di Paolo Arcuri –
Ho avuto modo di definire il paese di Panettieri: “piccola Svizzera” . Questa mia affermazione può essere intesa da qualcuno un puro atto provocatorio, ma non è così. La mia non è stata una provocazione, bensì una dichiarazione consapevole di come le capacità umane, l’impegno profuso nel tempo di cittadini e amministratori possano determinare il miracolo umano. Non voglio entrare nei meriti amministrativi, rischierei di cadere sicuramente nel fraintendimento e, certamente, la mia analisi potrebbe innescare contrapposizioni e malintesi sui meriti e demeriti.
Conosco bene Panettieri, ho molte conoscenze e amici tra i suoi cittadini. Se torniamo indietro nel tempo, quelli che conoscono questo paese lo ricorderanno come un piccolo borgo non diverso da tanti altri limitrofi dell’entroterra calabrese, e come tutti gli altri, destinato a una lenta agonia. Vuoi per lo spopolamento, vuoi per il fatto che la nostra atavica cultura dell’accontentarci ci porta a non confrontarci col mondo che avanza e con il progresso umano.
Ora non me ne vogliano le altre amministrazioni del comprensorio ma è necessario riconoscere ai cittadini di Panettieri le capacità e l’impegno per essere riusciti a voltare pagina.
Si potrebbe pensare che sia facile gestire un Comune così piccolo, nulla di più sbagliato: le dimensioni fisiche del posto sono poco influenti, ma è il metodo gestionale che si adotta che può determinare il cambiamento.
E adesso vorrei spendere qualche parola sugli amministratori del mio Comune. La convivenza civile di una comunità ha bisogno di una costante manutenzione, di un impegno continuo per far rispettare le regole stabilite.
Chi sceglie di candidarsi per amministrare un Comune dovrebbe prima di tutto metterci la faccia, scegliere di stare con la gente, recepirne le domande, le aspettative, i bisogni primari, ma soprattutto riuscire nel compromesso di fare cambiare mentalità ai propri cittadini. Solo così si potrebbe pensare di ambire a cambiare aspetto al proprio paese, per il bene di tutti e per la vivibilità di una comunità.
di Paolo Arcuri

