
Lo ha fatto nel libro “I ragazzi della Fiumarella, un disastro ferroviario a colori”, che finalmente colma un’imperdonabile lacuna, una sorta di rimozione collettiva di una tragedia che ha segnato più di tutti i parenti e gli amici delle vittime, per la maggior parte giovanissimi studenti, e poi un’intera popolazione dell’area del Reventino.
Nelle genti di questi nostri paesi di montagna, se non il ricordo diretto, per motivi anagrafici, è infatti ancora vivo il tormento che deriva dai racconti di nonni e genitori cui la Fiumarella ha tolto comunque qualcosa, anche quando non si è trattato di ciò che di più prezioso esiste al mondo: una vita umana.
Così, questo recupero di memoria storica, attraverso i ricordi dei singoli, è un’operazione culturale davvero degna di nota, che premia nei risultati l’autore, Giovanni Petronio, e la giovane casa editrice, Link Edizioni, soprattutto nella persona dell’editor Pasquale Allegro, che ha creduto nel suo lavoro e lo ha accompagnato nel darlo alle stampe.
Il libro è stato finora presentato a Decollatura, nell’aula magna di quel Liceo Scientifico “Costanzo” che nacque anni dopo, come tardiva risposta delle Istituzioni alla tragedia degli studenti della Fiumarella, e ora a Soveria Mannelli, stazione di partenza di quel treno maledetto.
Gesina Cardamone, che ha svolto con garbo e passione il ruolo di moderatrice, ha così presentato l’autore: “Giovanni si è fatto promotore di tante iniziative sulla mobilità e per lo sviluppo del territorio. Sentiva il dovere di scrivere un libro sulla Fiumarella, su cui era sceso un silenzio assordante. Si dice che le storie non esistono finché non c’è qualcuno che le racconti e questo è esattamente ciò che ha voluto fare Giovanni.”
L’editor Pasquale Allegro, autore peraltro della premessa del libro, ha detto dell’autore: “Ho condiviso con lui il messaggio e la passione che ci ha messo nell’esprimerlo, realizzando una ricerca dettagliata e approfondita. Del disastro mi ha colpito l’altissimo numero di ragazzi tra le vittime e ho subito percepito che questo era un libro necessario.” E ha aggiunto: “In questo libro, Giovanni ha voluto raccontare la vita e non la morte.”
L’autore Giovanni Petronio ha iniziato citando Cesare Pavese: “Non si ricordano gli anni ma si ricordano gli attimi.” Definendo la tragedia della Fiumarella la terza guerra mondiale di questo territorio: “Solo che in guerra si è coscienti di dover affrontare la morte, mentre su un treno non dovrebbe essere possibile andare a morire.” Ha ringraziato tutte le persone di cui ha parlato perché: “Attraverso le loro storie mi hanno insegnato moltissimo.” E ha concluso dicendo: “Questa deve essere soprattutto una memoria del futuro. Un insegnamento per il futuro. Ho provato a sacralizzare e socializzare queste storie, perché scripta manent.”
Sì, verba volant, e di parole se ne sono fatte fin troppe e a volte a sproposito, mentre scripta manent. E gli scritti di Giovanni Petronio rimarranno a ricordare a tutti noi quel 23 dicembre 1961, che lui stesso ha definito “una data spartiacque”. C’è un prima, con tanti giovani progetti di vita, e un dopo, con un vuoto rimasto incolmabile.
di Raffaele Cardamone
