di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 279 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria) –
E, purtroppo, dopo tanto lavorare e lottare … Badolato ancora non ha nemmeno una biblioteca pubblica, nonostante ne ho poste molto faticosamente le basi, nonostante l’associazione culturale badolatese LA RADICE avesse ordinato i libri superstiti e avesse ben gestito la Biblioteca Comunale per alcuni anni dal 1999. La cultura badolatese è spogliata come sono state spogliate le chiese ricche di tesori, conventi e monasteri. Come sono state spogliate le genti di ogni possibile speranza di significare per sé stessa ed il proprio territorio.
E probabilmente Badolato sta giungendo ad una fase di non ritorno, di non recupero utile. E tutto questo, nonostante, le sette fatiche di Ercole che sta facendo la RADICE e qualche altra associazione culturale come quella di Nicola Caporale o come l’Aopt “Riviera e borghi degli Angeli”. Manca comunque e da sempre in chi comanda dentro la istituzione “Comune” un coordinamento istituzionale, logistico e culturale, con una chiara visione di paese e di comprensorio vitale. E chi, come Andrea Talotta (sindaco dei primi anni Cinquanta) aveva mostrato di avere una visione di territorio e di società (veramente comunista) è stato (dopo un attentato terroristico) … mandato in esilio per non farsi più vedere a Badolato.
1 – LA CONSISTENZA DELLA MIA DONAZIONE
Riguardo la mia cospicua e totale donazione (anche immobiliare) al Comune di Badolato, attraverso la Biblioteca, e per capire meglio che cosa si è perso questo mio tanto amato paese natìo (ma anche il comprensorio di Soverato e l’intera Calabria) ti dico semplicemente che ci sono voluti due camion e, quindi, due viaggi, per portare ad Agnone, dove vivo, i circa 60 e più metri-cubi di documentazione che avevo accumulato con le mie attività e le mie ricerca socio-culturali effettuate in Calabria fino al 31 ottobre 1988. Ti ricordo che il mio esilio definitivo comincia proprio il primo novembre 1988.
Per farti avere una pallida idea ti do qualche cifra. Tutto l’ingente materiale che mi è occorso per stilare i tre volumi della mia tesi di laurea proprio su Badolato, tra cui oltre cinquemila fotografie sociali scattate da me dall’estate 1973 alla primavera 1977 (cui si aggiungono tantissime fotografie di altri fotografi amatoriali e professionali per i periodi precedenti, una fonoteca con 300 badolatesi intervistati per 100 ore piene di registrazione e interviste, nonché importanti documenti storici molto preziosi ed antichi). Tutta la mia documentazione scolastica ed universitaria (fatta di quaderni, diari, elaborati, libri e quanto altro attinente alla mia formazione umana, sociale e professionale). Ma anche una documentazione personale fatta pure di preziosi (ori e gioielli) e di altre proprietà materiali (come un appartamento) ed immateriali (come i diritti d’autore di tante opere intellettuali). Tutto avrei dato al popolo di Badolato, così come ho dato totalmente i miei primi 38 anni di esistenza e di vita! … Ma, si sa, i regali, i doni, tutto ciò che è gratuito non si apprezza!
Ma io non ho mai voluto dare nulla (nemmeno in cambio di denaro) perché il mio solo ed imprescindibile scopo era unicamente quello di tenere unita tutta la mia documentazione, come testimonianza di un figlio di contadini e di operai che ha avuto la possibilità di giungere alla laurea, come testimonianza di una ben determinata epoca storica e sociale, nonché come testimonianza di una comunità meridionale-prototipo come Badolato che aveva effettuato notevoli lotte contadine ed operaie nel dopoguerra. Ma poi è stata tradita! E, adesso, se ne vedono le tristi conseguenze.
Come puoi immaginare, tutto questo mio materiale è frutto di una intensa vita vissuta per la Cultura e, in particolare, per il mio Popolo di Badolato e dintorni, ma con il culto della “Calabria Prima Italia” e del Sud. Pure per tale motivo, pur fallita l’impresa badolatese, avrei tanto voluto che la mia donazione restasse nel nostro territorio regionale. Ma invano ho speso la mia vita e invano ho lottato! In più mi è stata data la mortale amarezza della “cicuta dell’esilio”… un altro esempio del “Suicidio del Sud”. Ma, nonostante tutto, resta salva la mia Armonia di uomo e specialmente di uomo sociale.
