Erano dei veri e propri maestri, i politici della Prima Repubblica, nel leggere – normalmente a proprio favore – i risultati elettorali. Non tanto i sondaggi che all’epoca non andavano troppo di moda e comunque non venivano diffusi al grande pubblico, ma rimanevano secretati nelle stanze dei bottoni in cui si decidevano le strategie dei grandi partiti di massa.
Così è nella lettura dei dati diffusi da «Il Sole 24 Ore» sul gradimento dei presidenti di Regione (non mi si strapperà mai l’orrendo e incostituzionale «governatori») e dei sindaci delle principali città italiane.
Una cosa è dire che Jole Santelli si è posizionata al quarto posto in Italia, e un’altra è dire che ha raggiunto il 55% di gradimento rispetto a quello del 55,3%, pressoché identico (-0,3%) – peraltro reale –, che le era stato espresso appena 6 mesi fa con il voto: l’analisi di quei politici “sgamati” sarebbe stata che non ha aumentato il proprio consenso dopo questi primi mesi di legislatura e, comunque, è ancora troppo presto per perdere anche il consenso elettorale che ne aveva appena decretato l’elezione a presidente.
A ognuno, insomma, la sua “lettura” dei dati. E questo vale sia per la stampa compiacente, che tende a omettere il secondo punto di vista a tutto vantaggio del primo, sia per chi, tra quei politici di secondo piano e di contorno, che formano l’entourage dei citati Santelli e Abramo, tendono sempre a dire che «tutto va bene madama la marchesa», quando invece per i calabresi l’orlo del baratro è ormai vicinissimo e occorrerebbe, per tenerlo lontano, una strategia politica coordinata tra i vari enti locali, coraggiosa, lungimirante e anche un po’ visionaria.
Purtroppo, all’orizzonte non si vede nulla di simile, ma solo la solita politica “mordi e fuggi” a beneficio di pochi e nel più completo disinteresse per i molti.
Raffaele Cardamone

