Quando di una persona si parla a quasi vent’anni dalla morte, vuole dire che ha realizzato cose che contano. Parole che si addicono a Evelyn Borelli, ingegnere aerospaziale di Petronà, morta per una cinica malattia a soli 23 anni.


Della ragazza di Petronà, già insignita in passato del premio alla memoria Tito Rugani, si parlerà così dalle Alpi fino alla Sicilia. La decisione è stata presa il 31 maggio 2026, a Marina di Pisa dove, come da consuetudine, la sezione pisana dell’Arbitri Renato Gianni ha assegnato il premio Evelyn Borelli. L’encomio 2026 è andato all’arbitra professionista Maria Sole Caputi. La premiata ha parlato di Evelyn come “fonte di ispirazione ed esempio luminoso”. Anche le parole dell’amica Caterina Abruzzese hanno fatto venire un nodo in gola ai tanti astanti:
“Evelyn è stata un’associata speciale. Vi sarebbe piaciuta. Ragazza solare e pronta a fare amicizia senza difficoltà. Partecipava attivamente all’attività sezionale. Ha lasciato il segno anche se è rimasta poco con noi. Felice di sapere che di Evelyn si parlerà in tutta Italia”.
In occasione della consegna del riconoscimento erano presenti al Gran Gala 2026 Antonio e Carmine Borelli, rispettivamente papà e fratello di Evelyn: la biografia della ragazza di Petronà illumina anche da lontano e si trasforma in esperienza relazionale in Toscana, in Calabria e presto anche nelle altre regioni d’Italia.




























