di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 277 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria) –
Ricordo che ho apprezzato immediatamente la sua maniera delicata e pudìca di porgerci, in punta di piedi e di voce, quei suoi versi giovanili così intensi e intrisi di vera luce jonica e di quel “pathos” mediterraneo senza tempo che ci accompagna, ancestrale, fino a formare le rughe della nostra anima, di generazione in generazione.
Non lo vedo dall’agosto 1969, da quando, gradito ospite della sua famiglia, ho trascorso quella bella giornata di festa in onore del patrono San Rocco a Gioiosa Ionica (RC). E’ stata veramente un’esperienza assai memorabile specialmente per il meraviglioso clima familiare e per la fervente fede dei “Geiusani” in anni in cui la Calabria tutta vibrava ancora di sentimenti di sincera devozione divina e trascendentale. Ricordo ancora una folla immensa, così tanta piena di fede e di affetto verso il loro patrono da farmi sbalordire. L’animato vociare di tutta quella gente è presente ancora e con immensa simpatia in me.
(Detto tra noi e tra parentesi… oggi che imperversa come una peste il “coronavirus”… mi chiedo se in Gioiosa Ionica – e in tutti gli altri paesi che hanno come patrono proprio San Rocco, protettore contro le pestilenze – sia rimasta almeno un po’ dell’antica fede per poter indirizzarGli un’ardente supplica…).
Poi una diversa sede universitaria, l’urgenza di vivere e l’avidità di conoscere ci hanno indotto ad effettuare percorsi tali che, fatta salva l’amicizia ideale, ci hanno fatto piombare nel silenzio del distacco e della lontananza. Roberto però mi aveva dato già l’onore di una visita a Badolato. Avevamo fatto alcuni giri e, poi, ci eravamo soffermati al Convento francescano di Santa Maria degli Angeli, che in séguito ha voluto fissare nel bel racconto “I superiori” poi pubblicato nel 1993 dalla prestigiosa rivista letteraria Paragone-Letteratura della Sansoni Editrice.
Recentemente, Roberto mi ha inviato via email le pagine del racconto che, come mio solito, non ho tardato a diffondere il più possibile, chiedendo al Direttore del periodico “La Radice” di Badolato di trattarne in un prossimo numero, affinché i badolatesi e i loro amici possano sapere che esiste tale curiosità e memoria.
1 – ROBERTO FUDA E LE AMICIZIE DEL SILENZIO
Ho smosso tale lungo silenzio, ricordandomi di tutti loro per annotarli tra le persone e gli artisti più significativi della mia vita nel settimo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” pure per ringraziarli, con riconoscenza e gratitudine, della bella amicizia che mi avevano accordato in gioventù.
Infatti, ho riportato Roberto alle pagine 55 e 56 esordendo addirittura con la seguente frase scritta in rilievo e neretto: <<Uno dei risultati più importanti che ho ottenuto nel trasferimento al Liceo classico “Ivo Oliveti” di Locri nel gennaio 1969 è stato l’aver conosciuto il poeta Roberto Fuda (e Mimmo Barbaro)>>. Infatti, provenivo dal liceo salesiano di Soverato, che nel dicembre 1968 avevo lasciato assai irritato per le troppe incoerenze di quei sacerdoti-docenti tra il loro Vangelo e la vita concreta del mio popolo, della mia gente. E’ stato un modo e un’occasione per fare il mio personale “68” di contestazione tra generazioni e virtù.
Caro Tito, sono state tante, troppe le “amicizie del silenzio”. Davvero troppe. Maschili e femminili. Complice l’emigrazione universitaria o lavorativa che ha spogliato la nostra Calabria quasi completamente come un albero autunnale. Non ho mai nascosto che mi sono sentito e ancora mi sento molto povero senza di loro. Povero, spoglio e dolorante. Ancora oggi. Ma è la vita. Questa vita, imposta dai poteri forti. Oggi coalizzatisi e globalizzatisi per devastare di più popoli e pianeta. Alcuni sostengono, persino con il “coronavirus”!
