
E proprio il viaggio è stato il leit motiv di questa edizione della kermesse culturale che è finita per diventare essa stessa viaggio: un lungo itinerario attraverso l’arte, la musica, la letteratura, il giornalismo.
Mostre, dibattiti, lezioni, concerti hanno trasformato la cittadina del Reventino in un laboratorio di idee, di visioni, di utopie possibili.
La Sciabaca è la rete dei pescatori meridionali e, proprio il concetto di rete, di relazione è quello che più fortemente è emerso da questa edizione del festival.
La Calabria e il Mediterraneo dunque intesi come reti che mettono in relazione mondi apparentemente lontani che tuttavia diventano vicini grazie ai viaggi, ai viaggiatori e soprattutto a quegli straordinari vascelli di idee che sono i libri.
Chi viaggia o ha viaggiato lungo le rotte del Mediterraneo talvolta lo ha fatto per scelta altre per necessità ma in ogni caso ogni passaggio ha lasciato impronte talvolta appena distinguibili talvolta profonde.
Una Calabria inquieta, in eterno movimento come quella descritta da Vito Teti, in cui le partenze e i ritorni disegnano e ridisegnano luoghi e relazioni. Una Calabria che si muove anche quando sta ferma e che lo fa talvolta con la forza delle idee e dei libri come ha ricordato Annarosa Macrì, tagliando il nastro del festival, o la storica del libro Antonella De Vinci, evocando il viaggio dei libri all’epoca di Campanella.
O quella in dialogo con la grande cultura europea di secoli a torto considerati oscuri come quelli del dominio spagnolo, illustrati da una appassionante conferenza dello storico dell’arte Gianfrancesco Solferino.
Una lentezza evocata persino dalle splendide immagini delle due videoinstallazioni che hanno affiancato la mostra su Nik Spatari allestita nei locali delle ex industrie Rubbettino: una con le superbe fotografie di Bruno Tripodi dedicate al binomio tutto serrese tra carbonai e monaci certosini, e l’altra alle storiche ferrovie della Calabria con immagini d’epoca raccolte da Raffaele Sirianni (su licenza de La Dea Editori).
Grande spazio infine alla musica e allo spettacolo. Sul palcoscenico di Sciabaca si sono alternati Cataldo Perri e lo Squintetto con il reading spettacolo “Malura”, i Koralira con “Joke”, l’associazione “Felici&Conflenti” con la musica tradizionale del Reventino, il gruppo Made in Soveria dei “Notte Battente” e i Not Only Bluegrass con le loro frizzanti melodie irlandesi e scozzesi.
I tre giorni di Sciabaca hanno messo potentemente in evidenza come vi sia una Calabria diversa che deve essere narrata, oltre i cliché, come hanno ricordato i due giornalisti Rai Mimmo Nunnari e Mariavittoria Morano, una Calabria dove sono molti i giovani che hanno smesso di sognare il posto fisso, come alcuni vorrebbero far credere, e che mettono al posto competenze e conoscenze per riuscire a realizzare qui e ora il sogno di restare come ha ben evidenziato il reporter Lorenzo Scaraggi.
La sfida è tuttavia raccontare queste good stories, come fa ogni giorno CalabriaCult, progetto di storytelling, ideato da Donata Marrazzo e presentato allo storico Lanificio Leo, e farle conoscere.
Il Festival è terminato, ma la rete che ne è nata è pronta ad essere calata nel blu del Mare Nostrum con le sue idee, i suoi progetti, le sue visioni.
*) Tutte le foto qui pubblicate sono di Lorenzo Bonacci.
