengano adeguatamente supportate dagli spalti, è un peccato, senza alimentare ulteriori polemiche che non avrebbero più senso, che gli stessi e anche altri, non siano stati considerati in un eventuale progetto presente e futuro. Forse ci sono troppe fazioni nello stesso contesto sociale e non si riesce ancora a trovare un punto d’incontro”.
Forse…Per dirla con un famoso allenatore, la chiesa non è al centro del villaggio o ci sono troppe chiese calcistiche?
“Potrebbe essere. Decollatura ha avuto già in passato divisioni sportive che alla lunga si sono rivelate controproducenti. Credo ci sia bisogno di maggiore unità nel paese, poiché qui non c’è, come in altri contesti, l’appoggio economico dell’imprenditoria locale e bisogna fare quadrato per far fronte a certe lacune. Il messaggio che voglio far passare è questo: invitare i decollaturesi a seguire i ragazzi locali, non per la nostra società, ma per loro. Che giochino per l’Invictus o per altre squadre, poco cambia. Ritengo, per una salvaguardia del patrimonio sportivo e calcistico di Decollatura, che, al di là del nome che porta, sia meglio avere un team fatto di giovani del luogo, piuttosto che una squadra con un solo elemento e tutta gente che con il paese non centri nulla”.



























