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	<title>Calabria Letteraria Editrice Archivi - ilReventino.it</title>
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	<title>Calabria Letteraria Editrice Archivi - ilReventino.it</title>
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		<title>Prima presentazione pubblica del libro “Garibaldina for ever” di Filippo De Cello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Cardamone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 15:45:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi cento anni di storia calcistica, prima pionieristica e poi dilettantistica, sono raccontati nel prezioso volume di Filippo De Cello <em>Garibaldina for ever, Soveria nel pallone</em>, edito da Calabria Letteraria Editrice del Gruppo Rubbettino. Anni di calcio che sono documentati con estrema meticolosità, riguardo ai dati statistici, ma anche descritti con una buona dose di poesia e un modo di narrare che sfiora a volte l’epico e altre il rocambolesco, l’avventuroso, il goliardico.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/08/CoverDeCello.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-84350" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/08/CoverDeCello-225x300.png" alt="" width="300" height="400" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/08/CoverDeCello-225x300.png 225w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/08/CoverDeCello.png 375w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Fatti narrati per lo più in prima persona, perché chi ha scritto il libro può dire “io c’ero”, protagonista per quaranta lunghi anni, in parte come calciatore e in una parte più consistente come allenatore e dirigente.</p>
<p>Nella sua prefazione, Massimo Mauro, un mito per tutti quelli che amano il calcio e il talento più cristallino nato alle nostre latitudini, coglie nel segno quando afferma che la squadra «crea legami tra le persone, ed è questo il dono più grande che può dare ai suoi tifosi e ai suoi calciatori».</p>
<p>Stessi valori mette in evidenza Emilio Gabriele Chiodo che in quarta di copertina scrive che l’autore «fa rivivere con trasporto storie di ragazzi e di uomini per i quali lo sport, dopo il lavoro o lo studio, rappresentava l’unico impegno che potesse essere perseguito con costanza».</p>
<p>Lo stesso autore, nella sua introduzione, fa capire che a spingerlo in quest’opera così impegnativa è stato proprio il legame con quei ragazzi e con quegli uomini, con tutte quelle persone che, sul campo o dagli spalti, lo hanno accompagnato durante la sua lunga militanza nella Garibaldina, il desiderio di non deluderle, di mettere a loro disposizione un album di ricordi personali e collettivi che da oggi in poi non sarà più possibile cancellare.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/08/Garibaldina-img.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-84347" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/08/Garibaldina-img-214x300.jpeg" alt="" width="300" height="422" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/08/Garibaldina-img-214x300.jpeg 214w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/08/Garibaldina-img.jpeg 432w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La prima presentazione pubblica del libro, venerdì 12 agosto, alle ore 18.00, in Piazza Bonini a Soveria Mannelli, può rappresentare per l’autore il coronamento di questo sforzo a beneficio della collettività, il modo più diretto per riconfermare l’esistenza di quei vincoli indissolubili.</p>
<p>In questa sua nuova avventura, De Cello sarà affiancato dall’editore Marco Rubbettino, dal presidente dell’US Catanzaro Floriano Noto, dal presidente della Lega Nazionale Dilettanti Calabria Saverio Mirarchi e dal giornalista e conduttore televisivo Paolo Giura.</p>
<p><em>Raffaele Cardamone</em></p>
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		<title>Quando gli emigrati eravamo noi: presentazione di un libro di Giancarlo De Santis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Falbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 16:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carlopoli]]></category>
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		<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Castagna (comune di Carlopoli), lo scorso 12 agosto 2021, Giancarlo De Santis ha presentato il suo libro Quando Torino diventò la terza città del Sud, sottotitolo: Emigrazione italiana. Il boom economico, edito da Calabria Letteraria Editrice (gruppo Rubbettino), che affronta i temi dell&#8217;emigrazione interna in Italia sotto forma di testo teatrale. Tra l&#8217;introduzione e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Castagna (comune di Carlopoli), lo scorso 12 agosto 2021, Giancarlo De Santis ha presentato il suo libro </em>Quando Torino diventò la terza città del Sud<em>, sottotitolo: Emigrazione italiana. Il boom economico, edito da Calabria Letteraria Editrice (gruppo Rubbettino), che affronta i temi dell&#8217;emigrazione interna in Italia sotto forma di testo teatrale. Tra l&#8217;introduzione e i saluti del consigliere comunale con delega alla cultura Serafino Guerino e di Maria Elisavetta Scalzo del comitato CC2.0 e gli gli interventi di Giuseppe Piccoli e Marzio Scalise è stato chiesto ad Angelo Falbo di relazionare sul volume e sulle tematiche trattate al suo interno. Di seguito, si riporta appunto la relazione integrale a firma di Angelo Falbo.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Relazione</strong></span></p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/GIANCARLO-12-AGOSTO.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-75313" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/GIANCARLO-12-AGOSTO-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/GIANCARLO-12-AGOSTO-169x300.jpg 169w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/GIANCARLO-12-AGOSTO.jpg 576w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a>Saluti di benvenuti a Tutti i presenti</p>
