Soveria Mannelli – Arriva il momento della pensione e di colpo cambiano le abitudini, è così per tutti i lavoratori, così è stato anche per Giovanni Paola, medico che ha svolto il ruolo di responsabile del Pronto Soccorso dell’ospedale montano di Soveria Mannelli. Tanti anni, un pezzo di vita e tanti ricordi, lo abbiamo raggiunto nella sua Conflenti per farci raccontare qualche episodio.
Si ricorda il primo giorno di servizio presso l’ospedale di Soveria Mannelli, che cosa ricorda, cosa le viene in mente?
<<I miei inizi all’ospedale di Soveria Mannelli risalgono ufficialmente al 1 aprile del 1983 quando trovai una struttura giovane, ricca di entusiasmo e con profili professionali di grande rispetto. Il mio inserimento nei quadri della Medicina Generale fu graduale, ma con l’aiuto di colleghi esemplari (dr. Marasco, dr. Gabriele, dr. Amoruso dr.ssa Persico, dr. Renella e dr.ssa Marotta), di un gruppo infermieristico di qualità, e sotto la guida del primario (dr. Lo Bruno), ho acquisito la giusta formazione per affrontare le enormi responsabilità che la delicatezza del ruolo impone. Ricordo con assoluta vivacità l’esperienza del primo giorno in corsia con il camice bianco, quando avvertivo un sentimento contrastante tra la fiducia nei miei mezzi e l’incertezza di saper trasferire nella pratica clinica tutti gli elementi teorici acquisiti nel corso degli anni di studio. La concentrazione, l’abnegazione al lavoro e l’assiduità nel voler tenacemente apprendere i regimi comportamentali più idonei, sia nella tecnica professionale che nelle relazioni con gli ammalati ed i loro parenti, hanno caratterizzato la prima fase dell’impegno ospedaliero. Le fasi successive hanno rafforzato, negli anni, il mio forte e convinto legame con la struttura dell’ospedale di Soveria Mannelli (ma anche con le popolazioni dei comuni dell’hinterland), avendone vissuto i fasti di un tempo, quando si prospettava un futuro sempre più “aperto” e radioso, fino alla tristezza dell’incertezza attuale, con l’incombente spettro della “chiusura”>>.
C’è stato un caso, un’emergenza che si è dovuta affrontare in modo particolare?

<<Accanto alle soddisfazioni, sempre collegiali, per il “recupero” di pazienti super-critici, che comunque fanno parte della routine lavorativa per una struttura di Pronto Soccorso, quello che è mi è rimasto particolarmente a cuore è stato un pomeriggio di lavoro diventato straordinario per gli effetti di un incidente ferroviario ricadente sul bacino d’utenza dell’ospedale di Soveria Mannelli. Presso il nostro Pronto Soccorso sono giunti contemporaneamente più di 60 pazienti, tutti con una variabilità di traumi.
Nei confronti di questa evenienza eccezionale, si è assistito ad una spettacolare corsa di solidarietà: l’esiguità del personale sanitario in servizio presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Soveria Mannelli, quel pomeriggio è stato immediatamente e spontaneamente integrato da tanto personale sanitario, rappresentato da medici, infermieri e semplici ausiliari, molti dei quali già da anni in quiescenza. Tutti hanno indossato una divisa di fortuna ed hanno dato il proprio contributo lavorativo, riuscendo brillantemente nell’impresa di evitare disagi ai tanti pazienti in ingresso in Pronto Soccorso.
Colleghi, infermieri l’hanno affiancata per anni, l’ospedale ha avuto momenti gloriosi, ricordiamo che si sono raggiunti quasi 500 parti all’anno, la situazione adesso è cambiata. Cosa intravede nel futuro per i bisogni che i pazienti rappresentano quotidianamente recandosi in ospedale?
<<In questi quasi 40 anni di ininterrotto servizio lavorativo, sempre di giurata fedeltà alla struttura nosocomiale montana, ho immagazzinato infinite esperienze, sia di tipo professionale che organizzativo, queste ultime legate al periodo, quasi ventennale, di responsabile del Pronto Soccorso. Lascio dopo tanti anni di militanza, ma esco con la soddisfazione di avere contribuito, sempre in applicazione collegiale, alla realizzazione del nuovo pronto soccorso, una struttura avveniristica che tanti ci invidiano, realizzata, fra l’altro, nel periodo più opaco della storia dell’ospedale. La speranza è che proprio la porta d’ingresso dell’ospedale, che coincide con il pronto soccorso, apra a nuove prospettive di rilancio del nostro piccolo-grande nosocomio>>.

























