QUARTA PARTE: Antologia di autori sammanghesi
Il libro ha il merito di dar voce agli autori e di contribuire a far conoscere i loro componimenti, molti dei quali sarebbero rimasti nei cassetti e destinati perciò all’oblio. La loro pubblicazione è stata una sorpresa. Una piacevole sorpresa. Per i sammanghesi rimasti nel paese d’origine, ma anche per gli emigrati. Negli anni successivi, alcuni di questi autori pubblicano raccolte singole; altri sono oggetto di articoli e recensioni; altri ancora continuano a scrivere nell’intimità della loro vita privata.
L’antologia propone le opere di 18 autori, per un totale di 88 poesie corredate da brevi cenni biografici di uomini e donne appartenenti alle diverse componenti della società: operai, artigiani e funzionari di Ambasciata che vivono all’Estero, marescialli della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, operai, artigiani, studenti, insegnanti e professionisti rimasti in Italia. Essa è preceduta da una nota introduttiva, che apre la terza parte del libro e che mette in evidenza il ruolo e il significato della poesia, sottolineando stati d’animo e sentimenti che nascono con l’uomo e che sono alla base della sua esistenza: il desiderio di vita, il grido d’amore, l’istinto, la natura, la gioia, il dolore.
«Ma cosa volete che vi dica della poesia? Cosa volete che vi dica di queste nubi, di questo cielo? Guardare, guardare, guardarle, guardarlo e nient’altro. Capirete che un poeta non può dire nulla della poesia. Lasciamo dire tutto ai critici ed ai professori. Ma né voi, né io, né alcun altro poeta sa cos’è la poesia. Sta qui; guardate. Ho il fuoco nelle mie mani. Lo sento e lavoro con lui perfettamente, ma non posso parlare di lui senza letteratura. La poesia è qualcosa che va per le strade. Che si muove, che passa al nostro fianco. Tutte le cose hanno il loro mistero, e la poesia è il mistero che contiene tutte le cose. Per questo concepisco la poesia come cosa realmente esistente, che mi passa accanto, e non come astrazione.»
Ma nessuna definizione può essere valida per la poesia, che non è una corrente statica, ma qualcosa di fluido che spesso sfugge alle mani dello stesso suo creatore. La sua materia prima, diceva Neruda, è composta da elementi che sono e che al tempo stesso non sono; di cose esistenti ed inesistenti, ed i versi assumono significati diversi, esprimono concetti e sensazioni che non si possono ricondurre sul piano della ragione, escono da schematismi prestabiliti e lasciano dietro una diversità di stati d’animo, permettendo al lettore la libertà di crearsi immagini ed emozioni corrispondenti alla sua dimensione umana.
Nelle pagine della nostra antologia abbiamo voluto raccogliere gli scritti più significativi di alcuni uomini del nostro paese, cercando di presentare una visione – fino ad allora sconosciuta – della cultura e dell’intelligenza sammanghese. In questi scritti si riscontrano i temi, i motivi d’ispirazione ai quali abbiamo fatto riferimento; essi sono, in sostanza, momenti di vita vissuta.
Sono versi scritti da gente di ogni età, uomini e donne. La poesia non ha tempo; la poesia non ha limiti e confini. La poesia vive di sintonie imprevedibili fra lettore e autore. In questo vogliamo riuscire noi: nel creare questa sintonia fra lettori e poeti sammanghesi, nell’offrire esperienze di altre vite, di realtà diverse e di mondi nuovi.
Nel fornire al lettore questi versi – abbiamo scritto allora – speriamo che vengano ricevuti come il frutto di un lavoro umile ed a volte anche artigianale, svolto da gente della nostra terra, da persone che si conoscono, che vivono in mezzo a noi, da persone che non ci sono più ma che sono rimaste presenti nella nostra memoria come i ricordi del passato. Persone che hanno contribuito da sole alla costruzione della società nella quale viviamo.
Uno dei grandi poeti del nostro tempo, Alfonso Gatto, figlio di un’antica famiglia di marinai calabresi, rivolse un invito ai suoi lettori:
«Voglio che la poesia sia la sola a dire chi sono, come sono vissuto e perché, e con la naturalezza che le è propria. Questo mi basta. Da ragazzo, ero io solo a dare un volto ai poeti, a volere che fossero proprio così, quali io li volevo. Sarò lieto se cercherete di immaginarmi a modo vostro e con l’aiuto delle mie sole parole.»
Valgano anche per i poeti sammanghesi queste parole. Avviciniamoci ad essi con interesse e con amore, comprendiamo il loro mondo, rispettiamo la loro spiritualità, i loro sentimenti. Con questi loro scritti, all’interminabile poema che è la storia della poesia anche San Mango d’Aquino ha dato il suo contributo.
di Armando Orlando – CONTINUA –
