C’è una terra collocata all’estremo Ovest del continente europeo, là dove il sole si perde oltre un orizzonte lontano, ceruleo e indefinito. Quel lembo di terra che costeggia l’oceano e che, secondo gli antichi, era abitato dalle ninfe dell’Ovest, soprannominate Esperidi e custodi del mitico giardino dei pomi d’oro di Eva, è la Spagna.
Nel cuore della penisola iberica, tra le storiche vie dell’antica Mayrit — oggi Madrid — la leggenda delle Esperidi trova un particolare innesto contemporaneo nella mostra collettiva Hespérides. Inaugurata il 29 settembre e in corso fino al prossimo 4 ottobre 2026 presso la Galería Nueva, l’esposizione vede la partecipazione di venti artisti provenienti da tutto il mondo, sotto la curatela artistica di Melania Fussaro e Federica Guida. Tra gli artisti invitati figura anche Marika Mazzeo, artista che vive a Serrastretta , già nota per le numerose mostre realizzate in Italia e in Europa. L’opera presentata, Niscemi (2026), appartiene alla ricerca sul pigmento blu avviata nel 2024 e qui esplorata attraverso una dimensione squisitamente barocca.


Dal fascino decadente, Niscemi celebra il legame con l’illustre scrittore Leonardo Sciascia che, proprio riferendosi alla città siciliana, la soprannominò «esausta di sole d’estate». Sull’opera di Mazzeo si è espresso Giuseppe Antonio Bagnato che, nella sua critica, afferma:
«La rosa ha smesso di fare la rosa, lo specchio ha smarrito il senso del proprio riflettere, il tessuto ha finito per arrendersi all’avanzata del blu e dell’oro. Non sono semplicemente oggetti raccolti casualmente, ma presenze che custodiscono una storia, un ricordo; indagano il senso di qualcosa che si è perduto e che, forse, non verrà più rammentato. […] Niscemi diventa il simbolo dell’arresto prima della caduta: come un uomo che osserva il burrone, in attesa di un avvenire incerto e traumatico, eppure profondamente ammaliante. L’arte è la meraviglia dell’ignoto, la succulenta smania umana di trarre bellezza dalla disperazione.»


Dalle parole di Bagnato si comprende, dunque, il sillogismo che lega Niscemi di Mazzeo al senso di inquieta indefinitezza che circonda le Esperidi. La rosa non fiorisce, non sprigiona più alcun profumo: esso è ormai disperso e arso. Giace immobile, apparentemente morta come un sudario, in una quiete che pare essere stata improvvisamente interrotta.
Al di là dei confini geografici, oltre le intergalattiche connessioni metafisiche, cosmiche e mentali, Niscemi rientra così nel mondo delle Hespérides, fagocitata in un giardino inespresso, in un misterioso Eden protetto dalle leggiadre Ninfe dell’Ovest.





























