«Col mio cuore in quella piazza / Tieni a mente Tienanmen» cantava con rabbia Piero Pelù nel lontano 1989. La canzone era Il vento, inclusa nell’album live “Pirata” della sua band, i Litfiba. E il loro pezzo di musica rock non era certo di un genere che avrebbe potuto trovare posto nella cartella 000 Musica per Testedicazzo della capa Clara, una compilation di musica classica, da Chopin in poi, che fa scoprire ai suoi amici cui è bonariamente rivolto l’epiteto.


Ma certamente lei, in quanto capa, li avrebbe approvati i versi di quella canzone rock, conoscendo la passione o, ancora di più, l’ossessione dell’amico Paolo per quell’immagine. Proprio quella che abbiamo tutti stampata nella mente. Quella in cui il giovane in camicia bianca, che regge un sacchetto di plastica in una mano, riesce a fermare una colonna di carri armati, quasi ballando davanti al primo carro della fila che cerca di scartarlo, mentre lui, con movimenti rapidi e coordinati, si rimette sempre in traiettoria, sfidando i suoi cingoli, senza paura, con apparente disinvoltura.
E la foto di Piazza Tienanmen, famosa in tutto il mondo, è anche il filo rosso, come la copertina dei Pensieri di Mao, che attraversa tutto il racconto, il dialogo muto con un passato che ha fatto irruzione nel presente.


Clara e Paolo sono due dei cinque protagonisti del nuovo romanzo di Francesco Pileggi, Balla ancora Tank Man, dato da poco alle stampe per i tipi di Rubbettino. Come nella sua opera prima, Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckembauer (Rubbettino, 2022), a condurre i giochi c’è un gruppo di ragazzini, che nel racconto si scontra con qualcosa che è più grande di loro, di molto pericoloso, proprio come i carri armati di Piazza Tienanmen. Un male meno visibile, meno eclatante, strisciante, ma altrettanto distruttivo.
La loro è una lotta per la sopravvivenza in una Calabria che non lascia troppo spazio alle illusioni, che blocca sul nascere le aspirazioni, che produce una rabbia che quasi sempre resta inespressa. Non in questo caso! Il gruppo comandato dalla capa Clara non ce la fa proprio a stare a guardare mentre qualcuno distrugge il loro futuro, il loro territorio, a cominciare dal campetto di calcio in cima alla montagna Bianca che in realtà è una collina, ma da cui si vedono le isole Eolie e l’Etna. Reagiranno e ne pagheranno le conseguenze, seguendo ciascuno il proprio destino, disperdendosi per il mondo, ma in fondo non perdendosi mai.


Tocca corde delicate Francesco Pileggi, perché chi è stato ragazzo in questa terra potrà immedesimarsi nei gesti e nelle gesta di quei cinque ragazzi protagonisti della storia e della nostra memoria.
«Ma la rabbia fa resistere / E ha scolpito sulla pelle che chi piange riderà» continua a cantare Piero Pelù sulle note forti della sua band. E anche quella di Tank Man e dei cinque ragazzini coraggiosi è una storia di resistenza. Di rabbia che esplode contro la violenza. Una storia in cui ridere e piangere diventano un tutt’uno e i sentimenti sono veri, indelebili, indistruttibili. A prova di cingoli di carro armato.
Raffaele Cardamone




























