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“Torna al principio” (2026) di Claudio Caroleo, a dimostrazione della vitalità del giovane cinema calabrese

Il cortometraggio Torna al principio è il secondo capitolo della “Trilogia dell’illusione” del giovane regista catanzarese Claudio Caroleo. Il primo era il suo esame di tesi finale per l’Accademia delle Belle Arti (Frammenti di un ricordo), il prossimo ci riserverà certamente delle buone sorprese.

Caroleo premiato al Festival Mendicino C orto

In Torna al principio, Caroleo sperimenta molto da un punto di vista prettamente iconografico, come si conviene a un giovane regista, con un intercalare frequente di immagini quasi subliminali che preannunciano eventi che accadranno o sono solo possibilità: che affiorano per un attimo nelle sinapsi cerebrali e scompaiono con la disillusione. E con immagini trattate, sovraccariche di colore, quasi pittoriche, nei due intermezzi onirici, che sono sogno a occhi aperti o a occhi chiusi, non importa! Ma appartengono comunque a mondi interiori che fanno fatica a venire fuori.

La caducità nel tempo

Tuttavia Caroleo non trascura il racconto, la compresenza tra tecniche cinematografiche sofisticate e un messaggio profondo, che riguarda il tempo, il viaggio e, appunto, l’illusione. Temi alti come sono alti i riferimenti, tra cui quello esplicito al filosofo Kierkegaard, che viene citato in una frase quanto mai esplicativa e funzionale alla storia: «La vita va vissuta in avanti, ma può essere compresa solo all’indietro».

Tutto parte da una riflessione sul tempo, l’unico momento parlato del film che si avvale di una voce fuori campo. Dare più valore al tempo che non si può fermare è il messaggio che oggi sembra cadere nel vuoto di vite frenetiche, in cui raramente ci si ferma a riflettere sul passato, sul presente, sul futuro. In cui il tempo se ha un valore è quasi sempre e solo quello economico, produttivo, mentre il pensiero creativo e quello speculativo sembrano appartenere a un passato ormai lontano; che appare quasi irrecuperabile!

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Vista sul quartiere

E così, il personaggio senza volto, protagonista del corto, è combattuto tra le vite possibili, però consapevole che anche il suo corpo è a scadenza, e finirà inevitabilmente come quello del coleottero morto che diventa preda di altri piccoli insetti necrofagi. È l’immagine forte che chiude il primo frammento onirico all’inizio del film.

Il secondo è un interludio che riguarda immagini sacre… una speranza recondita che il corpo conti poco e può anche andare in malora, mentre c’è un’anima, una qualunque entità spirituale che può sopravvivergli? Non si può dire con certezza e non è neppure molto importante saperlo.

Sogno con bambino

È importante invece osservare all’inizio del film il giovane che piazza il pallone, si concentra ma sbaglia un tiro a porta vuota, facile facile, e poi se ne va deluso, quasi incredulo del suo stesso errore.

Ma gli errori fanno parte della vita. E alla fine sarà lui bambino, avvolto negli stessi panni, troppo abbondanti, dell’adulto che è stato o che sarà, a raccogliere quel pallone che non ha fatto centro. In realtà, un’eredità al contrario che viene dal futuro.

Il tu bambino

Il film è costellato da flash frequenti che quasi teletrasportano il protagonista da un tranquillo quartiere di periferia, da un lavoro routinario, da una vita lenta, a un aeroporto, su un aereo, tra le luci pulsanti di una metropoli, a una vita che si suppone rutilante.

Una contrapposizione dove non c’è vincitore né vinto, solo la consapevolezza che fino a un certo punto dell’esistenza si può ancora guardare indietro, perfino tornare indietro. Tornare al principio! Se sbagli vita, se tiri fuori dalla porta, puoi sempre chiedere al tuo tu bambino di andare a bordo campo a raccoglierlo quel pallone, facendone esperienza e rimediando al posto tuo.

Raffaele Cardamone

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