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Soveria Mannelli e la sua “tiPIZZAndo”: tre serate con la pizza napoletana, patrimonio dell’umanità

Per tre serate consecutive, a Soveria Mannelli si è provato a parlare il napoletano e, in particolare, il linguaggio della buona gastronomia italiana, con protagonista la pizza napoletana che dallo scorso anno può essere annoverata tra il “patrimonio dell’umanità” dell’Unesco, come bene culturale immateriale frutto di un’arte, quella del pizzaiolo, un antico mestiere in cui valore è ora finalmente e universalmente riconosciuto.

Per l’Unesco, infatti, “le competenze legate alla produzione della pizza, che include gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere” sono tutte cose che costituiscono un indiscutibile patrimonio culturale.

La classica “margherita” o le tante pizze reinterpretate e guarnite anche con prodotti tipici locali, quali i funghi porcini, le salsicce e i fiori di zucca, hanno caratterizzato quindi la manifestazione “tiPIZZAndo” organizzata dal Comune di Soveria Mannelli, che ha permesso, nei giorni 10, 11 e 12 agosto, ai cittadini di tutta l’area del Reventino di assaggiare la vera pizza napoletana sfornata al momento e di gustarla all’aperto, nella piazza principale o per le vie della città.

Quattro forni a legna, distribuiti in due luoghi centrali e caratteristici della città, decine di giovani del luogo che hanno prestato la loro opera come volontari, e a cui va il plauso di tutti per l’impegno profuso, ma soprattutto otto pizzaioli professionisti che hanno sfornato qualche migliaio di pizze e animato la città con la loro naturale simpatia e il loro straordinario estro artistico: questi, in estrema sintesi, i numeri a consuntivo di questa prima edizione di “tiPIZZAndo”.

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Numeri che testimoniano il successo complessivo dell’iniziativa. Fermo restando che, essendo solo alla prima edizione, avrà ovviamente bisogno, se ripetuta nel tempo, di qualche piccola revisione e dell’introduzione di alcuni accorgimenti organizzativi che dovranno essere il frutto dell’esperienza appena realizzata e che non potranno fare altro che migliorarla.

di Raffaele Cardamone

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