Oggi per le mie esperienze gastronomiche sono nella capitale, a Roma, presso il bistrot Golinos in zona Monteverde Vecchio, in via Francesco Bolognesi, dallo chef e maestro Andrea Golino.

Conosco lo chef ormai da anni e non potevo non passare a salutarlo, è stato uno dei miei maestri quando ho deciso di intraprendere il lavoro in cucina, grazie ai suoi insegnamenti e consigli sono cresciuto molto e per questo non smetterò mai di ringraziarlo.
Poi la sua cucina è per me il top, riesce a realizzare dei piatti che ogni volta donano un’emozione diversa, una grande goduria per il palato. Questa volta lo chef Golino mi ha fatto degustare dei piatti fantastici e molto particolari e per questo non potevo non raccontarveli.
Ho iniziato con il maritozzo salato ripieno di tonno cotto a bassa temperatura e abbinato con i peperoni e la cipolla rossa in agrodolce, veramente gustoso, poi presentato in modo perfetto, già mi era venuta l’acquolina in bocca solo alla vista.

Poi ho proseguito con delle polpettone croccanti di bollito accompagnate da una fantastica salsa verde.
Al primo boccone senti la croccantezza della panatura, poi la morbidezza del vitello, e poi il suo gusto è fantastico se sopra ci mettete la salsa verde, l’abbinamento è spettacolare, una delizia per il vostro palato.
Ho proseguito con degli gnocchi al parmigiano e lime con sopra mandorle tostate e polvere di aglio nero. In bocca senti per prima la freschezza del lime che si abbina perfettamente al parmigiano, la loro morbidezza viene contrastata in bocca dalla croccantezza delle mandorle, e poi l’aglio nero, il tocco che rende il tutto piacevole al palato e particolare.

Ho completato con i petali di vitello con salsa tonnata e pane alla paprika. Che dire, una fantastica rivisitazione con il tocco dello chef Golino del vitello tonnè, però con quel tocco particolare e di originalità che contraddistingue lo chef. In bocca era un’armonia di sapori fantastici, poi la croccantezza del pane aromatizzato alla paprika era quel tocco in più. Un’esperienza fantastica da fare ancora, soprattutto perché questa volta ho saltato i dolci che meritavano, ma questo sarà un’altro racconto.
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