L’associazione che ha animato la festa ha voluto prendere il nome “il borgo di Praticello”, per sottolineare l’intento di fare conoscere e valorizzare il quartiere di Praticello, consapevoli – come dice l’antropologo Vito Teti che “Sono i rimasti a dovere custodire memorie, a osservare rovine, a dovere intrattenere un diverso rapporto con i luoghi. Sono i rimasti a dover dare senso alle trasformazioni, a porsi il problema di riguardare i luoghi, di proteggerli, di abitarli, viverli, renderli vivibili”


La giornata si è articolata in due parti, dapprima una visita guidata nel borgo di Praticello. Un esperimento di racconto dei luoghi basato su fonti storiche; considerazioni sulla civiltà contadina del passato, osservazioni sull’architettura tipica di Decollatura, con le numerose case in “rapillo”; con la piccola chicca dell’apertura dell’antico Palazzo Cianflone, un tempo gendarmeria borbonica, gentilmente aperto dagli odierni proprietari.


Con un particolare focus appunto sul “rapillo”, la peculiare tecnica che prevede la realizzazione degli edifici con un intonaco-finitura fatto di migliaia e migliaia di piccole pietre poste in orizzontale, con finalità protettive ed estetiche, che dopo le distruzioni del passato, secondo molti dovute al complesso di inferiorità dei calabresi, mirabilmente osservato, ad esempio, da Pier Paolo Pasolini che parlava di “millenario complesso di inferiorità”, ovvero dallo scrittore Giuseppe Berto, che aveva notato che “I calabresi sono i primi a non credere alla bellezza e all’altezza della loro civiltà, che è una civiltà contadina”. Berto notava che “per i calabresi la civiltà contadina è simbolo di miseria, di scarso cibo e di molte malattie, di disprezzo, vero o supposto, da parte di altre popolazioni economicamente e tecnicamente più progredite”, ovvero quelle del Nord industrializzato, col risultato che bisognava cancellare tutte le testimonianze di questa civiltà, a partire dunque dalle tipiche case in pietra.

Fondamentale l’apporto del Prof. Giuseppe Musolino, autore di due corposi volumi sulla storia di Decollatura, che ha accompagnato i numerosi partecipanti all’escursione storico-antropologica illustrando fatti fondamentali per la storia del borgo, dall’albero della libertà (l’olmo della piazza, poi colpito a morte dall’inesorabile grafiosi), al come si è originato il vastissimo spazio pubblico conosciuto col termine dialettale margio; alle ipotesi sull’origine del nome della sorgente del luogo denominata col termine mitologico di “Caronte”.




La seconda parte è consistita in un momento comunitario tra i vicoli o meglio le “vinelle” del borgo, con una proposta gastronomica basata sulla tradizione delle scampagnate tipiche di questo periodo, con menù a base fave e pecorino, ottimo prodotto di Decollatura e altre squisitezze come la minestra di erbe selvatiche, cucinata dal noto ristorante La Baracca. Un momento nel quale si è intrecciata la scoperta dei prodotti tipici e la convivialità di una comunità, che vuole assolutamente preservare e fare conoscere il proprio luogo del cuore.

