2 – ROBERTO FUDA RAFFINATO STAKANOVISTA CULTURALE
Nella primavera del 1969, una delle doti che mi ha attratto assai per la fraterna amicizia di Roberto è stata la raffinatissima sensibilità che generava uno stile compìto, una personalità peculiare e un animo ricco di esaltanti valori. Un portamento elegante ed un comportamento davvero distinto e affidabile. Insomma, una bella persona, come siamo soliti affermare. Tale serietà esistenziale lo portava e lo porta ancora adesso ad un puntuale e sano rispetto degli altri e ad un ritmo assai proficuo e tenace in qualsiasi tipo di lavoro. Specialmente nel lavoro sociale. A volte addirittura patriottico e militante!
Infatti, è così tanto impressionante il volume dei lavori professionali e intellettuali che posso immaginare un Roberto con la mente sempre accesa e vigile nella sua tensione culturale, etica e civile. E sono sicuro che, ad esempio, nell’aggiornarmi sulle sue Opere di scrittura egli abbia tralasciato tanti lavori che, nella sua umiltà e riservatezza, ha reputato trascurabili di apparire, mentre invece sono i ceselli di un vero stakanovista che non lascia nulla di intentato, anche nei minimi particolari, per produrre qualcosa di bello e di utile per la società. Specialmente la “sua” società di appartenenza, Gioiosa Ionica e la Calabria. E, ovviamente, quella “fiorentina” di adozione o di destino, che deve amare pure tanto, visto e considerato l’attenzione anche culturale che le dedica e le riserva. Una vita a doppio binario, la sua, come quella di tanti di noi che sentono ancora tanto le radici calabresi mentre il lavoro li ha portati a dedicarsi pure, con riconoscenza ed onore, alla terra ospitante.
3 – ELENCO ORIENTATIVO
Caro Tito, qui posso fare soltanto un elenco orientativo delle Opere e dei Ruoli sociali e professionali del nostro Roberto Fuda. Quindi possiamo immaginare che ci sia ben altro, di volutamente taciuto o anche di inedito. Proviamo, comunque, a delineare un profilo orientativo, con i dati disponibili o concessimi.
Nel biennio 1998-99 è stato Direttore dell’Istituto Bruzio di Studi Antichi ed Altomedievali. Socio della Deputazione di Storia Patria della Calabria. Consulente culturale del Comune di Gioiosa Ionica, suo paese natìo, verso il quale ha dimostrato un amore sconfinato, impegnandosi pure in studi locali che hanno prodotto numerose monografie, talune pubblicate in associazione ad altro Autore. Tra le attività conoscitive e promozionali, ha dato impulso al restauro dei dipinti della sua chiesa Matrice, oggi esposti a Palazzo Amaduri.
E’ stato, inoltre, promotore degli scavi della villa romana del “Naniglio” (primo secolo d. C.) sita poco fuori l’abitato di Gioiosa Ionica. Condotti tra il 1981 e il 1986 da Alfonso de Franciscis, tali scavi (proseguiti pure nel 2010) hanno riportato alla luce alcuni stupendi mosaici e parti sconosciute di un importante e poderoso manufatto edilizio (di cui erano noti un impianto termale e una grande cisterna ipogea, detta appunto “Natiglio”, cioè “luogo senza luce”) che arricchisce la conoscenza della presenza romana nella zona e aumenta l’attrattività turistica di Gioiosa Ionica e dell’intero territorio circostante con questo notevole Parco Archeologico.
4 – PRINCIPALI STUDI SOCIALI DI ROBERTO FUDA
1- Osservazioni sulla collezione numismatica Scaglione e sulla monetazione di Locri Epizefiri, Klearchos 85-88, pp. 77-108.
2- Insediamenti e circolazione monetaria nella Valle del Torbido. Contributo alla storia economica del territorio fra Locri e Caulonia, in “Rivista Storica Calabrese” N.S., VI (1985), nn. 1-4, pp. 175-198
3- Le «Vite» inedite di Ottaviano Pasqua, in “Archivio storico italiano” CXLVIII (1990), pp. 331-391.
4- Un rapporto definito: Filippo di Sangineto e il San Ladislao di Simone Martini, in Rivista d’arte. Studi documentari per la storia delle arti in Toscana, XLIII (1991), pp. 3-17
5- Sequenze relative delle tabelle locresi, in AA.VV. Polis ed Olympieion a Locri Epizefiri. Costituzione economia e finanze di una città della Magna Grecia. Editio altera e traduzione delle tabelle locresi, a c. di F. Costabile, Soveria Mannelli 1992, pp. 125-132.
