di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 280 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria) –
Informazione presa probabilmente da un racconto storiografico ipotetico ma passato come certo, senza però alcuna fonte affidabile o attendibile documento. L’autore di tale racconto dà l’impressione che, a sua volta, non abbia evidentemente ragionato sui tempi. Comunque sia, poiché finora non ci sono verità storiche pienamente accertate, cerchiamo di ragionarci su e … magari aggiungere, con umiltà, a tutti i nostri discorsi un “probabilmente” a qualsiasi ipotesi avanzata da chiunque sia, in mancanza di inconfutabili prove. E il discorso sulla nascita del primo nucleo abitativo organizzato (spontaneo o istituzionalizzato) di quello che sarebbe stato in seguito il borgo di Badolato può valere per quasi tutti gli antichi paesi collinari calabresi che si affacciano sul mare Jonio (ma per taluni anche sul Tirreno).
1 – BADOLATO FONDATO DA ROBERTO IL GUISCARDO?…
Cerchiamo quindi di capire se il borgo di Badolato sia stato fondato nell’attuale sito da Roberto il Guiscardo attorno all’anno 1080 (come sostenuto da qualcuno) o più anteriormente da Niceforo Foca dopo l’anno 855 (come sostenuto da altri). Fermo restando che nel territorio dell’attuale Comune di Badolato ci fossero già (più anticamente delle predette date) alcune comunità sparse nei luoghi di produzione rurale (marina, collinare e montana) con una qualche autorità di riferimento locale e centrale, nei periodi precedenti a cominciare dall’età della pietra e giungendo (via via con i popoli pre-italici, italici, greci, romani e bizantini) fino all’edificazione di un agglomerato protetto ed urbanisticamente omogeneo, giunto fino ai nostri giorni pur con qualche rimaneggiamento, attraverso i secoli.
A – Pare che nel 1059 da papa Niccolò 2° il suddetto Roberto il Guiscardo (il furbo, cioè) abbia ottenuto l’investitura di Duca di Puglia e di Calabria e Signore di Sicilia. Tale Guiscardo (Roberto d’Altavilla) è nato nel 1015 in Altavilla di Normandia (attuale Francia del nord-ovest) ed è morto nel 1085 nell’isola greca di Cefalonia. Era fratello maggiore di Ruggero I (Altavilla 1031 – Mileto di Calabria 1101), il quale nel 1071 divenne Gran Conte di quella Sicilia quasi definitivamente liberata dal dominio musulmano.
C – A meno che il notaio non sia stato portato da Catanzaro (cosa che al momento non ci è dato sapere) possiamo presumere che fosse di Badolato o di Serra o di Mileto (allora “capitale” normanna). Se fosse stato un notaio di corte avrebbe redatto l’atto di donazione in latino. Il fatto stesso che tale documento sia stato scritto in greco ci autorizza a dedurre che fosse appartenuto all’apparato burocratico-amministrativo dei Bizantini appena cacciati dalla Calabria proprio dai normanni di Roberto il Guiscardo.
D – Se il notaio era di Badolato (cosa assai probabile) possiamo ipotizzare che a tale nome corrispondeva un borgo di una consistenza tale da avere un tale funzionario pubblico. Comunque sia, Badolato era nel 1116 Terra e Casale (così definito dal documento), cioè piccola presenza amministrativa territoriale. Praticamente non era formato esclusivamente da “case sparse” ma da un agglomerato organizzato, con una classe dirigente (almeno intermedia) ancora di cultura e lingua greca-bizantina che andava latinizzata, come da progetto papale.
A quei tempi, nel territorio di Badolato così come dall’Aspromonte al Pollino erano assai diffusi i romitori, gli eremi, i cenobi degli asceti (monaci e laici) tanto che la Calabria veniva denominata “la nuova Tebaide”. Tutti questi eremiti erano riparati nella nostra Calabria da tutto il Medio-Oriente e dalla Sicilia, luoghi conquistati dagli eserciti islamici. Oggi, di tutta quella tradizione resta soltanto il santuario basiliano rurale della Madonna della Sanità (su una montagnola a tre chilometri dal borgo) e il ricordo di vari siti disseminati tra collina e montagna.
Probabile che tale chiesa intitolata a “Tutti i Santi” sia stata edificata dai normanni proprio come principale presidio del culto latino, come edificio religioso di corte (forse baronìa) e anche come evidente ostentazione e sfida a chiunque, poiché si poteva vedere dal mare. La notizia dell’inaugurazione di tale chiesa (oggi del Santissimo Salvatore o matrice) dovrebbe essere reperibile nel volume primo pagina 112 della “Storia di Catanzaro” di Modesta De Lorenzis, Napoli 1972. Nel 1973, durante le mie ricerche per la tesi di laurea, ho conosciuto personalmente il gentile papà De Lorenzis che aiutava la figlia Modesta nella preparazione dei volumi. Mi ha cordialmente intrattenuto nel proprio domicilio per tutto un pomeriggio a parlarmi di Badolato e delle sue tante ricerche storiche.
