di Luigi Guzzo –
Mi dirigo senza una meta con la mia piccola utilitaria, come faccio spesso, verso la Sila, cercando di assaporare ogni immagine che si presenta.
La prima fermata per scattare una foto, con un pacifico cane che mi sta quasi sui piedi, è ad una bella catasta di legna.
E’ la volta di bellissimi cavalli sopra una collinetta, dietro una spinosa barriera di piante di cardo ormai bruciate dal sole estivo.
La strada si snoda sotto alti alberi di pino che creano una verde galleria.
Senza aver pianificato nulla, l’istinto mi porta in direzione del Lago Arvo.
Tra la polvere, mi avvicino ai ragazzi che lavorano tutti insieme con allegria, protagonisti di una giornata di festa.
Mentre parliamo e ci presentiamo faccio attenzione a non cadere o essere messo sotto dal mezzo e come un fotografo ad una cerimonia festosa, scatto le foto che porterò con me.
Il lago è un posto magico.
Un silenzio parlante, le carpe saltano dall’acqua, le anatre selvatiche volano basse, le prime cime degli alberi colorate d’autunno, il fresco, il vento, il suono delle foglie, il ruscello vicino, il cielo azzurro e poi il pranzo con pane e salame.
A questo punto mi rendo conto che sono sulla strada del ritorno e Bernard mi ha svegliato da un sogno
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