6- La rotazione tribale delle cariche magistratuali, ibidem, pp. 203-208.
7- Il problema delle sigle e dei nessi locresi, ibidem, pp. 208-209.
8- Note caravaggesche, in “Paragone. Arte”, 43, 1992, pp. 72-85
9- Formazione e immagine di uno stato feudale. Le carte topografiche dei feudi di Vincenzo Maria Carafa VIII principe di Roccella, Corab, Gioiosa Jonica 1995
11- Sui feudatari di Ragusia, poi Gioiosa, in Calabria, “Rivista Storica Calabrese”, Anno XVIII (1997), Numeri 1-2, pp. 101-124.
12- Lo Stato di Aiello: Capitoli e magistrature di un feudo cybeo nel Regno di Napoli, in Alberico I Cybo Malaspina. Il Principe, la Casa, lo Stato (1553-1623), Atti del Convegno di Studi Massa e Carrara (10/13 novembre 1994), Modena 1995, pp. 89-124.
13- L’impresa delle tre aureole su una moneta di Alfonso II d’Aragona, in “Napoli Nobilissima”, vol. X, 2009, pp. 233-234
14- Il fondo Leonardo Savioli presso l’Archivio di Stato di Firenze, in “Architettura, disegno, modello: Verso un archivio digitale dell’opera di maestri del XX secolo”, a cura di P. ALBISINNI E L. DE CARLO, Gangemi Editore, Roma 2011, pp. 45-48
15- Materiali e ipotesi su un dipinto con soggetto storico della chiesa Matrice di Gioiosa Ionica La regina Tomiride immerge la testa di Ciro in un otre di sangue, in “Esperide: cultura artistica in Calabria: storia, documenti, restauro”, A. 6-7 (2013-2014), pp. 96-101
16- 16 -F. CATALLI – R. FUDA, Si tiene pegno in guardaroba: monete d’oro con la contromarca di Casa d’Este nel medagliere mediceo, Catalogo della mostra [Firenze, Archivio di Stato, 6 dicembre 2014-10 gennaio 2015]
17- Omnibonus. Un intagliatore alla zecca dell’oro di Venezia tra Francesco Dandolo e Bartolomeo Gradenigo, in “Panorama numismatico”, n. 351, giugno 2019, pp. 15-20
5 – UN RACCONTO SUL CONVENTO FRANCESCANO DI BADOLATO
Infatti, narra (tra realtà e fantasia) della visita che Roberto ha fatto con me, nell’estate 1969, al Convento francescano di Santa Maria degli Angeli, un grande e meraviglioso complesso monastico-teologico che sorge dal 1605, in posizione molto amena e tra gli ulivi, sulla montagnola prospiciente il borgo in Badolato.
L’ imponente struttura (assai cara a noi badolatesi per devozione e significato) nel dopoguerra è stata quasi del tutto abbandonata e depredata per decenni, ma dal 1987 in poi ristrutturata e gestita dai giovani di quella rete “Mondo X” realizzata in varie parti d’Italia da Padre Eligio Gelmini di Milano per il recupero di tossicodipendenti, qui in via di guarigione. Nella chiesa c’era (adesso è in restauro) una delle più belle, composite e maestose statue lignee esistenti in Calabria, merito di Fra Diego da Careri (paese della Locride), monaco specializzato, con le sue sculture, nel far cantare gli Angeli attorno alla Madonna con Bambino.
6 – I TRE ROMANZI
La Letteratura ha sempre avuto, fin dall’adolescenza, un posto preponderante in Roberto Fuda, il quale nella narrativa più impegnata esordisce nel 2011 con “FANTASMI DI MARMO” (pagine 208) un lungo racconto fantastico che contempla l’incontro del protagonista, nel Cimitero degli Inglesi a Firenze, con una donna che riesce a sconvolgergli la vita. Sullo sfondo il libro di un poeta del 19° secolo e la famosa Galleria dell’Accademia dove si trova la celebre statua del David di Michelangelo affetta da un morbo sconosciuto.
Dopo sette anni, nel 2018, è la volta del libro “CARAVAGGIO RACCONTA” (Crudel congiura di Morte e Natura). In 308 pagine Roberto racconta la movimentata e sfortunata vita del grande pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio ma anche la sensualità, la forza creativa e la disperazione che accompagnano l’Artista nelle sue continue fughe da una località all’altra.
