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Slow Food, ribadito dai soci l’impegno di salvaguardare i castagneti di Serrastretta

E’ stato messo a dimora il nocciolo consegnato al gruppo Slow Food Soverato versante Jonio, nella persona di Marisa Gigliotti, originaria di Serrastretta ma che svolge la sua attività a Soverato dove è attiva componente del gruppo ma che ricopre anche l’incarico di consigliere nazionale di Slow Food.
La pianta è stata data in dono da parte dell’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone, in occasione della Festa del Creato tenutasi nel santuario di Torre di Ruggiero.
Nella circostanza, come si vede nella foto, è stata effettuata la consegna al vescovo da parte dei componenti del gruppo Slow Food dell’impegno alla partecipazione alla preghiera per il creato, testimoniata dalla presenza come condotta Slow Food Soverato versante Jonio, quale appuntamento che è stato condiviso già negli anni precedenti e che si prolunga nel nuovo incontro internazionale per Terra Madre (8 ottobre 2020-aprile 2021).
Come Slow Food, nel corso dell’incontro, è stato ricevuto in dono da parte del vescovo di uno degli alberi di nocciolo che è stato consegnato al socio Piero Martelli per la messa a dimora e la cura per conto del gruppo nel suo orto in località Fiumarello a Torre di Ruggiero.
Nell’orto di Fiumarello a Torre Ruggero il socio Piero Martelli ha messo a dimora l’albero di nocciolo.
«E’ nostro dovere curarlo e farlo fruttificare. L’albero è stato collocato nell’orto del Fiumarello a Torre Ruggero dal socio Piero Martelli, il quale propone che per un anno il nocciolo sia l’insegna di Slow Food Soverato». E’ quanto rilevano i soci Slow Food, in una nota pervenuta in redazione, che inoltre fanno presente quanto riportiamo di seguito, tenendo a precisare che nella giornata dell’8 settembre 2020 è stata messa a dimora la pianta di nocciolo come si può vedere nella foto.
Serrastretta, aula verde nel dicembre del 2019 (Vincenzina Scalzo-Angelo Aiello).
«Al nocciolo aggiungiamo – evidenziano i soci Slow Food – l’albero del castagno quale simbolo della montagna appenninica, per il suo valore sociale culturale ed economico, a testimonianza dell’impegno che da più di 10 anni tiene uniti i soci di Serrastretta della comunità Slow Food per la salvaguardia e valorizzazione dei castagneti del Reventino».
Un castagno di Serrastretta, settembre 2020.
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