
Ma, come recita il sottotitolo dell’edizione 2015 dell’Università estiva, forse può essere l’unico modo per contrastare l’educazione da TV e, cosa decisamente più ambiziosa, la malapianta della criminalità.
E chi è in grado di parlare di parole meglio di un linguista? La conseguenza logica è che ad aprire le lezioni di quest’anno sia stato chiamato Ugo Cardinale, linguista appunto, e per giunta soveritano.
Il relatore di turno, Ugo Cardinale, ha esordito esprimendo la sua soddisfazione per questo ritorno alle origini e anche per il tema scelto, definendolo “di scottante attualità”. Poi, ha iniziato una serie di riflessioni sulle parole e sull’uso che ne facciamo, sia nel pubblico, soprattutto nei media, e sia nel privato.
Per quanto riguarda i media, ha puntato il dito sull’uso ricorrente e ciclico di alcune parole che, soprattutto in periodi di crisi come questo, tendono a generare paura. Parole come “emergenza” (“ormai tutto in Italia è diventato un’emergenza, ma possibile che la politica non sia in grado di prevenirne qualcuna?” si chiede Cardinale) o “sicurezza” (cui si fa perdere il significato originario e la si ritrova quasi sempre “associata a immigrazione”).
Ritornando al linguaggio pubblico, questa volta della pubblica amministrazione, il relatore ha offerto ai presenti un siparietto molto divertente sul “burocratese”, leggendo e analizzando un testo di legge del tutto incomprensibile e paragonandolo alla “precisione e semplicità” della Costituzione italiana, definita come “un miracolo linguistico”.
Affrontando il tema della comunicazione politica, non ha potuto fare a meno di notare quanto questa diventi ogni giorno più aggressiva, ma soprattutto come produca un lessico che “tratta le persone come se fossero cose”, creando neologismi come “rottamare” o “asfaltare”, propriamente definiti “neologismi semantici”, cioè parole vecchie che assumono dei nuovi significati.
Gli inviti rivolti ai giovani, presenti in numero perfino sorprendente, sono stati molteplici: quello di “utilizzare il dizionario, non solo per consultarlo ma per leggerlo”, quello (condiviso con i docenti) di riabituarsi alla pratica didattica del riassunto per favorire la comprensione dei testi, quello di “ripiegare la testa sui libri e studiare” per evitare i rischi della “esternalizzazione della memoria” come funzione che deleghiamo sempre più frequentemente alla rete internet (che bisogna “imparare a usare in modo intelligente”).
L’epilogo della lezione, dopo due ore che sono volate via leggere ma lasciando un bagaglio ponderoso di conoscenze e riflessioni, è stato affidato alla parafrasi di un’espressione del poeta Umberto Saba il quale alla domanda: “Cosa deve fare un poeta?”, rispondeva: “I poeti devono continuare a scrivere poesie oneste”. E come Saba, ha concluso Cardinale, anche tutti noi “dobbiamo fare uso di parole oneste”.
Questa prima lezione ha avuto un’appendice con un brillante intervento del Dirigente scolastico Antonio Caligiuri, che ha la responsabilità dei tre Istituti Scolastici Superiori del Reventino e che ha puntualizzato come il dovere enorme della Scuola sia quello di “rigenerare il sistema sociale”, facendo in modo che i giovani imparino a essere “dei buoni cittadini imparando a ragionare bene” e a essere “portatori, con le parole, di valori nuovi”.
Mario Caligiuri ha infine tratto le conclusioni di questa prima giornata, riassumendone i punti salienti e ribadendo il concetto di “fatica dell’apprendimento”, aggiungendo però che si tratta di una fatica che sarà certamente ben ripagata, e proclamando a suo modo, cioè un po’ provocatoriamente, che “studiare è il gesto più rivoluzionario che noi possiamo compiere”.