In questo peregrinare turbolento, il rapporto del Caravaggio con le sue opere, prima serrato e sanguigno, si trasferisce su un piano puramente spirituale, fino alla sua prematura ed improvvisa scomparsa.
Questo è il classico romanzo che si legge tutto d’un fiato nelle sue 208 pagine che io suggerirei caldamente specialmente ai giovani e a chi intende imparare come si scrive in lingua italiana e come ci si debba educare ai sentimenti.
Ambientato a Firenze, Berlino, Berna, Polonia, Jugoslavia nei periodi di prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale, la storia qui raccontata è sicuramente struggente ma anche assai edificante. Con un pensiero alla salvezza e al futuro. Quasi fosse oggi!
7 – ROBERTO FUDA SCRITTORE CALABRO-FIORENTINO
Questa è una delle tantissime dimostrazioni di come la forzata emigrazione, la spoliazione del Sud (iniziata nel 1860 e continuata spudoratamente e con più intensità ancora oggi), ha arricchito le altre regioni italiane (specialmente la Padania) e anche le nazioni estere dove hanno trovato lavoro, vita, riparo ed esilio coloro che sono stati costretti ad emigrare per sopravvivere e significare.
Prova a moltiplicare, caro Tito, Roberto Fuda per milioni e ti accorgi di come e quanto il meridione italiano sia stato dolosamente e dolorosamente desertificato. Chiediamoci sempre “a chi giova” tutto questo? Ed avremo le risposte. Ad esempio, a chi giova il Covid-19?… Non certo alla gente che muore o ai medici e a tutti gli altri che in vario modo si impegnano in questa battaglia e rischiano la vita, spesso perdendola. E non giova nemmeno a miliardi di persone e famiglie relegate in casa per un periodo inimmaginabile. A chi giova tutto questo?… E con quali prospettive?… E’ simbolicamente il fungo che sgretola dall’interno e tenta di ridurre in polvere il marmo la bellezza e i significati della maestosa statua del David di Michelangelo, come descrive Roberto nei “Fantasmi di marmo”?…
8 – LEGGERE E AGIRE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS COVID-19
Quasi fresco di stampa (ottobre 2019), ho letto il terzo romanzo di Roberto Fuda “Occhi pervinca e camicie nere” proprio in questi giorni di forzata (per decreto governativo e per insita immane paura) sì, forzata “clausura” domestica a causa della cosiddetta epidemia-pandemia di “coronavirus” (codificato globalmente come “Covid-19”). Questo libro (facendosi leggere tutto d’un fiato) mi ha aiutato a trascorrere il “tempo imposto” in modo molto piacevole, in piena serenità e in grande interesse, mentre fuori il tempo ci regalava (proprio all’ingresso meteorologico della primavera) una nevicata improvvisa e lunga; mentre invece l’autunno e l’inverno trascorsi ci hanno regalato siccità e belle giornate come non mai nei quasi 40 anni in cui vivo tra queste montagne molisane che hanno sempre avuto inverni lunghi, freddi e spesso gelati.
Leggere e scrivere ai tempi del “coronavirus” è un esercizio strano, poiché tra le pagine si inserisce prepotente e necessario pure il pensiero di coloro che sono “al fronte”, a combattere in “prima linea” questo terribile killer che, in ogni parte del mondo, sta facendo strage di decine di migliaia di persone (specialmente anziani e debilitati, ma pure tantissimi arditi medici e coraggiosi soccorritori) costringendo miliardi di persone a non poter uscire da casa e fermando l’economia e la “normalità di esistenza e di vita”.
9 – ROBERTO FUDA E LA CALABRIA
Roberto e la moglie Erminia hanno un’unica figlia, Federica, la quale è sposata a Charles, con cui vive in Inghilterra, nella città di Bristol (a circa 190 km da Londra verso ovest). Ormai, ogni volta che possono volano da lei, diradando così i viaggi in Calabria, che prima erano più frequenti, specialmente tra agosto e settembre, sia per vacanza e per visite alla famiglia, sia perché Roberto riceveva inviti per conferenze o convegni nel corso dell’anno.
Tuttavia, sia in me che in Roberto, la Calabria mantiene sempre nel nostro cuore e nella nostra mente il posto che le compete. E quando possiamo renderci utili, non manchiamo mai di esserlo.