F – Che ruolo ha avuto in Badolato e dintorni il condottiero bizantino Niceforo Foca I (Cappadocia 830 – Bisanzio 896), inviato in Calabria nell’anno 855 dall’imperatore di Costantinopoli-Bisanzio per organizzare le popolazioni e la difesa territoriale in sud Italia contro l’avanzata dell’Islam (che aveva già aggredito la Sicilia nell’anno 827 per concluderne la conquista nel 965)?…
Al tempo dei bizantini minacciati dai musulmani (in particolare nel fatidico anno 855), nell’attuale territorio di Badolato l’aggregazione “urbana” sarebbe avvenuta attorno al cenobio basiliano della “Gurna” (odierno rione Mancuso e chiesa di Santa Caterina). Un’operazione militare preventiva e difensiva che avrebbe interessato, appunto, tutta la fascia jonica. Se questa notizia fosse vera, quasi tutti i paesi collinari del versante jonico della Calabria sarebbero stati “fondati” dall’anno 855 in poi come primissimo nucleo organizzato e presidiato da una autorità civile, militare e religiosa. Bisognerebbe verificare come ne scrivono gli storici locali di ogni borgo che si affaccia sullo Jonio.
2 – NICEFORO FOCA
Avrebbe fondato persino le diocesi di Santa Severina, Nicastro, Amantea, Belcastro. Insomma, pare sia stato un grande riorganizzatore, tutto teso a rafforzare i legami della Calabria con l’impero romano d’Oriente. Un suo diretto erede è stato addirittura imperatore a Bisanzio-Costantinopoli.
3 – L’IPOTESI PIU’ VEROSIMILE E PLAUSIBILE
Visto e considerato quanto sopra, con mio modesto parere (ma, ripeto, sono un profano di Storia e, quindi, parlo da cittadino semplice cui piace però conoscere le cose vere) ritengo che l’ipotesi più attendibile della fondazione effettiva e probabile non soltanto di Badolato, ma di tutti o quasi i borghi collinari jonici, possa risalire al periodo di due secoli, tra l’anno 855 e l’invasione dei Normanni (1047-1061) proprio a motivo della missione avuta da Niceforo Foca di realizzare una rete di roccaforti e fortilizi o fortezze a di difesa del territorio della Calabria e del Sud bizantino. Caso mai, i Normanni hanno potenziato (a modo loro) i luoghi di difesa già preparati dai bizantini in funzione anti-islam.
Sarei proprio assai lieto se gli storici accertassero la verità non soltanto sulla fondazione di Badolato borgo ma di tutti gli altri antichi centri urbani, quasi sicuramente sorti dentro a recinti rudimentali che nel corso dei secoli sono stati consolidati e potenziati in vere e proprie mura di cinta per difendere gli abitanti e il territorio dai continui attacchi provenienti dal mare.
4 – RINASCITA DI BADOLATO SOLO DALL’ARARAT ?
C’è una “fake-news” o “bufala” che gira sui cosiddetti “social” ed è riferibile all’inizio della “rinascita” o della “rivitalizzazione” di Badolato borgo, già falcidiato dall’emigrazione e dal suo abbandono per le più comode case di Badolato Marina, di Soverato e di altri paesi vicini. Persino esponenti qualificati delle varie amministrazioni comunali di questi ultimi decenni hanno attribuito e continuano imperterriti ad attribuire (persino in interviste ufficiali) il contrasto allo spopolamento quasi totale del borgo antico alla lunga presenza dei profughi curdi sbarcati dalla nave Ararat il 27 dicembre 1997.
Chi ignora il 1986 lo fa per malafede, soprattutto perché appartiene a quella categoria di cittadini o di classe egemone che segue il filone della “damnatio memoriae” fomentata dalla quella parte della dirigenza comunista o ex-tale che nel 1987-88 mi ha condannato all’esilio, essendo stato, appunto, l’iniziatore (il 07 ottobre 1986) della vicenda del “paese in vendita” che ha dato il primo serio scossone allo spopolamento con clamore anche internazionale e con i risultati ben documentati (e ancora visibili) che non possono essere ignorati se non dalla distorsione voluta e strumentale della realtà storica e persino topografica.