<p>Ringrazio Giancarlo per avermi voluto impegnare nella relazione di presentazione di questo suo secondo scritto ancora finalizzato alla trattazione del fenomeno dell’Emigrazione, con un contenuto ed una impostazione espositiva altrettanto da destinare ad una rappresentazione teatrale, quando sarà.</p>
<p>La struttura si compone di quattro atti, intessuti su scenari che spaziano nel tempo passato, ricordato, e di quello presente dialogato.</p>
<p>Il testo è più breve del precedente, che, Vi ricordo, ha per titolo <strong>QUANDO A PARTIRE ERAVAMO NOI</strong>, ma ha la stessa intensità emotiva, affettiva nella problematicità della vicenda umana e sentimentale scelta.</p>
<p>Ruota intorno ai sentimenti di due giovani che innamorati, sognano di coronare con il matrimonio i loro affetti: Maria e Carmelo</p>
<p>E delle due famiglie di appartenenza.</p>
<p>Con il coinvolgimento immancabile di comari, a ricordarci quali sono i meccanismi paesani che si sono prodotti da sempre intorno alle coppie di fidanzati.</p>
<p>Qui c’è la svolta imprevista delle conseguenze di una lontananza per emigrazione, che porta il giovane a Torino dove si innamora di un’altra frequentando una Parrocchia…non prende vie pericolose…ma realizza un comportamento fuori dalle regole della cultura del Paese di partenza. Perciò alimenta nella comunità chiacchiericcio e pettegolezzi, più o meno malevoli.</p>
<p>La giovane si da fare per costituirsi la dote, nel tremore di non sapere cosa sta succedendo al fidanzato lontano, che ha dapprima mandato notizie sempre più distanziate, per poi produrle la delusione e l’ amarezza facendole apprendere che  non la pensa più, ….vuole un’altra….</p>
<p>Per farsi una famiglia ci vogliono soldi necessari alle spese da affrontare e ci vogliono condizioni di lavoro per assicurarsi prospettive,</p>
<p>Bisogna sognare da innamorati, ma c’è   da potersi fare una casa propria e crescere i figli in condizioni di vita migliori di quelle vissute, fin dalle proprie nascite. Cosi pensavano i due giovani.</p>
<p>Il Paese queste condizioni di guadagni e prospettive per il futuro non le offre. Si deve partire….</p>
<p>Siamo fine  anni 50.</p>
<p>La via dell’emigrazione è stata tracciata già da un secolo.</p>
<p>I protagonisti del libro precedente sono andati oltreoceano, negli USA, da noi sempre impropriamente denominati America,</p>
<p>I protagonisti del libro che presentiamo stasera affrontano vicende vissute tra Castagna e Torino…</p>
<p>Qui sono nati e vivono i discendenti di seconda e terza generazione di emigrati, ormai integrati nella vita economica e sociale di quella che in quegli anni   è la città più industriale d’Italia, di quella che ha un numerosissimo nucleo di calabresi, tanti da costituire una terza città ( da qui il titolo appropriato)</p>
<p>Dialogano tre giovani donne integrate anche culturalmente nei costumi al punto tale che una di loro vive gli stereotipi denigratori contro le regioni meridionali, e li manifesta tutti…. ,</p>
<p>All’avvio si espone l’astrusa polemica che occupò i telegiornali nei giorni in cui centinaia di giovani meridionali si affollarono sui treni per raggiungere le proprie regioni prima delle annunciate chiusure decise per contrastare la diffusione del COVID, riferendosi all’avanzare dell’epidemia e non mancando di sottolineare le arretratezze della Sanità nelle regioni meridionali.</p>
<p>Cosa vera, ma che fece il paio con la più grave e mortale situazione epidemica proprio nelle zone più ricche e sviluppate, facendo scoprire a Tutti come il Sistema sanitario nazionale, per un verso o per un altro, non ha funzionato al momento dell’emergenza</p>
<p>Si è rivelato sull’intero territorio nazionale, indebolito nelle strutture, senza personale sufficiente, con risposte medico sanitarie inadeguate per le carenze di materiali, per l’impoverimento dei laboratori e la precarizzazione della ricerca…</p>
<p>Quando ci troviamo a dover parlare di Emigrazione, noi del Meridione, ancor di più se calabresi e ancor molto di più se di questi Paesi interni, non dobbiamo fare grandi sforzi per dire la <strong><em>Nostra.</em></strong></p>
<p>Noi l’Emigrazione l’abbiamo respirata fin dalla nascita, ascoltando racconti di nonni, vedendo Genitori, o  altri familiari, parenti, amici, compagni di ruga partire….</p>
<p>Quelli come me ne hanno visti tanti per alcuni decenni partire e poi tornare sempre per il Natale, pochi per la Pasqua, di nuovo quasi tutti per le ferie estive in Agosto.</p>
<p>Alcuni con partenze inverse, stagionali…durante i mesi primaverili ed estivi per tornare in quelli invernali…a Castagna in particolare ce n’era un bel gruppo.</p>
<p>Fino agli anni 70 sono andati e tornati.</p>
<p>Non tutti, ma un buon numero.</p>
<p>Dopo, le partenze sono continuate, i ritorni sempre di meno.</p>
<p>Fino agli anni 70 sono continuate a partire lavoratori della terra, seguiti da piccoli artigiani e disoccupati d’ogni tipo.</p>
<p>Dopo gli anni 70 sono cominciate a partire anche altre figure sociali: attratti nei settori impiegatizi di ogni comparto, dalla Scuola, alle fabbriche, alla cantieristica, negli Enti locali, nei servizi….</p>
<p>Negli ultimi quarant’ anni sono continuate a partire fino ad oggi, e proseguiranno nei prossimi, le nuove figure di Giovani diplomati e Laureati, determinando nelle comunità un impoverimento demografico di connotazione sociale, umana, culturale ed etnica, irreparabile.</p>
<p>Si è partito per le Americhe fino agli anni 50 (Argentina, Venezuela, Brasile, Stati Uniti, Canada) e per l’Australia</p>
<p>Si calcolano in oltre 20 milioni gli italiani andati fuori continente.</p>
<p>Poi per i Paesi europei (Svizzera, Germania, Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda )</p>
<p>A metà degli anni 50 si è creato un flusso migratorio di ritorno dai Paesi Europei per stabilirsi nelle regioni italiane della Liguria, del Piemonte e della Lombardia.</p>
<p>Regioni avviatesi ad uno sviluppo industriale accelerato, nel mentre si sono rafforzate all’inverosimile verso queste regioni le partenze da quelle del Sud… Conca D’Oro, Freccia del Sud, Peloritano sono treni che hanno caricato milioni di emigrati…</p>