2 – L’UNIVERSITA’ DELLA CALABRIA E LA BIBLIOTECA CALABRESE
Nel 2011 mi trovavo nella situazione di dover alienare la casa genitoriale (diventata ormai quasi tutta deposito dell’ingente materiale storico-documentale, accumulato in oltre 50 anni di studi e di ricerche). Nel giro di un anno avrei dovuto lasciare libero tale alloggio di appena 60 metri quadrati, facente parte dell’Ina-Casa ed acquistato da mio padre nel 1955. Volli fare un ultimo tentativo … scrivere al Rettore dell’Università della Calabria.
Mi restava da giocare la carta della Biblioteca Calabrese di Soriano Calabro, fondata e diretta dal preside Nicola Provenzano con cui ero in buoni rapporti di collaborazione culturale. Come era ovvio immaginare, tale istituzione era vocata ad acquisire unicamente libri ed altre documentazioni che avevano per oggetto la Calabria o i cui autori fossero calabresi di nascita o di scelta. Pur con tutta la buona volontà, per me non poteva fare alcuna eccezione, anche per il problema di locali insufficienti. Ha quindi accettato alcuni libri, opuscoli e depliant che io avevo prevalentemente in doppia copia, prima che tutto il “corpus” della mia donazione completa prendesse la via di Agnone. Ho avuto la fortuna di vedere Nicola Provenzano ancora vivo, l’ultima domenica di gennaio 2012, per la consegna della mia piccola donazione. Infatti è morto un mese dopo, il 27 febbraio. Il giorno stesso ho pregato il prof. Mario Caligiuri, l’allora assessore regionale alla cultura, di fare intitolare la Biblioteca Calabrese proprio a Lui che l’aveva creata e magistralmente diretta, rendendola un vero e preziosissimo gioiello. Un fulgido e raro esempio di vera Civiltà che, in Calabria, diventa grande gesto d’eroismo!
3 – UN GRANDE DOLORE MA ANCHE TANTA FELICITA’
Alle ore tre (in piena notte) di domenica 26 febbraio 2012, il camion di Giuseppe Marcovecchio, un amico agnonese (titolare di un’impresa individuale edile artigiana), lasciava Badolato Marina carico della seconda e ultima parte dei baùli (tipici “containers” che, usati nell’emigrazione transatlantica verso le Americhe o l’Australia, misuravano cm. 120x80x60). Superati i confini comunali, dopo il torrente Callipari verso Isca e il Nord, la sensazione è stata che ormai il cordone ombelicale con Badolato era stato definitivamente e traumaticamente reciso (e non certo per mia volontà o mio demerito).
Forsennatamente ho combattuto tutte le mie battaglie sociali di cultura e civiltà. Non solo non mi sono mai risparmiato per questo mio dolente paese, di cui mi sentivo figlio e paradossalmente padre. E doppiamente, come figlio e padre, ho moltiplicato all’infinito tutte le risorse d’Amore. Evidentemente, così come sono nato indesiderato (dopo tanti figli), sono risultato indesiderato pure come cittadino. Né sono bastate tutte le dimostrazioni d’Amore che ho sciorinato in tanti anni d’esistenza vissuti pienamente per la mia Gente.
Sono stato mandato in esilio e nessuno mi risulta che abbia almeno “interrogato” o “protestato” in qualche modo, a voce o per iscritto, con chi perpetrava un tale delitto sociale. Soltanto una persona è venuta a casa mia per solidarizzare e per chiedere a me cosa avrebbe potuto fare. Potevo mai credere, poi nei decenni a venire, a chi mi ripeteva “Ah quanto ci manchi!” … “Ah se ci fossi tu” e così via? A volte ho odiato le parole, specialmente quelle che contrastano e stridono con i fatti concreti, specialmente con le omissioni. Sì, caro Tito, bisogna sopportare pure questo. La beffa. Come se il dolore non fosse già tanto. Troppo. Sono stato beffato dal mio stesso popolo, intimidito da chissà chi o cosa!… Ma lo capisco anche se non lo giustifico.
