di Angelo Falbo * –
Ad un primo ascolto di buon senso l’affermazione di Boccia appare pure sacrosanta.
Anzi lo scenario si è beffardamente aggravato:
Se non c’è crescita i ricchi quasi non ne risentono, ma la povertà e i poveri numericamente aumentano.
Se c’è crescita poca o molta che sia, se la continuano a pappare ingordamente i più ricchi e i poveri continuano ad aumentare
Perché? Perché l’assetto sociale, sul piano politico ed economico è ingiusto.
Per cui la “torta” di Boccia a “Lorsignori” non basta mai. Le loro porzioni si fanno sempre più spropositatamente più grandi.
Infatti nel corso di questi ultimi anni di crisi cosa è successo? Una spaventosa redistribuzione al contrario. Essendosi indebolite le parti sociali dei lavoratori (intesi nelle loro “classi” di dipendenti e piccoli lavoratori autonomi) essendo pure mal rappresentati e per nulla difesi, sono oppostamente cresciute le voracità di ristretti gruppi sociali sia nello Stato che fuori dallo Stato.
Si pensi che oggi un ricercatore nel CNR (quello che fa avanzare la scienza in tutti i suoi rami: dalla medicina alla fisica, quello che scopre come si combattono le malattie anche le più perniciose e malefiche, quello che scopre e adopera campi nuovi per il benessere personale e sociale) guadagna 1.200-1.500 euro mensili, mentre soggetti di nulla utilità o quasi, avendo acquisito uno “status” forte nella “scala sociale” arriva ai 40/70mila mensili oppure pensionati con emolumenti esorbitanti! Senza parlare del mondo dello sport o dello spettacolo dove alimentiamo prebende milionarie tutti presi dal fascino e dal bisogno di evadere, sempre meno per divertimento.
Ebbene come stanno rispondendo i Governi e anche il Nostro a questa impudica concentrazione di ricchezza nelle mani di ristretti gruppi sociali.?
All’inverso del necessario. Invece di attaccare le cause della crisi e delle ingiustizie mettendo in discussione l’ingiusto assetto sociale, si mettono in campo politiche di inseguimento della povertà. Con soli effetti pietistici e propagandistici.
Siamo tornati alla antica somministrazione dei Buoni ECA (ente di assistenza comunale) che fino agli anni settanta ha avuto la funzione di donare qualche lira ad alcuni cittadini “bisognosi”, in particolare in prossimità delle festività natalizie e delle tornate elettorali. Scatenando sempre bagarre e dispetti.
Oggi dovrebbero essere fatte scelte politico economiche di equità, prima di tutto.
E porsi la domanda. E’ possibile andare avanti con cittadini che prendono 50/70mila euro al mese e altri che restano senza niente (migliaia e migliaia di giovani ben istruiti esclusi da tutto) o con pochi spiccioli (intere fasce sociali di pensionati e di sottoccupati e cassintegrati)?
Se chi governa si richiama, sia pure flebilmente, a radici storico politiche delle lotte per l’affrancamento dai bisogni e per l’emancipazione, allora faccia presto.
* Angelo Falbo, già sindaco di Carlopoli e dirigente scolastico.