<p>Ci sono canzoni popolari, film e filmati, canti di natura politica che hanno sempre accompagnato le varie fasi di queste costanti ondate migratorie&#8230;</p>
<p>Dal treno che viene dal Sud, non scendono solo Marie</p>
<p>Sole alla valle e sole alle colline</p>
<p>Rocco e i suoi fratelli  ……per risvegliare qualche ricordo</p>
<p>Emigrato in Australia ….con Alberto Sordi e Claudia Cardinale</p>
<p>Uno significativo  ( Brooklin ) visto di recente che ha presentato l’emigrazione negli Stai Uniti tra due giovani innamorati l’uno arrivato dal Meridione, l’atra giunta dall’Irlanda ha fatto vivere tutte le attese della partenza, tutte le umiliazioni patite all’arrivo , tutti i sacrifici affrontati e condotti a faticosa riuscita …..</p>
<p>Quando ci guardiamo intorno, nelle vie in questi giorni possiamo incontrare qualcuno, non molti, ma alcuni emigrati sono tornati,</p>
<p>Da qui stasera Li salutiamo, diamo Loro un nostro sincero Benvenuti</p>
<p>Facciamo che trascorrano Belle Giornate in gioviale compagnia</p>
<p>Cosi come salutiamo a distanza chi sarebbe voluto e non è potuto tornare,</p>
<p>A Settembre quando ci guarderemo intorno ci conteremo e ci troveremo ancora di meno, perché altri Giovani si allontaneranno</p>
<p>E noi dimoranti vedremo rughe avvolte nel silenzio e case desolate, case più o meno modeste nelle dimensioni e nelle fatture, e anche di recente costruzione, non solo quelle dei cosiddetti centri storici, accanto a fabbricati antichi e di una certa imponenza.</p>
<p>L’Emigrazione nel tempo ha interessato tutti i ceti sociali.</p>
<p>Anzi se proprio vogliamo, i primi ad emigrare lontano sono stati, a cominciare dalla fine del 700 e per tutta la metà dell’800, soprattutto i figli delle famiglie benestanti e proprietarie di questi palazzotti, andati a studiare in progressione  a Palermo, a Napoli, poi di più a Roma, a Firenze, a Pisa, a Bologna, a Torino , a Milano, a Padova fino a Trento &#8230;Molti vi sono rimasti… (Oggi in Calabria abbiamo tre sedi universitarie, pure qualificate  Troppi studenti dopo la Laurea, senza prospettive professionali gratificanti …se ne vanno).</p>
<p>Nel mentre gli interessi delle loro famiglie benestanti, stanziatesi a Carlopoli, provenienti da altre zone, con interessi in Sila si sono spostati verso la Marina ionica.</p>
<p>Qui si è svolto un secolare flusso migratorio prima transumante interno alla Regione, poi stabile nei Paesi della costiera ionica tra Squillace e Sibari, più che in quella tirrenica, dove non erano diffuse ed estese le terre baronali e i latifondi</p>
<p>Una forma migratoria interregionale che a Carlopoli ha svolto la sua parte nell’abbandono dell’abitato, non sempre ben considerato nella sua incidenza…</p>
<p>Dunque l’Emigrazione che è un fenomeno alla base stessa della nascita di queste contrade ne sta determinando il declino dopo il raggiunto apice demografico degli anni 50-60.</p>
<p>Quando noi ne vogliamo parlare lo facciamo piuttosto carichi di emotività sofferta, per lo sradicamento, per le nostalgie, per le lontananze, per i legami affettivi diradati, a rischio di allentamento o del tutto persi.</p>
<p>Ci sentiamo ingiustamente trascurati, se non puniti, da uno Stato- ingrato e dai Governi che si sono succeduti, anche nella triplice forma istituzionale…Monarchica&#8212;Monarchico-Dittatoriale del Fascismo…Repubblicana</p>
<p>E ne addebitiamo le cause, che vanno Giustamente individuate e giustamente contestate.</p>
<p>Secondo me, per evitare inutili piagnucolii</p>
<p>Dobbiamo  partire da almeno tre osservazioni da condividere:</p>
<p><strong>Prima:</strong> I flussi migratori ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Tutte le specie viventi che possono farlo si spostano alla ricerca di migliori condizioni. L’Uomo più di ogni altra specie vivente può spostarsi e stabilirsi dappertutto sulla Terra…..</p>
<p><strong>Seconda</strong>: Il pianeta Terra è un Globo, è rotonda e gira. E’, cioè, senza, spigoli, senza lati, senza confini, consente perciò a tutti di spostarsi senza incontrare ostacoli naturali invalicabili,</p>
<p>Financo le catene montuose più elevate presentano valichi o varchi per essere oltrepassate. Persino gli Oceani più estesi e profondi si lasciano attraversare….</p>
<p><strong>Fanno ridere di amarezza coloro che pensano di fermare i flussi migratori con muri o ridicolmente con i blocchi navali!</strong></p>
<p><strong>Personalmente penso che si  deve avere la cittadinanza  dove si nasce e poi di dove ci si vuole stabilire…..rispettando</strong></p>
<p><strong>Terza </strong>: Le trasformazioni prodotte da sconvolgimenti e cataclismi, da guerre e da rivoluzioni, da scoperte, da innovazioni tecnologiche, quanto più sono profonde tanto più incidono sul piano economico, sociale e politico determinando nuovi equilibri, a cui possono corrispondere conseguenti squilibri, sia in avanzamento che in involuzione</p>
<p>L’ Emigrazione di per sé non è solo negativa. (potremo approfondire questa affermazione col dibattito, individuandone aspetti di affermazione positiva)</p>
<p>Con queste tre considerazioni Noi siamo agevolati a fare ragionamenti più realistici e pertinenti.</p>
<p>Lo so, quando Noi del Sud, partendo dalle pagine del libro di Giancarlo, sempre da ringraziare per i suoi impegni di studioso, e dai ragionamenti esposti dai protagonisti, vogliamo parlare di Emigrazione e di quanto male sta facendo questo fenomeno alle popolazioni del Mezzogiorno, dobbiamo sapere che si tratta di un fenomeno che è tutto dentro la <strong>Questione meridionale</strong></p>
<p>Per questi Paesi nostri ci sono tutti i fattori negativi storicamente individuati nella Questione meridionale, aggravati da quelli di essere in una zona interna, ancor più fragile, abbandonata e impoverita, in forme irreversibili, almeno per alcuni altri decenni, ancora.</p>
<p><strong>Perché mancherà la rigenerazione</strong>. <strong>Non ci saranno Giovani in numero tale, consapevoli di voler avviare processi di inversione del declino in atto…</strong></p>
