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Quando Soveria e Mannelli dichiararono guerra alla Francia di Napoleone Bonaparte

Sono trascorsi 220 anni, dalla venuta dei Francesi della Rivoluzione a Soveria Mannelli.

Il 22 marzo del 1806, un piccolo reparto di Francesi bivaccava nella nascente chiesa di San Giovanni a Soveria. Grazie all’opera di un giovane sacerdote, Serafino Cardamone, i fuochi di Soveria avevano ampliato la piccola chiesa della famiglia Scaglione all’inizio del 1800.

La nascente chiesa ottenne nel 1805 l’altare della diruta Abbazia di Corazzo.

Il 23 marzo 1806, per un oltraggio a una giovane donna del luogo da parte di un ufficiale francese, il piccolo reparto fu annientato dalla popolazione che insorse contro gli occupanti. I rivoltosi si diressero verso Scigliano con l’intento di dividere le forze francesi. Ma il 28 marzo del 1806, in uno scontro perse la vita il capo dei rivoltosi.

Giuseppe Bonaparte

Napoleone Bonaparte, venuto a conoscenza delle resistenze sul Reventino, nominò il 30 marzo 1806 Re del Regno di Napoli Giuseppe Bonaparte che dalla città dello Stretto si diresse in zona di guerra.

Quando il Re Giuseppe Bonaparte giunse a Soveria e Mannelli, il 14 aprile 1806, il villaggio era stato distrutto a eccezione della chiesa che custodiva l’altare del cuore di Cosimo Fanzago, insieme alle due Acquasantiere del cuore.

Probabilmente, come avvenne in tutta l’Europa conquistata dai francesi della Rivoluzione, l’altare del Fanzago fu requisito e trasportato in Francia a Parigi, nel museo di Napoleone, il Louvre. Dove rimase sino alla discesa di Napoleone Bonaparte.

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I Borboni in segno di riconoscenza al valore del popolo di Soveria e Mannelli riportarono nella chiesa di San Giovanni il mal tolto. L’altare fu poi dichiarato monumento nazionale nel 1910 dai Savoia.

Filippo Cardamone

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