
Esiste un sommovimento che sta interessando le coscienze di quelli che si usano definire policy maker (i decisori politici) ma soprattutto delle popolazioni, coinvolgendole in un pensiero comune, rivolto alla creazione di un’unica comunità. E qualcosa comincia a vedersi anche sotto forma di semplici incontri e parole: soprattutto la parola “fusione” finora mai pronunciata e ritenuta dai più quasi impronunciabile.
Un’idea che però era già nell’aria e nelle menti delle persone, soprattutto dei giovani, per i quali non esistono più barriere e confini in tutt’Europa; figuriamoci tra i territori dei nostri piccoli paesi di montagna!
Qualche tempo fa, in occasione di un incontro presso il Liceo Scientifico “Costanzo” di Decollatura, peraltro alla presenza del vicepresidente della giunta regionale Antonio Viscomi e di alcuni sindaci locali, ho avuto modo di sentire le parole di un giovane, Virgilio Bonacci, che parlava espressamente di “Città del Reventino”, affermando, anche come portavoce dei suoi compagni con i quali forma una comunità di studenti provenienti da tutti i paesi vicini e senza distinzione alcuna, che di fatto questa città già esiste.
La fusione, anche se ci saranno forse delle resistenze tra i più anziani e tra quelli più attaccati al campanile, sarà un processo ineluttabile. Da qui, e in modo del tutto naturale, è nato un progetto che ha avuto la forza di coinvolgere solo alcuni dei comuni potenzialmente interessati.
Ancora troppo pochi e comunque non ancora sufficienti a creare quella città utopica, Reventinia, che potrebbe migliorare le condizioni di vita di tutti e dare finalmente una precisa identità a un territorio che non può più permettersi di essere disaggregato in tanti piccoli nuclei abitati.
Di positivo c’è che tutto questo non sia più visto come un tabù, che se ne cominci a parlare in modo serio e possibilista, che se ne mettano bene a fuoco le opportunità, fermo restando che il tempo a nostra disposizione non è infinito e che ci si dovrà muovere con una certa determinazione, per non rimanere, ancora una volta e ormai per sempre, travolti dagli eventi globali e isolati nei nostri piccoli e pressoché insignificanti mondi.
di Raffaele Cardamone