<p>Nelle polemiche dei nostri giorni sulle condizioni di arretratezza del Mezzogiorno si stanno esponendo molte argomentazioni connotate, a tratti, da venature nostalgiche di stampo filoborbonico</p>
<p>Sono gli stessi ambienti che al contempo si assoggettano politicamente a forze e a personaggi che nei loro propositi e nei loro comportamenti sono i più ostili alle possibili politiche di riscatto delle regioni meridionali.</p>
<p>Provate a ricordare le liste presentate nelle passate elezioni regionali e a come si collocavano</p>
<p>Osservate quelle che si formeranno per le prossime elezioni dei primi di Ottobre….</p>
<p>Forze e personaggi che vogliono perseguire, attraverso la cosiddetta Autonomia differenziata, o rafforzata, l’istituzionalizzazione delle diseguaglianze territoriali, sviluppo al Nord e arretratezza al Sud, aggravandone le condizioni invece di contrastarle, stravolgendo i principi costituzionali del comma 2 art. 3, invece di attuarli…</p>
<p>Mirano a due obiettivi che nascondono la mai sopita voglia di moderne forme di separatismo: attraverso l’indebolimento dello Stato centrale e l’abbandono a se stesse delle regioni del Sud…utili sempre e comunque a foraggiare consensi, trovando dalla loro parte gli <em>ascarismi</em> diffusi</p>
<p>Il mezzogiorno entro tali logiche è considerato in pratica come una <strong>sempiterna palla al piede.</strong></p>
<p><strong>Mai che si cerchi di approfondire la questione del Mezzogiorno, anche attraverso i numeri della continua Emigrazione </strong></p>
<p><strong>Mai che ci si impegni con il determinato intento di rimuovere le cause dell’arretratezza, non voluta tanto dalla Natura, quanto dagli uomini e dalle loro scelte di Governo</strong></p>
<p><strong>Ce la vogliamo prendere con lo Stato unitario del 1861</strong> <strong>perché ci ha trascurati?</strong></p>
<p>Per capire le colpe dello Stato savoiardo verso il Sud e per avere una comprensione attenta del fenomeno migratorio in generale ed in Calabria in particolare, ci aiuta molto uno studio – <strong>la Tesi di</strong> <strong>Laurea, una sorta di saggio storico sociologico</strong> &#8211; del giovane Giuseppe Scalise, proprio di Castagna, studente universitario nella facoltà di Giurisprudenza a Napoli.</p>
<p>Egli ci ha lasciato, nell’anno 1904, analizzando il fenomeno dell’emigrazione calabrese tra il 1876 e il 1902, delle analisi attualissime</p>
<p>Considera gli errori delle scelte governative dopo l’Unità, compresi gli atteggiamenti polizieschi devastanti, di solo mantenimento dell’ordine pubblico, contro le vicende brigantesche , poi afferma:</p>
<p><strong>Non è vero che Chi emigra è sempre spinto dalla fame, dai bisogni….</strong></p>
<p><strong>Si emigra anche perché si è alla ricerca di scoprire altri ambienti in cui migliorarsi,,,,,</strong></p>
<p><strong>Si emigra anche per l’innato desiderio di esplorare <em>mondi nuovi</em>, non contenti di dove si è…..</strong></p>
<p>Tutti e tre questi aspetti Noi li viviamo oggi sia come fenomeno di emigrazione che di immigrazione, per questo dovremmo avere massima comprensione verso Chi arriva, sapendo che altrove siamo arrivati Noi a milioni, partiti da queste nostre terre, dalle quali migliaia di Giovani stanno continuando e continueranno ancora a partire <strong>Dalla Calabria sono andati via circa 2 milioni di abitanti, più di quanti oggi siamo presenti</strong>…</p>
<p>Perché tante continue partenze già durante il Regno dell’Unità di Italia?</p>
<p>E durante il Fascismo ? E durante la Monarchia dittatoriale fascista?</p>
<p>E durante la Repubblica ?</p>
<p>A questo punto leggiamo di seguito due tabelle di dati demografici</p>
<p>Una relativa al Comune nostro di Carlopoli-Castagna e di alcuni Comuni vicini</p>
<p>Un’altra riporta l’andamento demografico delle Regioni italiane nel corso dei decenni dal 1861 e 2018, con un breve commento esplicativo in modo da dare la possibilità di intervenire ed ampliare le argomentazioni.</p>
<p>Lo sviluppo industriale, negli anni 1950-60-70, e a seguire, realizzato sostanzialmente nelle Regioni del “triangolo economico” Lombardia, Piemonte e Liguria, ha determinato la cessazione degli emigrati da queste regioni e l’accentuazione dei flussi di immigrazione dalle Regioni meridionali.</p>
<p>Secondo  Zaia, Fontana e Bonacini,   con la proclamazione della Repubblica Italiana nelle loro Regioni hanno accresciuto sviluppo e ricchezze perché gli abitanti sono divenuti in poco tempo “spierti”, mentre nel Sud siamo rimasti fannulloni e sciocchi. ?</p>
<p>Piuttosto si sono giovati di tre fattori concomitanti :</p>
<ul>
<li>Condizioni logistiche e geopolitiche di partenza favorevoli,</li>
<li>scelte governative vantaggiose, unidirezionali a loro favorevoli, con l’utilizzo <strong>delle entrate nette riferite alle rimesse degli emigrati</strong></li>
<li>classi dirigenti meridionali <strong>“ascarizzate”,</strong> con compiacenze dei Governi centrali verso ambienti truffaldini e criminaloidi delle regioni meridionali.</li>
</ul>
<p>Ecco, la Costituzione, scritta con l’eco dei Valori e degli Ideali della Lotta di Liberazione, chiama ad avere un Patria di eguali, di “italiani”, chiama a contrastare le diseguaglianze non ad aumentarle.  Basta ipocrisie! E’ tempo di equilibrare i  processi di sviluppo territoriale…..</p>
<p>Penso che…se i biologi marini, geologi e gli ingegneri strutturalisti sono in grado , in una terra ballerina, di assicurare, che il Ponte sempre rievocato in ogni tornata elettorale, si può fare senza tanti danni irreparabili, Noi non dobbiamo opporci , a prescindere….</p>
<p>Potrebbe costituire davvero la condizione per invertire i processi di sviluppo a favore dei territori meridionali ….</p>
<p>Certamente in parallelo con l’ammodernamento definitivo di tutte le infrastrutture di servizi e di trasporto, litoraneo e nelle zone interne…..</p>
