Site icon ilReventino.it

Nelle macchie del Savuto-Reventino potrebbe aggirarsi un predatore fantasma

Di giorno è quasi invisibile. Di notte, quando i boschi diventano silenziosi e le strade che attraversano le montagne si svuotano, può muoversi senza lasciare traccia.

Nel fitto della vegetazione del Savuto e del Reventino, così come nei grandi boschi della Sila, potrebbe aggirarsi uno dei più elusivi predatori della fauna calabrese: il gatto selvatico europeo, il Felis silvestris silvestris.

È un animale schivo, solitario e straordinariamente difficile da osservare. Frequenta soprattutto gli ambienti forestali, ma può spingersi anche nei valloni, nelle aree rurali abbandonate e nei territori marginali dove la vegetazione ha lentamente riconquistato gli spazi abbandonati dall’uomo. Ed è proprio la grande varietà morfologica e ambientale del Savuto e del Reventino a rendere questi territori particolarmente interessanti. Le valli collegano ambienti molto diversi: dalle zone montane prossime alla Sila fino alle aree collinari e alla fascia tirrenica. Castagneti, querceti, faggete, macchia mediterranea, corsi d’acqua, gole e versanti ricoperti di vegetazione formano un habitat ideale nel quale un piccolo predatore può trovare rifugio e cibo. Vecchi ruderi, muretti a secco, cavità naturali, anfratti rocciosi e alberi cavi possono offrirgli riparo. Le campagne abbandonate, invece, possono diventare vere e proprie riserve di prede, soprattutto di piccoli roditori.

Felis silvestris silvestris foto realizzata con IA

Quel gatto intravisto nella notte… sul ciglio della strada, lontano dal centro abitato.

A molti sarà capitato di percorrere, di notte, una strada lontana dai centri abitati e di scorgere, per pochi secondi, un gatto immobile sul ciglio della carreggiata. Un paio di occhi illuminati dai fari, una sagoma che resta immobile per qualche istante. Poi, improvvisamente, scompare nel buio. Potrebbe essere semplicemente un gatto domestico. Potrebbe essere un gatto rinselvatichito. Oppure un incrocio, il cosiddetto ibrido.

Ma, soprattutto nelle aree più boschive e lontane dagli insediamenti umani, non si può escludere a priori che si tratti di un gatto selvatico europeo.

ADVERTISEMENT

Ed è proprio qui che nasce il problema: come riconoscere a colpo d’occhio un vero gatto selvatico?

La risposta non è affatto semplice. Il gatto domestico appartiene alla specie Felis catus, mentre il gatto selvatico europeo è classificato come Felis silvestris silvestris. Esistono inoltre popolazioni di gatti domestici rinselvatichiti e, soprattutto, il fenomeno dell’ibridazione tra gatto domestico e gatto selvatico.
Per questo motivo, un felino avvistato in un bosco non può essere automaticamente identificato come gatto selvatico.

Come riconoscerlo

Il gatto selvatico europeo può sembrare, a prima vista, un normalissimo gatto domestico. A un’osservazione più attenta, però, emergono alcune caratteristiche distintive.
La coda è probabilmente il particolare più evidente. È relativamente corta, molto robusta e presenta una forma cilindrica, con anelli scuri ben marcati e una caratteristica estremità nera e arrotondata.
La linea dorsale è generalmente scura e ben visibile, ma si interrompe prima della coda, senza continuare lungo la sua superficie.
La corporatura è robusta e muscolosa, con testa relativamente larga e zampe forti. Nel complesso, l’animale ha un aspetto più massiccio rispetto a molti gatti domestici.
Il mantello presenta tonalità grigio-brune o grigio-fulve. Le striature del corpo sono generalmente meno nette e più sfumate rispetto a quelle di molti gatti domestici tigrati.

La questione diventa ancora più complessa quando entra in gioco l’ibridazione. Gatti selvatici e gatti domestici possono incrociarsi e dare origine a individui che presentano caratteristiche molto simili. Spesso è così complicato distinguere un gatto selvatico da un gatto ibrido che può rendersi necessario un esame del DNA per arrivare a una determinazione certa della specie.

Ecco perché quel felino visto attraversare una strada nel cuore della notte potrebbe essere molto più difficile da identificare di quanto si possa immaginare.

Felis silvestris silvestris foto realizzata con IA


Il gatto selvatico non è una leggenda dei boschi calabresi. La sua presenza è stata documentata in diverse aree della regione, tra cui Sila, Pollino, Aspromonte, Catena Costiera e Serre.
Nel dicembre 2014
, un esemplare maschio adulto venne trovato morto a Serra Pedace, nel territorio del Parco nazionale della Sila, probabilmente dopo essere stato investito da un’automobile.
Nel 2019, invece, la presenza del gatto selvatico venne documentata attraverso fototrappole nel Parco naturale regionale delle Serre, nell’ambito di attività di monitoraggio della fauna.

Il gatto selvatico è un animale prevalentemente crepuscolare e notturno. È proprio nelle ore in cui l’uomo si ritira, all’imbrunire, che comincia la sua attività. Si muove con prudenza, sfruttando la copertura della vegetazione e scegliendo territori nei quali possa trovare contemporaneamente rifugio e prede.
È un carnivoro solitario e le sue aree vitali possono essere molto estese, con dimensioni che variano in funzione dell’ambiente e della disponibilità di cibo. I boschi continui e ben strutturati rappresentano habitat particolarmente importanti, ma anche gli ambienti arbustivi e le aree agricole marginali possono avere un ruolo significativo.
Durante il giorno rimane nascosto, rendendosi praticamente invisibile. È proprio questa combinazione di abitudini notturne, prudenza e capacità di sfruttare la vegetazione ad avergli valso, non a caso, la fama di
fantasma dei boschi.
Il gatto selvatico europeo è una specie protetta dalla normativa italiana, nello specifico dalla
Legge 157/1992. Inoltre, rientra tra le specie di interesse comunitario sottoposte a protezione rigorosa nell’ambito del D.P.R. 357/1997.

Felis silvestris silvestris foto realizzata con IA

Forse quella notte… lungo una strada del Savuto o del Reventino, quel gatto fermo sotto la luce dei fari era davvero un gatto selvatico!

Oppure era un domestico rinselvatichito, oppure ancora un ibrido. La verità, forse, non la sapremo mai. Ed è proprio questo il fascino del gatto selvatico.

Mentre noi attraversiamo il bosco, magari andando a funghi e pensando di essere soli, lui potrebbe essere lì, a pochi metri di distanza, nascosto tra le felci e i cespugli, immobile e silenzioso.

Ci osserva senza farsi vedere. Poi aspetta che torni il buio…

Exit mobile version