
Tra questi, la regista francese Lisa Azuelos, che ne ha fatto il film “Dalida”, trasmesso qualche sera fa da Rai 1, in prima assoluta televisiva.
Così pure ha fatto la scrittrice calabrese Titti Preta, che l’ha raccontata nel romanzo biografico “Cercando Jolanda” e che ci ha concesso un’intervista esclusiva, di cui le siamo particolarmente grati, assieme a tutti i lettori de ilReventino.it.
D) Da cosa deriva la sua passione per Dalida, quella stessa che l’ha portata a scrivere quella che, in pratica, è una sua biografia, seppure romanzata?
E’ per questo motivo che dedico a lei questo libro. Nello scriverlo, ho voluto intersecare al dato biografico quello narrativo in cui emerge l’anima dell’artista. Una mission letteraria portata avanti con testardaggine e passione e, forse, anche con coraggio, convinta di offrire un piacevole cadeau a intenditori della musica e non, come a calabresi e non. Per non dimenticare Dalida che, con voce piena e calda, era capace di trasmettere emozione e sentimento, di comunicare lo stato d’animo del momento, perché trasponeva nelle canzoni la sua vita.
Una certa critica parlò di canzonette. Sbagliato: si tratta, invece, di pezzi di storia del costume o addirittura di inni popolari, in grado di lanciare messaggi per l’indipendenza dalle regole “piccolo borghesi” che, in quegli anni, rendevano la vita difficile soprattutto alle donne, e quasi impossibile agli omosessuali.
C’è stata una profonda empatia tra me e Dalida, che ritengo una donna forte, che ha rotto gli schemi e si è saputa emancipare.
D) Com’è la Jolanda che viene fuori dalle pagine del suo libro?
Dalida è una donna famosa, realizzata, talentuosa, indipendente: cosa che, ai suoi tempi, non è da poco. Eppure dietro i suoi sorrisi ci sono due occhi che tradiscono una grande malinconia. La bellezza, l’amore, il talento e la fama, non bastano: Jolanda sente che il puzzle della sua vita è perennemente incompleto, c’è un tassello mancante che scopre una ferita da sempre aperta nel cuore. Così decide di uccidere quella parte di sé che detesta, perché il conflitto tra la donna e l’artista è divenuto inconciliabile.
Ho ritrovato i crismi del mito nella sua vita, che è leggenda scritta nelle stelle. Sono: la bellezza, l’amore e la morte (Eros e Thanatos); la nemesi (la maledizione); il coraggio di abbattere con caparbietà muri e frontiere; l’universalità, cioè essere capita e amata da tutti, giovani e anziani, donne e uomini, cristiani e arabi, e pure dai gay; la consacrazione e la gloria; l’eternità. L’eredità che ci lascia è il suo talento, conseguito dopo aver dato fuoco al mondo con le sue regole.
Dalida è stata il monumento di sé stessa. Tutto qui il senso della sua corsa fatale che tende all’annullamento. Il sogno di volare in alto viene troncato dal male di vivere, che il poeta Eugenio Montale ci ricorda in una celeberrima lirica della silloge: Ossi di seppia (1925): “Spesso il male di vivere ho incontrato…”
La vita le si è consumata in fretta, tra luci e ombre. Dalla morte di Luigi Tenco, Jolanda non si riprese mai e, nonostante fosse circondata di persone care, iniziò a sentirsi sempre più sola. Vivere divenne difficile, come ella stessa scrisse nel biglietto d’addio.
Accumulò delusione su delusione, cominciò a non accettare il passare del tempo, non coronò il sogno più grande, quello di ogni donna comune: essere madre e moglie, perché sono le piccole gioie della quotidianità che danno un senso alla vita e ci proiettano nel futuro.
Jolanda arrivava da un ambiente modesto del Sud Italia: la famiglia per lei era tutto, nonostante la vita mondana che conduceva. La sua vicenda dimostra come la perdita di un amore e la mancanza di una realizzazione sul piano affettivo non possano essere compensate né dal denaro, né dalle onorificenze.
D) Quali sono le differenze più marcate – se ce ne sono – rispetto al personaggio messo a fuoco nel film di Lisa Azuelos?
Il film non ha avuto uno sviluppo narrativo e riflessivo e mi è apparso superficiale in alcuni passaggi. Per esempio, sono stati tagliati alcuni momenti rilevanti, come la storia di Dalida con Arnaud Desjardins e, soprattutto, con François Mitterand.
Il narrato filmico non indugia, ma accenna soltanto a situazioni che andavano maggiormente sottolineate.
Ritengo, poi, che non si sia colto un messaggio etico e costruttivo e che si sia data un’immagine di disfacimento. Quindi, per una forma di pruderie, Lisa Azuelos ha proceduto attraverso l’intercalazione di fasi, a volte scollegate le une dalle altre e ha dato per scontato che chi lo guarda, sapesse già tutto. Non è così, invece. Bisognava essere più didascalici e procedere in ordine, ricomponendo la complicata e ricca vita di Jolanda.
Ho gradito molto i costumi, le location, gli interni… tutti di raffinata bellezza e ritengo sia un valido prodotto vintage. Ma, ripeto, non ho colto l’introspezione e la chiave di lettura complessiva del personaggio/persona, cioè la permanenza di due anime in una sola e in combutta tra loro: Jolanda e Dalida, la donna e l’artista.
Infine un’altra nota dolente: nel film non c’è nessun collegamento di Dalida alla Calabria e questa, secondo me, è una grave pecca per ricomporre il personaggio.
Come interpretazione, ho gradito molto Riccardo Scamarcio. Sveva Alviti è bellissima e somiglia molto a Jolanda, forse è troppo alta e soverchia un po’ tutti gli interpreti maschi.
D) Lei ha visto il film, in prima assoluta televisiva, a Serrastretta, assieme ai “concittadini” di Dalida. Che sensazioni ha provato nel corso della serata?
Vedere il film sull’onda emozionale del ricordo è stato fantastico e unico. Ho donato una copia del mio libro “Cercando Jolanda” all’Associazione “Dalida” e ne sono stata omaggiata con il calendario che annualmente viene stampato e che reca il volto bellissimo della diva canora. Con l’occasione, è stata lanciata la proposta di presentazione del libro, che verrà fatta a breve.
D) Come procederà nei prossimi giorni la promozione del suo libro e dove è possibile acquistarlo?
In futuro, a parte Serrastretta, ci saranno presentazioni a Cortale, Amantea, Rogliano e nel Vibonese. Una data certa è nella mia città, Vibo Valentia, il 6 luglio, alla Biblioteca Comunale. Da aprile in poi inizia il tour che culmina a maggio: ricordo che il tre maggio cade il trentennale della morte di Dalida. Il libro, uscito il 17 gennaio, data di nascita della cantante, è già alla seconda ristampa. Attraverso le richieste on line sui social è giunto anche in Francia, dove Dalida è un mito.
Voglio, al fine della diffusione, fornire i miei contatti: E-mail: preta.mariaconcetta@libero.it / Pagina Facebook: Maria Concetta Preta / Blog: mariaconcettapreta.altervista.org / Instagram: Titti Preta (@tittipreta) / Twitter: Maria Concetta Preta (@tittipreta).
di Raffaele Cardamone
