di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 293 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria)
La parola “clinico” (klinikòs), derivando dal greco “kliné” – letto, significa “tutto ciò che si fa a letto o presso il letto”. In pratica e più specificatamente, la “clinica” è l’arte dell’insegnamento pratico della medicina al letto dell’ammalato. Il quale, solitamente, deve essere paziente nel sopportare le indagini, spesso dolorose o non gradevoli, e le cure che gli vengono somministrate ed è proprio per questo che viene chiamato “paziente”.
1 – LA DEGENZA OSPEDALIERA E LA CONVALESCENZA
La malattia è sinonimo di sofferenza continua o di dolore acuto. A parte la ovvia pulizia del corpo del paziente come elemento igienico, fino a qualche tempo fa era inconcepibile che l’estetica entrasse a casa o in ospedale per rendere gli ammalati più belli ed ordinati anche dal punto di vista del benessere psico-fisico derivato dal sentirsi a proprio agio e dal vedersi accettati nell’aspetto esteriore. Aspetto che spesso influenza o addirittura determina l’umore delle persone. Essere tutti belli è un diritto, più che un auspicio.
Ebbene, nel nostro sistema socio-sanitario o nello stesso concetto clinico, la cura della persona, in àmbito ospedaliero, è demandata generalmente ai familiari del degente o paziente. Non c’è ancora una figura appositamente istituita che si occupi e si preoccupi di rendere la persona a posto anche esteticamente, pure per migliorarne la bella presenza, la stima di sé e l’umore più giusto ad affrontare la malattia. Per tenere su d’umore i bambini (specie quelli oncologici) qualcuno si è inventato la “clown-terapia” o la “musico-terapia”. Il resto è quasi deserto. Se ne comincia però a parlare, ma molto timidamente.
2 – BELLI SEMPRE ANCHE IN OSPEDALE
Come è risaputo, in tante parti del mondo (specialmente negli Stati Uniti d’America), viene passato il trucco sul volto pure alle persone appena morte, prima che la salma sia esposta all’omaggio di familiari, parenti ed amici. Non si vede perché l’estetica non debba entrare pure in clinica, ospedale, in altre comunità protette (specialmente nelle lungodegenze) e a casa per contribuire ad aiutare malati o anziani che certo non finiscono di essere persone proprio perché ammalate o avanti con gli anni. Ogni persona conserva i propri diritti inalienabili ovunque si trovi (in ospedale e persino in prigione o in “manicomio” e, addirittura, da “barbone” – “clochard” – senza nulla).
3 – L’ESTETISTA SOCIO-SANITARIA (ESS)
A riguardo su internet si trova ancora poco a livello nazionale. E nelle nostre zone ancora non se ne sente parlare quasi affatto. La consapevolezza istituzionale in pratica non esiste, se non in sede di dibattito per addetti ai lavori, mentre la coscienza collettiva è ancora affidata alle avanguardie. Come ai piccoli gruppi (come l’ESA appena evidenziata) o addirittura a singoli professionisti, sensibili e volenterosi. I quali, spesso, possono entrare in concorrenza o addirittura in conflitto con privati che già lavorano o agiscono a vario titolo in qualche struttura o che hanno interesse ad avere campo riservato od esclusivo. Si sa come funzionano certe cose.
4 – URGE CORPO ESTETISTI CLINICI-OSPEDALIERI E SOCIO-SANITARI
Caro Tito, ritengo che pure io possa esprimere un’opinione dopo tanta esperienza diretta avuta come paziente, ma anche per avere a lungo lavorato a continuo contatto con medici e ricoverati. Sono convinto che urge l’istituzione di un vero e proprio “Corpo di estetisti clinici-ospedalieri e socio-sanitari” di comunità e di servizi domestici alla persona. Una simile utilissima figura risulterebbe essere assai utile al benessere dell’intera popolazione attraverso i singoli, come salute e benessere psicofisico.
5 – L’ESTETISTA IN CORSIA
Coloro che sono stati degenti in ospedale (ma anche a casa in convalescenza), per qualche giorno o addirittura per più di una settimana, sanno bene che in tali condizioni (pur avendo tutte le attenzioni sanitarie) si ha necessità di prendersi maggiormente cura di sé stessi (viso, capelli, mani, pieni, massaggi, ecc.). Non di sole accortezze mediche si ha bisogno per guarire. C’è pure l’amor proprio.
6 – UMANIZZIAMOCI
Ormai si parla e si scrive da decenni che è urgente “umanizzare” qualsiasi aspetto e condizione della nostra vita. E la realtà quotidiana e storica dimostra che non si fa mai abbastanza per “umanizzare” ambienti sociali e situazioni delicate. Ad esempio, trovo che i medici dovrebbero spiegare di più ai pazienti i vari passi che tocca loro fare nel cammino sanitario. Otterrebbero maggiore collaborazione dal degente e costui ne trarrebbe più benefici. Invece, alcune categorie di medici e chirurghi si limitano a fare il loro (pur ottimo e spesso risolutivo) lavoro tecnico.
7- IL RUOLO DELL’AVO, DELLE PARROCCHIE E DI ALTRI
Nelle varie parti d’Italia ci sono diverse associazioni che ruotano attorno alla sofferenza e alle difficoltà delle persone e delle comunità. Ad esempio, c’è l’AVO – Associazione Volontari Ospedalieri che si occupa e si preoccupa di stare vicina ai malati, specialmente a coloro che non hanno alcuno ad assisterli in ospedale.
8 – I CONIUGI ESTETISTI TORTELLA-MELE
Recentemente ho conosciuto i giovani coniugi Giuseppe Tortella e Raffaella Mele, che, oltre ad essere estetisti, hanno due profumerie “Wycon cosmetics”: una a Vasto d’Abruzzo in Corso Nuova Italia 8 e l’altra al Centro Commerciale di Lanciano (CH). Preparano spose ed altre persone per le più liete ricorrenze e i più opportuni ruoli anche artistici. Sono, tra l’altro, volontari nel fornire i loro servizi estetici a degenti in ospedale. Ma vorrebbero fare di più a favore di chi sta attraversando problemi di salute, magari formando un gruppo di volontari nel territorio pure per il servizio a domicilio.
Ce n’è tanto bisogno. L’ho constatato io stesso visitando ammalati di tutte le condizioni ed età sia in ospedale, sia a casa, sia in strutture e comunità protette.
9 – SALUTISSIMI
di Domenico Lanciano
[Pubblicato su autorizzazione dell’autore e tratto da CostaJonicaWeb.it, Quotidiano on line per Calabria e Sicilia – Editrice “Associazione MaryWebEventy” – Messina] – Le foto sono state tratte dal web, ad esclusione delle tre dei coniugi Tortella-Mele.