<p>Restando alle pagine del libro, mi piace riferire, tra le tante altre considerazioni interessanti, quella espressa dalla protagonista Angela, rivolta alle altre due giovani sembrate insensibili e omologate al pensiero e ai comportamenti di un completo sradicamento dalle proprie e dalle origini dei loro genitori, da tutto il carico di vita sofferto dalle generazioni degli emigrati:</p>
<p><strong>Facile   per voi parlare oggi, Voi siete nate qui al Nord e vi sembra tutto normale. Quando parlate è evidente che vi sentite lontane mille miglia dalle sofferenze di un intero popolo costretto a emigrare per sopravvivere. Eppure quelle sofferenze appartengono ai vostri genitori e voi fate finta di non saperlo. Oggi non volete neppure andare in vacanza al Sud. </strong></p>
<p><strong>Preferite andare all’estero   </strong></p>
<p>Sono atteggiamenti da contrastare , non a parole dicendoci indignati dagli atteggiamenti di distacco dei figli degli emigrati che poi sono i nostri parenti , ma creando per loro i parametri minimi della vivibilità vacanziera dei nostri tempi : servizi idrici, di smaltimento rifiuti, di acque e coste pulite, di attrazioni culturali, paesaggistico ambientali e di svago libero…e di buona ristorazione<strong>….</strong></p>
<p><strong>Concludendo</strong></p>
<p><strong>L’altro giorno sono stati i 65 anni dalla tragedia di Marcinelle</strong></p>
<p><strong>in Belgio………..8 Agosto 1956 con i suoi 262 morti </strong></p>
<p><strong>134 Italiani, tra questi molti meridionali con 4 calabresi</strong></p>
<p>dopo quelli negli Stati Uniti del 1907 a Monongah e del 1913 a Dawson., è il terzo disastro minerario per numeri di minatori morti e con Loro ricordiamo stasera Tutti i morti caduti in ogni tempo e in ogni dove  perché a Loro dobbiamo parte dei nostri benesseri odierni…..</p>
<p><em>Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un gigantesco baratto:   l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni</em> <em>minatore</em>.   …….<strong>A cosa è servito quel carbone ?</strong></p>
<p>Per fornire energia…Ad uso civile   Ad uso artigianale, per i servizi</p>
<p>Soprattutto ad uso industriale …<strong>Dove? …In Calabria No!</strong></p>
<p><strong>La Calabria con la realizzazione dei Laghi è da sempre una Regione produttrice ed esportatrice di energia elettrica</strong></p>
<p>Ci risparmiamo stasera, ma non li abbiamo scordati e non li scorderemo, i rapporti di ostilità e mortificazioni riservati ai nostri connazionali arrivati in Belgio, non per coltivare risentimenti, ma per accrescere, in ammonimento a noi stessi. i nostri sentimenti di umanità…</p>
<p>Quei rapporti erano emblematicamente descritti dai cartelli affissi alle vetrine&#8230; <strong>Vietato entrare ai cani e agli italiani.</strong></p>
<p>L’odiosità di quella dicitura si commenta da sola.</p>
<p>Peccato che, con una leggera revisione della dicitura, quel tipo di cartelli hanno accolto nelle città del Nord, pochi anni dopo, gli immigrati  delle nostre regioni… <strong>Non si fitta a meridionali</strong></p>
<p>Come si fa, ancora oggi, a non riconoscere che i Meridionali hanno contribuito allo sviluppo di tanti Stati extra-continentali ed europei? E sicuramente anche allo sviluppo e alle ricchezze attuali delle regioni settentrionali d’Italia?</p>
<p>A volte ci sembra di essere ripagati con Ingratitudine e Meschineria ….<strong>Ma, con la nostra tenacia e le nostre capacità, senza antistoriche nostalgie, &#8230; Resisteremo…  e faremo prevalere la verità storica sulle cause distorsive dello squilibrato sviluppo socio economico italiano e delle relative crescenti diseguaglianze …</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Tabelle esplicative</span></strong></p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-01.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-75314 size-full" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-01.jpeg" alt="" width="879" height="503" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-01.jpeg 879w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-01-300x172.jpeg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-01-750x429.jpeg 750w" sizes="(max-width: 879px) 100vw, 879px" /></a><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-02.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-75315 size-full" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-02.jpeg" alt="" width="803" height="497" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-02.jpeg 803w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-02-300x186.jpeg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2021/08/tavola-02-750x464.jpeg 750w" sizes="(max-width: 803px) 100vw, 803px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Angelo Falbo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La storia di Pasquale Scalese: artigliere da Martirano Lombardo (II PARTE)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Davoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2018 10:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>II PARTE Prosegue la storia dell’artigliere Pasquale Scalese, da Martirano Lombardo con la trascrizione della seconda parte del capitolo tratto dalle pagine 9-10-11-12 del libro “Buone notizie e buona risposta”, di&#160;Vincenzo Davoli, edito nel febbraio 2012 da “Calabria Letteraria Editrice”. &#60;&#60; … Dalle sue lettere e cartoline traspare un ricorrente ed intenso desiderio di riabbracciare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilreventino.it/la-storia-pasquale-scalese-artigliere-martirano-lombardo-ii-parte/">La storia di Pasquale Scalese: artigliere da Martirano Lombardo (II PARTE)</a> proviene da <a href="https://www.ilreventino.it">ilReventino.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/oria.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27160 size-medium" src="//ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/oria-300x131.jpeg" alt="" width="300" height="131" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2018/03/oria-300x131.jpeg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2018/03/oria-600x262.jpeg 600w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2018/03/oria.jpeg 658w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>II PARTE</strong></span></p>
