
Quei testi, illustrati mirabilmente dai disegni di Altan, qualche anno dopo, sono diventati anche un libro dal titolo “L’Italia in seconda classe” (Paolo Rumiz, Feltrinelli, 2010); per inciso, con una bella e doverosa citazione di quel “Viaggio in seconda classe” di Nanni Loy, che era invece una candid camera televisiva del 1977, girata appunto sui vagoni di seconda classe dei treni nazionali.
In quella circostanza, Paolo Rumiz, accompagnato dall’attore/autore teatrale Marco Paolini, detto per l’occasione 740 come un’antica e mitica locomotiva a carbone, nel suo itinerario arrivava a toccare Soveria Mannelli e alcuni dei comuni del Reventino attraversati dalle rotaie “a scartamento ridotto” delle Ferrovie della Calabria.
Già sulla cartina, che introduce il libro e che riporta meticolosamente i tracciati delle tante tappe lungo la penisola italica, è indicata Soveria M (cioè Mannelli); poi, a pag. 32, c’è la prima vera citazione nel testo:
Poi, di nuovo, a pag. 56, un raccontino di ordinario pendolarismo, dove possiamo riconoscere appieno le caratteristiche salienti del nostro tratto di ferrovia “prendere o lasciare”, soprattutto alla luce delle ultimissime nuove, in cui si favoleggia di un progetto per un percorso finalmente a misura di viaggiatore tra Catanzaro e Cosenza.
Appena il tempo di un chinotto e si riparte, con la motrice delle Ferrovie calabre che tira come un mulo. Il treno entra in cremagliera, morde indomito, controvento, un dieci per cento duro, costante come un Pordoi. Si riempie di gente, gira nei valloni, si riaffaccia sul mare in quota, divora ponti e gallerie, è una straordinaria metropolitana di montagna. Quando nevica, è l’unica cosa che funziona quassù. Il regolamento è ancora del 1916; il capotreno ha una valigetta con una tromba d’ottone, tipo corno da nebbia. Mostra un libretto d’istruzioni: “Vede? Questo è il segnale numero 22. Il treno può partire solo dopo”.
Come sono cambiate le cose da quell’ormai lontano 2002. Non tanto per i luoghi, che sempre splendidi sono, ma per i concetti di puntualità, precisione e comodità, non più applicabili alle attuali Ferrovie della Calabria.
A pag. 61, Paolo Rumiz ci ricorda un episodio che conosciamo bene: uno dei tanti incidenti, in quel caso senza gravissime conseguenze come in altri, che costellano la storia della Ferrovia.
Al termine di questo viaggio nel viaggio di Paolo Rumiz, non possiamo far altro che ringraziarlo per aver parlato di un nostro paese, come di tanti altri luoghi periferici d’Italia, che non per questo riservano meno sorprese positive dei posti più frequentati e più alla moda. Anzi, forse proprio dalla nostra capacità di essere ancora “autentici”, potremmo avviare quel processo di crescita compatibile che dal lontano 2002, e da prima ancora, stiamo aspettando invano, ma non senza speranza.
