
Il convegno, organizzato dai volontari dei progetti di Servizio Civile insieme con l’Associazione “Una Voce Tante Voci”, ha avuto per tema «Alla riscoperta delle nostre origini… sulle tracce di Conflenti», e dico subito che sono rimasto colpito sia dalla partecipazione (sala piena, coi volontari presenti al completo ma anche con uomini e donne interessati), sia dall’attenzione riservata ad argomenti storici che di solito non vengono bene accolti dall’uditorio.
Ci siamo trovati, inoltre, all’interno di una realtà caratterizzata da una forte identità geografica e storica: un territorio che fino a mille anni fa conservava ancora – nelle zone più alte e più interne – una superficie contrassegnata dalla grande selva calabra, mentre le fasce collinari e le pendici erano state diboscate e destinate all’economia agricola di sussistenza.
È con i Normanni, dunque, che nel territorio raggruppato oggi in Comunità Montana inizia quell’opera di trasformazione dell’ambiente naturale attuata dall’uomo per soddisfare i propri bisogni e migliorare la qualità della vita. Un’opera sistematica, realizzata spesso a scapito della natura e persino alterando l’equilibrio ecologico, ma che ha portato a creare quel paesaggio che noi vediamo oggi e che chiamiamo “ambiente antropizzato”.
Sorgono così nuovi centri, prendono vita Castagna (il villaggio più antico sorto attorno al monastero) e Carlopoli, tornano a essere frequentate le terre del fiume Amato. Poi, a metà del Quattrocento, popolazioni albanesi ripopolano il villaggio di Gizzeria, così come profughi albanesi fondano o ripopolano i casali di Vena di Maida, Caraffa, Amato e Zangarona. Mentre in altre terre s’insediano anche famiglie di Ebrei (a Nicastro esisteva già una presenza ebraica documentata nei Registri Angioini del 1276).
Nel 1595 nasce Cicala e nel 1625 viene edificata Carlopoli. A seguito del terremoto del 1638 la famiglia d’Aquino (colpita duramente nel cuore dei suoi feudi) avvia un’opera di ricostruzione che passa attraverso l’edificazione di nuovi centri, «in sostituzione od a fianco dei vecchi abitati», precisa Armido Cario. Nascono così Falerna e alcuni villaggi che poi formeranno Decollatura, paesi abitati entrambi da coloni stagionali divenuti permanenti. Sorgono San Mango d’Aquino, Feroleto Nuovo (altrimenti detto Piano, da cui Pianopoli), il casale Aquino nei pressi di Motta Santa Lucia, il casale Sant’Angelo nei pressi del più antico abitato di Platania. E viene anche ripopolata Serrastretta.
Poi, nel Seicento e nel Settecento, si animano Mannelli Inferiore, San Tommaso, Mannelli Superiore e Colla (riuniti oggi nel Comune di Soveria Mannelli), mentre coloni provenienti da Motta e da Scigliano ripopolano San Pietro Apostolo e Miglierina e i casali di Conflenti Superiore e Conflenti Inferiore sono messi in collegamento da una strada e assumono un assetto urbanistico definitivo.
L’articolo di Davide De Grazia ci riporta all’attualità e mette in evidenza – come recita lo stesso titolo – risorse potenziali e problemi irrisolti. Con al centro una popolazione «in forte declino, a causa della cronica assenza di posti di lavoro, che dopo il boom degli anni ’70 e ’80 è andata sempre scemando». E tutto ciò, nonostante la presenza di importati istituzioni scolastiche (che frenano il pendolarismo degli studenti), un ospedale che tutto sommato garantisce un presidio sanitario e una rete di piccole e medie imprese che caratterizzano il tessuto economico del territorio.
Allargando l’orizzonte, notiamo che la tendenza è inarrestabile. Perché negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno d’Italia quasi due milioni di abitanti, e la metà di questi sono persone tra i 15 ed i 34 anni. E perché i dati Svimez informano che tra il 2016 e il 2065 il Sud perderà 5,3 milioni di abitanti. La Calabria – la nostra regione – ne perderà 468 mila.
Scenario sconfortante, per chi abita queste terre e più in particolare per i giovani, ai quali De Grazia dedica un’attenzione particolare perché il loro abbandono «rischia di svuotare definitivamente i paesi decretandone la morte demografica».
di Armando Orlando
*) Tutte le foto sono tratte dalle pubblicazioni della Comunità Montana dei monti Reventino-Tiriolo-Mancuso.
