Ci sono esperienze che il tempo non cancella. Restano impresse nella memoria, nella pelle e nel cuore. Il Campo Scuola, nato nel 2001 da un’idea di Domenico “Mico” Torchia e Piero Bruni, è una di queste.
Dopo sette anni di pausa, il 3, 4 e 5 luglio 2026, diciannove bambini dagli 8 ai 12 anni hanno vissuto tre giorni che difficilmente dimenticheranno. Una nuova location, i giardini degli antichi Palazzo Mazza e Palazzo Tomaini, messi a disposizione dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Raffaele De Santis, ma lo stesso spirito di sempre: educare attraverso l’esperienza.


Il protagonista continua a essere lui, Mico. Accanto a lui, nuovi amici e volontari che hanno scelto di raccogliere il testimone e di custodire una tradizione che, quasi ogni anno dal 2001, ha fatto crescere intere generazioni. Per tre giorni sono rimasti fuori i cellulari, la tecnologia, i videogiochi e le distrazioni. Al loro posto sono entrati gli sguardi, gli incontri, le relazioni autentiche, le risate, le emozioni. Un tempo prezioso in cui i bambini hanno imparato a stare insieme, ad aiutarsi, a condividere. Le attività hanno alternato formazione e avventura: le lezioni di primo soccorso con Croce Rossa, 118 e Soccorso Alpino e Speleologico della Calabria, il pellegrinaggio a piedi alla Basilica Minore Madonna di Porto, i giochi tra le vie del paese con la ricerca delle mascotte delle squadre e tanti momenti di vita comunitaria. Ma il valore più grande del Campo Scuola non si misura nelle attività svolte. Si misura negli effetti che lascia negli anni. Chi, vent’anni fa, partecipava da bambino oggi torna come educatore. Sono loro a raccontare come proprio durante il Campo abbiano imparato, per la prima volta, a dormire lontano da casa senza paura, a mangiare cibi che avevano sempre rifiutato, a diventare più autonomi e sicuri di sé.


Oggi sono loro a insegnare ai più piccoli che la felicità non ha bisogno di uno schermo, ma nasce da una passeggiata, da un gioco, da una canzone cantata insieme. È il passaggio di una staffetta che continua da oltre vent’anni. Una comunità che cresce senza dimenticare le proprie radici. Un’eredità fatta di tempo donato, di esempio e di presenza. La serata conclusiva, condivisa con le famiglie, è stata il momento più intenso. L’accoglienza riservata a Domenico “Mico” Torchia, storico presidente e anima del Campo, ha raccontato più di tante parole quanto questo progetto abbia significato e continui a significare per il paese. Poi la cena insieme e la musica dei giovani hanno trasformato il saluto finale in una festa. Quello vissuto nel Campo Scuola 2026 è stato qualcosa di unico. Non perché irripetibili siano le attività, ma perché irripetibili sono le persone che, ogni anno, gli danno vita. Sono le esperienze condivise che formano il carattere, insegnano il coraggio, fanno nascere amicizie sincere e accompagnano la crescita. Perché, alla fine, i ricordi più belli non arrivano da uno schermo. Arrivano dalle mani sporche di terra, dai chilometri percorsi insieme, dalle risate, dai canti sotto le stelle e dagli abbracci che, anche dopo venticinque anni, continuano a dire la stessa cosa: il Campo Scuola non è un evento. È una casa che continua ad accogliere, educare e far crescere.






























