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Il confronto Tridico-Occhiuto allo Sciabaca Festival: tra detto e non detto, i veri problemi della Calabria

Il confronto Occhiuto-Tridico

Il primo confronto di questa frettolosa e per forza di cose superficiale campagna elettorale dei candidati alla presidenza della Regione Calabria Roberto Occhiuto e Pasquale Tridico è avvenuto a Soveria Mannelli. Non si può dire se sia stato un caso, ma occorre dire che l’occasione è stata davvero speciale e propiziata dallo Sciabaca Festival 2025, una kermesse culturale di Rubbettino Editore che ha ormai raggiunto i dieci anni di vita e che si avvia a essere un appuntamento fisso e importantissimo di fine estate per la cultura calabrese e mediterranea nel senso più esteso possibile.

Verderami al centro tra Occhiuto e Tridico

I due candidati si sono parlati, moderati dal giornalista del Corriere della Sera Francesco Verderami, calabrese d’origine, sforzandosi di essere il più possibile politically correct, salvo qualche caduta di stile in particolare da parte di Occhiuto, che se l’è presa con la “spocchia” di Tridico quando dice di essere stato professore in due importanti università degli States (cosa vera), mentre Occhiuto rincorreva in Calabria la sua carriera politica (cosa altrettanto vera).

Sulla cultura i due hanno dimostrato di avere visioni opposte. Tridico, rifacendosi a un grande pensatore calabrese come Nuccio Ordine, da poco tempo inopinatamente sottrattoci dalla cattiva sorte, è per una cultura che viene promossa a prescindere dal valore economico che può sviluppare, perché il valore sta tutto nella crescita intellettuale e, se si vuole, emozionale di una comunità. Occhiuto ha una visione più economicista, per la quale la cultura deve produrre soldi, reddito per i cittadini e per gli enti che ne dispongono, turismo il più possibile, senza tener conto di un fenomeno come l’overtourism che potrebbe essere letale per alcuni luoghi facendone perdere identità e bellezza.

L’arrivo di Tridico tra l’editore Florindo Rubbettino e il sindaco Michele Chiodo

Sulla favola di una Calabria che cresce più dell’Italia, Tridico ha fatto notare che senza il Pnrr saremmo esattamente come prima se non peggio, ma pure che i soldi del Pnrr si stanno spendendo con troppa lentezza, soprattutto in sanità, dove ce ne sarebbe più bisogno.

Poi, appunto, la sanità, nodo cruciale di ogni dibattito politico. Chiunque governi gioca a scaricabarile ed è sempre colpa di chi è venuto prima. Fatto sta, come ha notato Tridico, che gli ospedali sono stati chiusi in Calabria quando governava il centrodestra, cioè circa 15 anni fa con la giunta Scopelliti. Certo tutti hanno fatto male in sanità ed è innegabile, come ha detto Occhiuto, che i commissari nominati da Conte e dai 5 Stelle sono stati disastrosi.

Sulla sanità ci sarebbe da fare un solo discorso dirimente: chi vuole la sanità pubblica e chi vuole la sanità privata. L’argomento non è purtroppo, anche per motivi di tempo, stato trattato in questi termini nudi e crudi, gli unici che possono definire una posizione chiara che poi può essere condivisa o meno.

Chi è ricco o comunque benestante magari preferisce pagare meno tasse e con i soldi risparmiati pagarsi un’assicurazione, come negli Stati Uniti d’America, e in caso di bisogno andare in clinica senza problemi. Chi sbarca appena il lunario, o neppure quello, è attaccato alla sanità pubblica che però, così com’è ora, costringe anche lui a fare sacrifici immani per permettersi almeno in prima battuta lo specialista e le analisi diagnostiche dal privato, perché le liste d’attesa sono talmente lunghe che si rischia di non esserci più quando arriva il proprio turno.

Mentre per l’emergenza-urgenza, la cosa buona fatta da Occhiuto è stata quella di rivolgersi ai medici cubani per evitare l’intollerabile fenomeno dei “medici a gettone”: professionisti che si licenziano dal pubblico per formare cooperative di medici che, in barba al giuramento d’Ippocrite, offrono le proprie prestazioni a costi altissimi, creando così anche una sperequazione tra il medico di pronto soccorso a stipendio fisso e il gettonista che guadagna in pochi giorni quanto l’altro in un mese.

Il pubblico di Sciabaca in attesa dell’inizio del confronto

Ma si sarebbe dovuto parlare di tanto altro ancora, per esempio, giusto per restare nell’area del Reventino-Savuto, delle infrastrutture viarie che si aspettano da decenni e, quando trionfalmente vengono inaugurati tre miseri chilometri, che però cambiano decisamente in meglio la vita di una comunità, è più la rabbia per quello che si è atteso troppo a lungo o per tutto il resto che ancora inspiegabilmente non si realizza, che la soddisfazione per quel poco che si è ottenuto.

E la mobilità ferroviaria, che ha visto, proprio come l’ospedale di montagna, un peggioramento progressivo, fino alla chiusura per 15 anni che dura tuttora, a causa di uno smottamento, della tratta Soveria Mannelli-Rogliano, e da oltre due anni la chiusura della tratta Soveria Mannelli-Catanzaro per lavori di manutenzione straordinaria e ammodernamento. Con l’amministratore delegato Aristide Vercillo che sempre a Sciabaca, il giorno prima, aveva seraficamente annunciato la fine dei lavori per il primo trimestre del 2027. La ferrovia è chiusa dal 15 luglio 2023, quindi stiamo parlando di quasi quattro anni per dei lavori che probabilmente in Cina o in Giappone avrebbero fatto in pochi mesi. Un po’ come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria che è un cantiere perenne soprattutto nel tratto Altilia-Cosenza, che forse solo ora si decide di bypassare con un percorso alternativo che chissà quando vedrà la luce.

Saluti finali dopo l’incontro

Vedremo, chi vincerà le elezioni se saprà affrontare questi problemi, senza trascurarli per preoccuparsi magari di un ponte sullo Stretto di Messina che non serve a nessuno, perché chi vive in Calabria o in Sicilia sa benissimo che qualche fila ai traghetti si vede solo per qualche giorno all’anno e per il resto non c’è nessun problema se non quello di arrivarci allo Stretto e poi proseguire in Sicilia, percorrendo strade e autostrade che sembrano mulattiere o ferrovie a un solo binario che neppure nel far west.

In bocca al lupo a chi vincerà, ma soprattutto ai cittadini calabresi che avrebbero bisogno di una bella sveglia per abbandonare il torpore che li avvolge da fin troppi anni e fare pressione sulla politica non per risolvere il proprio problemino personale, ma quelli ben più importanti di tutta la collettività.

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Raffaele Cardamone

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