
Due i docenti: Antonio Selvatici dell’Università di Torvergata a Roma e Giuseppe Rao, Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Ha introdotto i lavori Mario Caligiuri, uno dei massimi esperti di Intelligence del nostro Paese e direttore dell’Università d’estate, oltre che direttore del Master in Intelligence dell’Unical che ha tra l’altro promosso l’iniziativa assieme alla Fondazione Italia Domani.
Caligiuri ha subito chiarito che “la vera natura dell’Intelligence non può che essere culturale e inquadrata nell’ottica della comunicazione”, quindi va gestita come “investimento culturale” prima ancora che tecnologico.
Dopo questa affermazione di principio, ha detto, ancorandosi questa volta al tema specifico dell’incontro: << Questa sera decliniamo l’Intelligence sotto l’aspetto economico. Nei processi economici, sia industriali e sia tecnologici, i Servizi sono indispensabili per la difesa degli Stati nazionali, per attrarre investimenti e per conquistare nuovi mercati, che in fondo è una nuova forma di colonialismo. Ma nell’Unione Europea, l’Intelligence economica non è considerata prioritaria dagli Stati e dalle imprese. E questo è sicuramente un errore! >>
E qui entra in gioco la formula della “nuova via della seta”, che definisce le più importanti rotte commerciali, marittime e terrestri, che collegano la Cina all’Europa e un po’ a tutto il mondo, se si esclude il solo continente americano.
<< La Cina vuole guidare la nuova globalizzazione e cerca di imporre il suo modello che è forte e che funziona bene al confronto con le democrazie occidentali che sono fragili, con politiche economiche non pianificate e di breve termine. La via della seta è quindi un vero e proprio progetto strategico della Cina sul piano commerciale, militare e degli approvvigionamenti. >>
Quindi, ha concluso: << I cinesi vogliono conquistare il bacino del Mediterraneo, acquisendo i grandi porti, sempre con uno stesso schema: garantendo cospicui investimenti, costruendoli e poi gestendoli, facendo circolare le loro grandi navi porta-container. >>
L’organizzazione cinese è particolarmente efficace, con un partito unico che dà le direttive e il governo che le esegue, ma nonostante questo non si può dire che la Cina sia una dittatura con un uomo solo al comando, perché c’è una dialettica all’interno del partito con pesi e contrappesi. Questo ha consentito loro di fare un piano strategico a lunga scadenza per portare in cinquant’anni la Cina a raggiungere l’occidente e a diventare autosufficiente sul piano tecnologico. Un progetto che sta ora vedendo il suo pieno compimento.
Le imprese occidentali sono state poco accorte e hanno sottovalutato la Cina, trasferendo conoscenze e tecnologie, in cambio di un basso costo del lavoro e della possibilità di inquinare a loro piacimento, due elementi competitivi che oggi sono però venuti a cadere.
All’incontro ha assistito, tra gli altri, anche la giornalista e filosofa Ida Dominijanni che ha voluto complimentarsi dicendo: << Vi ringrazio perché oggi ho imparato molte cose e mi sono anche molto divertita. >>
Nelle sue conclusioni, Mario Caligiuri ha riassunto le principali argomentazioni proposte da Selvatici e Rao, ma anche le interessanti domande dei convenuti, rinviando ulteriori discussioni ai previsti laboratori e al successivo e ultimo incontro che avrà per tema “Intelligence e magistratura: la collaborazione necessaria”.
di Raffaele Cardamone
