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Stamattina ho commesso una strage, quelle pancette si rifiutavano di pagarmi il pizzo

di Raffaele Arcuri –

Avremmo tutti bisogno di imparare il diritto alla leggerezza. Ci sforziamo talmente, nel nostro quotidiano, di risultare profondi agli occhi degli altri che perdiamo di vista la pelle dell’esistenza.
Le persone eternamente serie alla lunga risultano banali. Rivendichiamo allora il diritto di pronunciare qualche cazzata, di non vergognarci se ci commuoviamo, di piangere se ne abbiamo voglia, di non approfondire un argomento, di spegnere il telegiornale, di mandare a quel paese un interlocutore noioso, di perdere la strada e ritrovarla e di svestire, almeno ogni tanto, la maschera che indossiamo.
Il diritto alla leggerezza dunque, non alla superficialità, che ci consente anche di prenderci in giro giocando sugli stereotipi antropoalimentari che stanno alla base dell’identità del calabrese.

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Stamattina ho commesso una strage.
È stato un regolamento di conti, quelle pancette si rifiutavano di pagarmi il pizzo, erano 5 mesi che non versavano. Da bravo calabrese prima le ho avvisate, e dopo l’ennesimo rifiuto le ho fatte a pezzi e messe sottovuoto. Lo scrivo io, prima che qualche simpatico sciacallo riporti la notizia su fb svelando la mia naturale propensione a delinquere.
Troverò un avvocato senza scrupoli alimentari che mi faccia assolvere per legittima difesa.
Ed ora che ho confessato ne metterò una fetta nella pasta e fagioli.

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