di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 276 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria) –
1 – LA DIFESA DELLE API NELLA NOSTRA LETTERA AL FUTURO
Nella precedente “Lettera n. 275” sollecitavo tutti a scrivere una “Lettera al Futuro” per elencare ciò che ognuno di noi ritiene debba essere assolutamente salvaguardato per avere finalmente un “mondo nuovo” a misura di Umanità e di Natura. Un mondo possibilmente pienamente etico e in Armonia. E nell’Armonia del nostro pianeta rientrano pure e soprattutto le api. Infatti, è ampiamente risaputo che senza le api sarebbero guai seri per tutti noi, poiché dobbiamo proprio a questi preziosi insetti gran parte del cibo che è indispensabile alla nostra sopravvivenza.
2 – LA RIVOLUZIONE DELLE API
A descrivere tutto questo dramma e le auspicabili soluzioni c’è “La rivoluzione delle api” (come salvare l’alimentazione e l’agricoltura nel mondo) un libro-inchiesta scritto da Monica Pelliccia e Adelina Zarlenga dopo un’ampia e documentata ricerca sul campo in varie parti del mondo. Lo ha pubblicato nel 2018 in 192 pagine la casa editrice Nutrimenti di Roma (www.nutrimenti.net).
E poiché non saprei descrivere meglio i contenuti di questo loro libro, riporto qui di sèguito quanto descritto dalla stessa casa editrice, la quale giustamente evidenzia che la prefazione si deve alla penna arguta di Vandana Shiva (1952) la nota attivista e ambientalista d’India che si batte per cambiare pratiche e paradigmi nell’agricoltura e nell’alimentazione, preoccupandosi di questioni legate alla biodiversità, alla bioetica, alle biotecnologie, all’ingegneria genetica e a tutto ciò che può portare nocumento all’equilibrio naturale.
3- COME SALVARE L’ALIMENTAZIONE E L’AGRICOLTURA DEL MONDO
<<Non faceva mistero della sua passione per l’apicoltura, Tolstoj: ammirava a tal punto il regno delle api da erigerlo a emblema della perfetta organizzazione sociale. E da sempre donne e uomini sono affascinati dall’incessante e meticolosa operosità di questi animali, sedotti dalla dolcezza del loro miele. Ma gli insetti a strisce valgono molto di più. Le api sono responsabili del settantacinque per cento di ciò che arriva sulle nostre tavole: l’impollinazione, un effetto ‘collaterale’ della loro attività bottinatrice, contribuisce alla nascita e diffusione di piante fondamentali per la nostra alimentazione, e al mantenimento della biodiversità.
4 – IL PROGETTO E LE AUTRICI PELLICCIA – ZARLENGA
Il libro “La rivoluzione delle api” nasce dal progetto “Hunger for Bees” (Fame di api) con cui le autrici Monica Pelliccia e Adelina Zarlenga (con la collaborazione della fotografa Daniela Frechero) hanno vinto il Premio internazionale di giornalismo “Innovation in development reporting” (Innovazione nella rilevazione sullo sviluppo) gestito dal Centro Europeo di Giornalismo. Il capitolo dedicato all’Honduras è stato realizzato con la collaborazione dell’International Women Media Foundation nell’àmbito dell’iniziativa Adelante.
Adelina Zarlenga è giornalista freelance. Scrive articoli e reportage, pubblicati su testate italiane e internazionali, prediligendo temi legati alla tutela dell’ambiente, all’agricoltura, all’alimentazione e al sociale. Svolge anche attività di ufficio stampa, in particolare nel settore dell’ecologia e dei viaggi.
5 – IL MIELE DI BADOLATO
C’era una volta il miele di Badolato. Molti decenni fa, purtroppo. Ed era uno dei più prelibati, poiché le api avevano la possibilità di suggere il nettare dai fiori di varie altitudini e molte situazioni agricole, floreali e forestali. Dal mare alle colline e alla montagna. Un tempo era assai ricercato il miele di Badolato. Ma, poi, le alluvioni del 1951, del 1953 e del 1959 hanno dato il colpo di grazia a questa preziosa coltura.
6 – NAZARENO CIRCOSTA UN’AUTORITA’ IN APICOLTURA
Adesso, l’Unione Europea e la globalizzazione (con la sospetta tolleranza sui pesticidi in agricoltura, la burocrazia e la libera circolazione delle merci e quindi del miele altrui) hanno, in pratica, scoraggiato l’apicoltura italiana e meridionale in particolare. Comunque sia, noto che ultimamente c’è una lieve ripresa del settore da parte di giovani ben motivati, spesso laureati, tecnologici. Qui, in Alto Molise, ad esempio, sono sorte nuove aziende che si autopromuovono ottimamente sui mercati anche internazionali.
Pure in Calabria, nonostante i pesticidi e un’elevata moria di api, l’apicoltura è in ripresa con nuove aziende familiari o individuali. Come mi assicura per telefono Nazareno Circosta, da trenta anni una vera autorità in apicoltura. Originario di Pietracupa di Guardavalle, ha abitato per tanti anni a Badolato Marina dove aveva un’avviata officina meccanica, che però ha abbandonato per seguire la sua antica e originaria vocazione contadina.
La sua azienda familiare di apicoltura (già intestata alla figlia Irene) ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Il più prestigioso è stato quello guadagnato alla massima manifestazione agonistica che c’è al mondo e che laurea ogni anno i migliori mieli che ci sono in Italia e altrove. Infatti il 21 settembre 2003 nella 23ma edizione del Premio Tre Gocce d’Oro in Castel San Pietro Terme (Bologna) l’azienda Circosta ha vinto il terzo Premio assoluto (una goccia d’oro) per la categoria del miele millefiori. Un riconoscimento davvero assai importante che premia molto meritatamente la serietà del lavoro e la genuinità del prodotto.
7 – SALUTISSIMI
Caro Tito, il nostro grande esperto e “naturopata” Nazareno Circosta mi ha appena detto che il coronavirus Covid-19 (che tante vittime sta mietendo oggi nel mondo) è ben poca cosa, in percentuale e in paragone come sterminatore, rispetto ai tanti veleni e pesticidi che provocano l’immane moria di api (spesso fino al 90% degli alveari). Speriamo che, con l’amara lezione del Covid-19, le classi dirigenti globali aboliscano i pesticidi e tutta quella chimica velenosa e nociva per l’uomo e per la natura. Tra l’altro, tracce di pesticidi (provenienti dalle coltivazioni di Europa, America, Asia, ecc.) è stata riscontrata persino addosso agli orsi polari o sulle altissime montagne dell’Himalaya. Figuriamoci come si espande e quanto si diffonde nell’aria!
di Domenico Lanciano