<p>Prosegue la storia dell’artigliere <strong>Pasquale Scalese</strong>, da <strong>Martirano Lombardo</strong> con la trascrizione della seconda parte del <strong>capitolo </strong>tratto dalle pagine 9-10-11-12 del libro “<strong>Buone notizie e buona risposta</strong>”, di&nbsp;<strong>Vincenzo Davoli</strong>, edito nel febbraio 2012 da “<strong>Calabria Letteraria Editrice</strong>”.</p>
<p><strong><a href="http://ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/Buone-notizie-e-pronta-risposta.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27151 size-medium" src="//ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/Buone-notizie-e-pronta-risposta-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300"></a>&lt;&lt;</strong> <span style="color: #000080;">… Dalle sue lettere e cartoline traspare un ricorrente ed intenso desiderio di riabbracciare i suoi cari, la diletta sposa, il piccolo Antonio, e soprattutto l’adorata mamma Caterina.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">La povera madre, memore della fine dolorosa del primogenito, ora penava e temeva per la sorte di quest’altro figlio, che una nuova guerra aveva portato lontano, staccandolo da genitori, sorelle e fratello, e strappandolo dalla sua famigliola, solo da poco tempo costituita. Nella corrispondenza di Pasquale s’avverte non solo una dolente nostalgia per tutti i suoi cari, ma c’è anche il disappunto per la brusca interruzione della sua attività agricola, l’amarezza per i sogni infranti, per i progetti di vita e di lavoro andati in fumo.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Nel primo periodo della sua lunga permanenza a <strong>Rodi</strong>, Scalese non corse gravi pericoli, anche se l’isola non fu risparmiata da bombardamenti aerei da parte dei Britannici. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche a <strong>Rodi</strong> la situazione divenne drammatica, in quanto i Tedeschi occuparono l’isola, tolsero il controllo del Dodecaneso agli Italiani e presero prigionieri i nostri militari, non più alleati ma considerati “traditori”. Nei mesi seguenti i Tedeschi cominciarono ad allontanare, in più riprese, i nostri soldati dall’isola, imbarcandoli su convogli navali che li trasportavano fino al Pireo, porto di <strong>Atene</strong>; successivamente i prigionieri italiani venivano man mano deportati, in treno, ai diversi lager, campi di prigionia e di lavoro, installati in molte località del 3° Reich tedesco, sia in Austria sia in Germania.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Catturato a Rodi dai Tedeschi, il Caporale Scalese fu internato nel Campo di raccolta n° 4, Settima Compagnia, che raccoglieva i nostri militari, considerati non come prigionieri di guerra, ma come I.M.I. (Internati Militari Italiani). In data imprecisata, probabilmente nell’inverno 1943-44, Pasquale fu allontanato da <strong>Rodi</strong> e condotto al Pireo. Dopo lo sbarco al porto ateniese, i familiari non ricevettero più notizie sul suo conto; di conseguenza fu annoverato tra i dispersi. Forse fu vittima, agli inizi del 1944, di qualche bombardamento aereo operato dall’aviazione inglese o da quella russa, sui treni, carichi di militari tedeschi e di loro prigionieri, che dalla Grecia si ritiravano verso l’Austria e la Germania.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">In segno d’omaggio al suo sacrificio trascrivo un brano commovente dell’ultima lettera che Pasquale indirizzò alla mamma Caterina. La lettera porta la data del 27 gennaio 1944. Così Pasquale scriveva a sua mamma: “Iddio ci ha separato per tanto lungo tempo, ma Lui stesso penserà a riunirci facendoci dimenticare quel giorno in cui amaramente ci separammo. Vi penso sempre e sperando di potere ricevere almeno qualche vostro scritto bacio mio figlio e mia moglie e a te chiedo la santa benedizione”.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Affido il commento di queste frasi struggenti al professore Vincenzo Scalese, fratello del disperso Pasquale: “Furono le ultime parole che noi conserviamo come il profumo dei suoi sentimenti ed un caro retaggio di affetti familiari. La giovinezza, come la vita dei fiori, è purtroppo caduca e fuggitiva e spesso passa come una meteora, ma quando è stata offerta alla Patria lascia una scia luminosa ed inestinguibile che vince lo spazio e il silenzio del tempo”.</span> <strong>&gt;&gt;</strong></p>
<p><a href="http://ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/scalese_pasquale.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27150" src="//ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/scalese_pasquale.jpg" alt="" width="150" height="189"></a>Dopo la pubblicazione nel febbraio 2012 dell’elenco dei circa <strong>4200 militari</strong> (tra cui è indicato il nostro <strong>Pasquale Scalese</strong>) imbarcati sull’<strong>Oria</strong> e quindi periti per il tragico naufragio del 12/13 febbraio 1944, prima che riuscissero a sbarcare al Pireo, la sopra riportata biografia di Pasquale Scalese va opportunamente emendata in due punti:</p>
<p>&#8211; la nave che trasportava Scalese e migliaia di prigionieri non arrivò mai al <strong>Pireo</strong>, in quanto a causa di una terribile tempesta <strong>naufragò</strong> 25 miglia prima di raggiungere quel porto;</p>
<p>&#8211; conseguentemente cade anche l’ipotesi che Pasquale Scalese sarebbe potuto morire a causa di uno dei tanti bombardamenti aerei che i colpivano i treni che trasportavano i <strong>prigionieri italiani</strong> dalla Grecia ai vari <strong>lager</strong> dell’Europa centrale.</p>
<p>Il racconto delle varie vicende sofferte in tutto il Novecento dalla <strong>famiglia Scalese</strong> (e in particolare da Vincenzo senior e da Pasquale) è veramente una successione di drammatici e tragici eventi:</p>
