CATANZARO – Mancano pochi giorni all’inaugurazione di “Geografie possibili – Suoni nel silenzio”, la mostra fotografica personale di Virgilio Piccari, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, in programma dal 15 luglio 2026 al Complesso Monumentale San Giovanni di Catanzaro. In attesa dell’apertura, Maria Saveria Ruga, curatrice della mostra assieme a Francesco Cuteri, entra nel merito del linguaggio visivo scelto dall’artista, illustrando i principi compositivi che tengono insieme l’intero percorso espositivo.
Il bianco, il nero e la linea dell’orizzonte
Al centro della lettura proposta da Ruga c’è la scelta del bianco e nero, non trattata come opzione stilistica ma come struttura portante dell’intero progetto. Nei neri profondi delle immagini di Piccari, spiega la curatrice, si apre uno spazio che lo sguardo è chiamato a esplorare fino alle zone più nascoste dell’inquadratura; nel bianco – spesso un bianco di calce, memoria della luce che la costa calabrese riflette dall’acqua, dalla pietra e dalle case – si instaura un dialogo tonale che è già racconto.
“Nel bianco e nero scelto da Piccari per l’intera mostra, i neri diventano uno spazio da esplorare con lo sguardo anche nelle zone più profonde dell’immagine. Il bianco, spesso un bianco di calce che richiama la luce riflessa dall’acqua, dalle pietre e dalle case della costa calabrese, instaura invece un dialogo tonale che è già racconto. Su questo equilibrio si innesta la linea dell’orizzonte, mai affidata al caso. Questa costituisce l’asse portante di ogni composizione e, insieme, il luogo in cui si riconosce lo sguardo dell’architetto, abituato a decidere dove far cadere il confine tra terra, acqua e cielo, come se ogni fotografia fosse anche un piccolo rilievo del territorio. Da questa disciplina compositiva prende forma l’intero percorso espositivo: non una semplice successione di vedute, ma un itinerario che ritorna più volte sugli stessi paesaggi. Le fotografie non sono concepite come immagini autonome, bensì come le tappe di una ricerca che, sopralluogo dopo sopralluogo, costruisce un archivio in divenire del paesaggio calabrese. Sono la testimonianza di luoghi solo apparentemente silenziosi, capaci di custodire, per chi sappia ascoltarli, una densità di memoria tutta da scoprire. Per questo la mostra chiede di essere vista e rivista, attraversata più volte. Solo chi si concede il tempo della sosta, tornando sulle immagini come Piccari è tornato sui luoghi, può cogliere fino in fondo ciò che ogni fotografia conserva: non soltanto un paesaggio, ma il deposito di un tempo, di una presenza e di una memoria che continua a riaffiorare nello sguardo”.


Sull’equilibrio tra pieni e vuoti si innesta un elemento che la curatrice individua come cifra distintiva del lavoro: la linea dell’orizzonte, mai lasciata al caso. È lì, secondo Ruga, che si riconosce più chiaramente lo sguardo dell’architetto – la formazione di Piccari – abituato a decidere dove far cadere il confine tra terra, acqua e cielo, quasi che ogni fotografia fosse anche un piccolo rilievo del territorio.
Un archivio in divenire
La lettura di Ruga restituisce la logica che governa l’allestimento del San Giovanni: un itinerario costruito per ritorni successivi sugli stessi luoghi, primo fra tutti Monasterace. Ne emerge l’idea di un archivio fotografico ancora aperto, in cui ogni nuovo sopralluogo aggiunge un tassello a una ricerca che l’artista porta avanti nel tempo, in cui il pubblico è invitato a camminare con lo stesso passo lento con cui ogni immagine è stata pensata e realizzata.
Una mostra, dunque, che non si esaurisce in una sola visita: Ruga invita esplicitamente a tornare sulle immagini più volte, per lasciare affiorare quella densità di memoria che il bianco e nero di Piccari custodisce nelle sue zone più profonde.
Il profilo dell’autore
Architetto, docente e direttore di lunga esperienza nell’ambito Afam, Piccari porta in fotografia uno sguardo formato dalla disciplina del progetto, dalla lettura dello spazio e dalla responsabilità verso i luoghi. La sua biografia, che comprende incarichi di direzione, attività di progettazione architettonica e impegno nella valorizzazione culturale, aiuta a comprendere la natura consapevole di questa ricerca: non una parentesi estetica, ma l’approdo di un percorso che unisce cultura del progetto e sensibilità per il paesaggio.
La mostra parla dunque anche di metodo, di visione e di cura del territorio come bene comune. È una dichiarazione d’amore alla Calabria, ma anche un invito a riconoscerne la complessità, la fragilità e la forza.
Informazioni utili
La mostra “Geografie possibili – Suoni nel silenzio” sarà ospitata a partire dal 15 luglio 2026 al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, uno dei principali poli culturali della città, sorto sull’area dell’antico castello normanno e oggi sede espositiva di rilievo regionale. L’inaugurazione è prevista alle ore 18.00.






