10 – DA SEMPRE ROBERTO LAVORA PER UN MONDO MIGLIORE
Caro Tito, se nonostante i tanti decenni di quasi totale silenzio che ci separano dal 1969, Roberto ed io siamo ancora amici (come se ci fossimo salutati ieri sera, ad esempio) è dovuto pure al fatto che, sostanzialmente, condividiamo i medesimi ideali classici ed umanistici della nostra formazione giovanile. Gli ideali dell’armonia che Roberto, abitando a Firenze, può vivere quotidianamente in quel Rinascimento.
E’ anche perché abbiamo sempre lavorato per un mondo migliore, cercando di indicare a noi stessi e alle nuove generazioni quei valori portanti di una società più giusta ed armoniosa. E abbiamo dimostrato ciò attraverso un lavoro minuzioso, costante e tenace (da veri stakanovisti, perché non c’è un solo minuto da perdere!) e se scriviamo e parliamo con cognizione di causa è perché le nostre parole nascono dal lavoro nostro e dei nostri avi non soltanto dagli auspici e dalle speranze che spesso lasciano il tempo che trovano.
Ricordi, caro Tito, quando ti dicevo che già tra i 15 e i 17 anni (ai tempi dei primi versi di “Gemme di Giovinezza”) il mio pessimismo si tramutava spesso in lutto per le troppe sofferenze della mia gente e del mondo?… Ebbene, fin da allora la mia vita è stata un lutto continuo e permanente (tanto da decidere di non avere figli per poter combattere meglio, con meno danni collaterali) e da questo lutto è nata la mia sobillazione socio-culturale con il traguardo dell’Armonia. Una vera e propria “ribellione” culturale contro la stupidità e la mediocrità umana che provocano disastri di ogni genere, mentre invece potremmo essere una umanità felice ed armoniosa! Tutto parte dalla nostra Cultura, che bisogna presidiare e difendere dagli inquinamenti di ogni tipo, persino dai più insospettabili ed insidiosi!
Pure per questo, giorni fa ho deciso di distribuire l’opuscolo “IL SOBILLATORE” che avevo scritto un anno fa, il 4 marzo 2019, nel primo giorno di ingresso al mio 70° anno di età. Ho deciso di pubblicarlo proprio adesso, pure perché voglio fare la mia piccolissima parte, in funzione culturale anti-Covid-19. Affinché ognuno di noi e tutti possiamo diventare Sobillatori combattenti contro tutti i letali virus che paralizzano il mondo, persino nella globalizzazione che ci volevano far vedere buona e bella così come confezionata, mentre invece si è rivelata cattiva e spietata, perfida e schiavista.
Può darsi che io mi sbagli, ma da quel che conosco di lui, penso che pure Roberto Fuda sia, a modo suo (in stile silenzioso ma serio, costante ed operoso), un vero “Sobillatore” contro la barbarie di ogni risma e provenienza. Come si può, ad esempio, non contrastare specialmente questo vergognoso “Festival degli egoismi” in cui l’Italia, in particolare, eccelle in un’Europa incattivita che però 50 anni fa, al Liceo classico di Locri, sognavamo e volevamo leader del nuovo Umanesimo e del nuovo Rinascimento nel mondo, mentre invece affonda indegnamente tra lacrime e sangue ancora una volta, anche se in modo diverso dalle guerre convenzionali, ma con il medesimo risultato predatorio e nefasto?…
Quando cesserà tutta questa divisione e contrapposizione mentre le altre potenze (grosse e grasse) cercano (in tutti i modi visibili e invisibili) di affossarci una buona volta per tutte?… Non ci accorgiamo che siamo vicini al “colpo di grazia”?….
11 – SALUTISSIMI
Caro Tito, intanto che ognuno di noi (specialmente i responsabili delle Nazioni) rinsavisca presto, lasciami sperare che ci sia una istituzione calabrese (pubblica o privata) che si occupi di censire e valorizzare anche e soprattutto gli scrittori della nostra diaspora, come Roberto Fuda. Molto molto lodevolmente ci sta tentando (purtroppo con mezzi assai esigui, discontinui e spesso insufficienti) la BIBLIOTECA CALABRESE di Soriano (Vibo Valentia), fondata dall’indimenticato Nicola Provenzano (+ 2012).
di Domenico Lanciano