<p><a href="http://ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/terremoto-Martirano.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27161 size-medium" src="//ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/terremoto-Martirano-272x300.jpeg" alt="" width="272" height="300" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2018/03/terremoto-Martirano-272x300.jpeg 272w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2018/03/terremoto-Martirano.jpeg 293w" sizes="(max-width: 272px) 100vw, 272px" /></a>&#8211; nel 1905 il <strong>terremoto</strong> che distrugge la loro casa a Martirano;</p>
<p>&#8211; durante la <strong>I guerra mondiale</strong> (1915/18) il primogenito Vincenzo gravemente ferito e preso prigioniero;</p>
<p>&#8211; nel 1920 la <strong>morte di Vincenzo</strong> a seguito delle ferite e degli stenti patiti in prigionia;</p>
<p>&#8211; nel febbraio 1944 la <strong>tragica morte di Pasquale</strong> disperso per il naufragio della nave Oria;</p>
<p>&#8211; dal 1944 al 2012, i quasi settanta anni di <strong>impenetrabile silenzio</strong> calato sulle circostanze, sul luogo e sulla data di morte di Pasquale Scalese.</p>
<p><em>di Vincenzo Davoli</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Per chi non avesse ancora letto la prima parte:</span> <a href="http://ilreventino.com/la-storia-pasquale-scalese-artigliere-martirano-lombardo-perito-nella-seconda-guerra-mondiale/" target="_blank" rel="noopener"><strong><span style="color: #0000ff;">CLICCARE QUI</span></strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La storia di Pasquale Scalese, artigliere di Martirano Lombardo, perito nella II guerra mondiale (I PARTE)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Davoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Mar 2018 14:18:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso di varie ricerche svolte per acquisire notizie e dati sui militari di Francavilla Angitola Caduti nella seconda guerra mondiale, per poi riportarli nel libro “Buone notizie e pronta risposta” vol. 2°, pubblicato nel 2012 da “Calabria Letteraria Editrice”, sono venuto a conoscere, grazie alle preziose, commoventi informazioni fornitegli dal prof. Vincenzo Scalese di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/scalese_pasquale.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27150" src="//ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/scalese_pasquale-120x150.jpg" alt="" width="207" height="260"></a>Nel corso di varie ricerche svolte per acquisire notizie e dati sui militari di Francavilla Angitola Caduti nella <strong>seconda guerra mondiale</strong>, per poi riportarli nel libro “<strong>Buone notizie e pronta risposta</strong>” vol. 2°, pubblicato nel 2012 da “<strong>Calabria Letteraria Editrice</strong>”, sono venuto a conoscere, grazie alle preziose, commoventi informazioni fornitegli dal prof. <strong>Vincenzo Scalese</strong> di <strong>Martirano Lombardo</strong>, anche la dolorosissima vicenda di <strong>Pasquale Scalese</strong>, fratello dello stesso prof. Vincenzo.</p>
<p>L’artigliere <strong>Pasquale Scalese</strong> e il francavillese <strong>Domenico Farina</strong>, corregionali ed entrambi arruolati nel <strong>35° Raggruppamento Artiglieria</strong>, non solo si trovarono insieme nel <strong>1943</strong> nell’isola di <strong>Rodi</strong>, ma furono vicini nel momento del loro supremo sacrificio, quando andarono dispersi, la notte tra il 12 e il 13 febbraio 1944, in seguito al tragico naufragio del cargo “<strong>Oria</strong>”, dove erano stati stivati più di quattromila italiani, che, presi prigionieri dai tedeschi, da Rodi dovevano essere deportati in campi di concentramento e di lavoro ubicati in territori dell’Europa centrale, allora controllati dai nazisti.</p>
<p>Il dattiloscritto era stato consegnato nel dicembre 2011 all’editore <strong>Rubbettino</strong> perché provvedesse alla stampa del libro a febbraio 2012. Sennonché proprio a febbraio 2012 venne finalmente trovato <strong>un elenco</strong> con i nominativi dei prigionieri italiani imbarcati sull’Oria. Su tale elenco di prigionieri imbarcati purtroppo erano citati anche i nominativi dei suddetti artiglieri: a pag. 28 dell’elenco era segnato il <strong>Caporale Farina Domenico</strong>; a pagina 56, il <strong>Soldato Scalese Pasquale</strong>.</p>
<p>Avvisato del <strong>sensazionale ritrovamento</strong> dell’elenco imbarcati, sono riuscito a mala pena a darne notizia in poche righe inserite all’ultimo momento nella pagina finale (numero VII) dell’Introduzione del libro, la cui stampa era stata già avviata. Tuttavia non potei integrare i capitoli singoli di Farina e di Scalese, inserendovi la notizia che <strong>ciascuno dei due era perito nel naufragio del cargo “Oria”</strong>, avvenuto la notte del 12/13 febbraio 1944, andando a cozzare contro scogli dell’isolotto “Patroklou” (di Patroclo), 25 miglia prima di giungere al porto del Pireo.</p>
<p><a href="http://ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/Buone-notizie-e-pronta-risposta.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27151 size-medium" src="//ilreventino.com/wp-content/uploads/2018/03/Buone-notizie-e-pronta-risposta-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300"></a>Qui di seguito è trascritto il <strong>capitolo relativo a Scalese Pasquale</strong>, tratto dalle pagine 9-10-11-12 del libro “<strong>Buone notizie e buona risposta</strong>”, di&nbsp;<strong>Vincenzo Davoli</strong>, edito nel febbraio 2012 da “<strong>Calabria Letteraria Editrice</strong>”.</p>