5 – BADOLATO TAPPA DEL CAMMINO BASILIANO
Caro Tito, a proposito dei cenobi o degli eremi basiliani calabresi (compresi quelli della “Gurna” e della Madonna della Sanità di Badolato) ho avuto modo di leggere della recente, bella iniziativa e interessante progetto promozionale e socio-culturale del “Cammino basiliano” ideato e perfezionato da Carmine Lupìa e dai suoi amici (in 8 anni di studi, pare). Per Badolato e dintorni sta collaborando l’AOPT (associazione degli operatori turistici della “Riviera e borghi degli Angeli”) come mi ha appena riferito il dottore Guerino Nisticò. Tale percorso (formato, al momento, da circa mille chilometri e quasi sessanta tappe) dovrebbe essere formalizzato e comunicato ufficialmente a breve e pare che verrà anche istituzionalizzato.
6 – GUARIRE DALLE IDEOLOGIE PURE STORIOGRAFICHE
Caro Tito, qualcuno potrà obiettarmi che (ai tempi di un delicato passaggio forse epocale quale quello del coronavirus Covid-19) non è forse opportuno disquisire di tali temi, poiché ci sono tanti altri argomenti più importanti da affrontare. E, in parte, è vero. Così come è altresì vero che persino il Covid-19 rientra nel medesimo calderone delle ideologie che falsano la realtà.
Infatti, attribuire la fondazione del borgo di Badolato (e probabilmente di quasi tutti i borghi collinari della costa jonica calabrese) a Roberto il Guiscardo o a Niceforo Foca o ad altri storicamente ipotizzabili o accertabili, non sembra affatto … però dipende dal sistema ideologico dello storico o storiografo che effettua scelte di attribuzione persino al di fuori della verità. La storiografia, in pratica, non è esente dalla tentazione ideologica di chi la scrive, manovrando (per quanto possibile) a proprio vantaggio eventi e personaggi storici che invece, come ogni altra cosa al mondo, invocano unicamente e solo “verità” anche se scomode o non gradite.
E’ talmente importante la guarigione dalle ideologie che, se mi permetti, vorrei tornare in un prossimo futuro su tale argomento, essendo altamente strategico nei destini dell’Umanità, strattonata, umiliata e straziata proprio dalle ideologie, di qualsiasi genere e forma. Tanto che oserei affermare che la prima e più urgente pace è quella ideologica. E tale indispensabile pace si ottiene guarendo proprio dal più infestante e devastante dei virus invisibili che è quello delle ideologie. Si comincia a guarire prendendo atto della realtà nuda e cruda, senza guardarla o mostrarla in modo distorto con i tantissimi occhiali delle molteplici ideologie egoistiche. Sappiamolo una volta per tutte: LE IDEOLOGIE FANNO MALE. A volte pure troppo e tanto da rischiare di non venirne fuori.
7 – GIORNATA DELL’EUROPA 9 MAGGIO
Caro Tito, oggi sabato 09 maggio 2020 ricorre il 75mo anniversario della fine ufficiale della seconda guerra mondiale ed è data indicata come “Festa dell’Europa” (colonna sonora “l’inno alla gioia” di Ludwig van Beethoven). Ero in vacanza di gruppo a Leningrado (odierna San Pietroburgo) il 9 maggio 1984, ancora in pieno regime comunista, ed ho potuto vivere, assai emozionato, con alcuni russi l’evocazione delle grandi sofferenze patite da quel popolo eroico per respingere il feroce e bene armato assalto dell’esercito nazista. L’Unione Sovietica ha pagato con oltre 20 milioni di morti quella raccapricciante guerra scatenata da Hitler.
Ritengo sia assai salutare per l’anima e la nostra memoria il visitare (preparati e devoti) i luoghi del dolore delle guerre, per renderci maggiormente conto di come e quanto i conflitti facciano male ai popoli, poiché, alla fin fine, tutti siamo perdenti. La stessa Italia, ad esempio, è disseminata di cimiteri militari, di lapidi-ricordo, di monumenti commemorativi di stragi e di battaglie atroci. Ma anche nel resto d’Europa, per odiare le guerre (unico odio consentito) basterebbe visitare i lager e tanti altri luoghi dove si sono consumate le efferatezze ideologiche e belliche delle nazioni e degli eserciti. Mai più guerre! Mai più conflitti di alcun genere!
8 – SALUTISSIMI
Caro Tito, noi che apparteniamo al mondo dell’informazione siamo tenuti, anche eticamente, ad attenerci il più scrupolosamente possibile alla realtà dei fatti. Ed anche quando esprimiamo un’opinione questa va comunicata con tutti i crismi della onestà intellettuale.
di Domenico Lanciano