<p><strong><em>&lt;&lt;</em></strong> <span style="color: #000080;"><strong>Scalese Pasquale</strong> nacque il 1° gennaio 1915 a Martirano Lombardo (CZ); era il quintogenito dei coniugi Antonio Scalese e Caterina Bartolotta. Il padre era un piccolo proprietario terriero; da giovane, Antonio era emigrato negli Stati Uniti d’America, rimanendovi a lavorare per alcuni anni.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Fino al 1905 gli Scalese abitarono a Martirano, paese molto antico, che nei secoli passati era stato anche sede vescovile. Nel 1905 un grave terremoto colpì l’antica Martirano distruggendo gran parte del paese. La famiglia Scalese, miracolosamente scampata al sisma disastroso, abbandonò la vecchia casa rovinata dal terremoto per trasferirsi in una casetta nuova eretta in campagna, nella frazione di San Nicola. San Nicola ora fa parte di Martirano Lombardo, il paese edificato ex novo a 7 km dall’antico, e che porta l’attributo Lombardo poiché fu costruito ad opera di un comitato di soccorso proveniente dalla Lombardia.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Ovviamente i primi figli di Antonio e Caterina nacquero a Martirano; quelli venuti al mondo dopo il 1905 sono nati a Martirano Lombardo. Il primo figlio degli Scalese si chiamava Vincenzo; era nato a Martirano antica il 18 aprile 1898. Appena diciottenne fu chiamato alle armi; partecipò alla 1ª guerra mondiale, arruolato tra gli Alpini. Fu mandato a combattere in montagna, dove si comportò così valorosamente da meritare una Croce di guerra. Durante una breve licenza ebbe modo di incontrarsi con suo padre Antonio che, richiamato alle armi, operava nel Genio pontieri presso il fiume Piave. L’alpino Vincenzo si distinse in particolare negli scontri di Monte Cimone (Altopiano d’Asiago Vicenza); rimasto ferito da una scheggia di granata, fu preso prigioniero, insieme ad altri, da forze nemiche soverchianti. Nella lunga prigionia soffrì diversi patimenti: la ferita mal curata; lo scoramento per la lunga attesa del ritorno in libertà; la penuria di cibo. Dopo la vittoria del 4/11/1918 fece ritorno in patria, ma il suo fisico era ormai minato dalla malattia e dalle sofferenze patite. Morì il 18/09/1920 all’Ospedale militare di Catanzaro, dove si trovava ricoverato per un estremo tentativo di curarlo e salvarlo.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Dopo il primogenito Vincenzo, gli Scalese ebbero tre femmine: Rosina, Carolina e Marianna. Quintogenito, e secondo figlio maschio, fu Pasquale, nato a San Nicola di Martirano Lombardo. Sempre nella casetta di San Nicola nacquero gli altri due figli: una femmina, chiamata Cristina ed un maschio. Giustamente all’ultimo loro figlio, nato dopo la tristissima e prematura morte del primogenito, i genitori vollero dare il medesimo e diletto nome, ossia Vincenzo.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Con la scomparsa del primogenito il ruolo e la responsabilità di primo maschio passarono a Pasquale. Alla scuola elementare Pasqualino si distinse come scolaro diligente e giudizioso, bravo in tutte le materie, eccellente in matematica e scienze. Tuttavia, una volta conseguita la licenza elementare, il ragazzo non poté proseguire negli studi. In quegli anni la scuola ginnasiale era aperta solo in grossi centri come Nicastro; per quanto Pasquale fosse un giovinetto studioso e promettente, la sua famiglia in quel periodo non poteva permettersi il lusso di mantenere un figlio agli studi; ciò avrebbe comportato notevoli spese per le rette scolastiche, per il vitto e l’alloggio, per l’acquisto di libri, di vocabolari e cancelleria, a cui bisognava ancora aggiungere le diverse altre spese che è costretto a sostenere chiunque dimori lontano dalla propria casa. Chiuso il capitolo “scuola”, Pasquale ancorché giovanissimo, cominciò a lavorare; nei primi tempi cominciò a lavorare; nei primi tempi affiancò suo padre nella gestione oculata delle proprietà agricole e boschive di famiglia. Poi, crescendo negli anni ed aumentando l’esperienza, si affermò come coltivatore diretto, come imprenditore agricolo autonomo capace e intraprendente.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Riconosciuto abile alla visita di leva dei giovani della classe 1915, fece l’ordinario servizio militare in tempo di pace, inquadrato nei ranghi dell’Artiglieria. Durante la ferma militare Pasquale fu mandato anche a Bardonecchia (provincia di Torino); vi rimase per qualche tempo, prestando servizio con le guardie di frontiera, alloggiate nel forte Bramafam, antico presidio costruito dai Savoia, al confine con la Francia. Concluso il servizio militare, giustamente Pasquale si preoccupò di mettere su famiglia; agli inizi del 1939 sposò la compaesana Angelina Folino. Il 19 novembre 1939 i giovani coniugi, insieme a tutti gli Scalese, gioirono per la nascita di un figlio, a cui misero il nome Antonio in onore del nonno paterno.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Ma la gioia in casa Scalese durò solo pochi giorni. Già dal 1° settembre 1939, con l’attacco tedesco alla Polonia, la guerra divampava nel centro dell’Europa.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">L’Italia, non ancora belligerante, cominciò a mobilitare le sue Forze Armate; perciò Pasquale Scalese, richiamato sotto le armi, dovette allontanarsi dal piccolo neonato, dalla sposa e dai suoi cari. Soltanto una volta nella primavera del 1940, durante una breve licenza, ebbe modo di riabbracciare il piccolo Antonio ancora in fasce e di salutare i parenti. Pasquale fu arruolato nuovamente come Artigliere, inquadrato nel 35° Raggruppamento Artiglieria da posizione.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Dopo che l’Italia entrò in guerra (10/06/1940), il reparto dove militava Scalese fu mandato nel mar Egeo a presidiare l’isola di Rodi. Durante la permanenza nell’isola, Pasquale chiese più volte di essere mandato in licenza per rivedere i suoi congiunti, ma questo permesso non gli fu mai accordato. Nell’isola di Rodi Scalese prestava servizio come Caporale nella 13ª Batteria del 35° Raggruppamento Artiglieria, ossia nella stessa unità dove era stato inquadrato il francavillese Caporal Maggiore Domenico Farina. Grazie ad una fitta corrispondenza postale Pasquale mantenne contatti stretti con familiari ed amici di Martirano Lombardo&#8230;</span> <strong>&gt;&gt;&nbsp;</strong></p>
<p><em>di Vincenzo Davoli</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>PRESTO LA PUBBLICAZIONE DELLA II PARTE DELL&#8217;ARTICOLO</strong></span></p>
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