E (ancora più grande dell’esilio immeritato e lancinante) il più grande e permanente dolore della mia vita è stato proprio quello di non aver potuto dotare il mio paese natìo e la mia Terra di tutto questo mio immenso amore, attraverso le realizzazioni necessarie alla crescita della mia Gente, in particolare delle giovani generazioni e specialmente della gioventù studiosa e anelante. Anche se per motivi differenti (attribuibili più a discriminazioni politiche e personali piuttosto che a vera mancanza di lavoro socio-culturale) quindi per palese esilio, alla fin fine, pure io sono stato costretto a lasciare la mia Gente che ho amato – giuro! – più della mia stessa vita!
Come mi avevano insegnato i saggi anziani della mia famiglia, agli onesti la sofferenza e persino il più grande ed atroce dolore porta puntualmente, per compensazione (appunto), la felicità. Ed io, credimi Tito, sento e ho dentro di me e la mia vita, davvero tale e tanta esaltante felicità da rendermi sempre euforico e pieno di energia nel fare instancabilmente, ovunque e comunque mi trovi … poiché io Amo infinitamente l’Armonia. E non lascio nulla di intentato. Poi, ovviamente, bisogna pur arrendersi (prima o poi) all’evidenza, avendo cura di andarsene sereni. E sicuri di aver fatto tutto il possibile per quanto dipende da noi. Poi, il resto non è nostra responsabilità individuale e sociale. La coscienza deve essere nitida e tersa.
4 – L’ARCHIVIO DI STATO DI ISERNIA
Come sai ho sposato una molisana, medico-chirurgo ospedaliero, che avrei voluto portare a vivere sullo Jonio per far contribuire pure lei ad una sempre più splendida Badolato. Ma per le indecisioni amministrative comunali-regionali prima e per l’esilio definitivo dopo, sono stato costretto a vivere io nel suo di paese, Agnone, città d’arte e capoluogo delle stupende montagne dell’Alto Molise, in provincia di Isernia. Dove, tutto sommato, mi trovo molto bene, però con una immensa voglia di mare cui ho sopperito (a 80 km) con un angolo di paradiso sulla scogliera di Vasto a strapiombo sul mare Adriatico. Il mio Azzurro infinito. Proprio quell’angolo di cielo che offre l’infinito come auspicato nel 1967 in “Gemme di Giovinezza”!
Pure come segno di riconoscenza e di gratitudine a questo meraviglioso territorio montano, dove vive un popolo ancora genuino e di saldi valori, ho espresso l’intenzione di donare tutto di me, tramite l’Archivio di Stato di Isernia, cui mi ero rivolto nel 1992. L’allora direttrice Luigina Tiberio si mostrò così tanto entusiasta della mia ipotizzata donazione a tal punto che mi portò nei locali sotterranei dell’Archivio indicandomi un adeguato spazio dove posizionale, custodire e valorizzare il cospicuo materiale, frutto della vita vissuta fino ad allora, cui si sarebbe aggiunta tutta la documentazione che si stava accumulando con le sempre numerose iniziative sociali che realizzavo pure in Molise, anche con valenza internazionale. Come a Badolato.
Senza rivelarmi il come ed il perché. In mancanza di una spiegazione, era legittimo fare spazio a tante illazioni e persino a dubbi e sospetti. Che però solitamente lasciano il tempo che trovano. Passo sempre oltre! Ho imparato che non bisogna avere paura dei “NO” ma è necessario andare sempre più avanti finché non si trova un “SI”. E se il “SI” non dovesse arrivare, non c’è da disperarsi, poiché chi perde è colui che dice sempre “NO”.
5 – L’UNIVERSITA’ DEL MOLISE
Ed era, comunque, mia intenzione donare tutto di me a questa Terra che mi aveva accolto bene. Infatti, queste fredde, a volte glaciali montagne mi avevano dato (come ha scritto ironicamente un giornale locale) “moglie e lavoro” (moglie il 27 settembre 1982 e lavoro il 25 ottobre 1991, a 41 anni e 7 mesi, quando, dopo regolare concorso, sono stato assunto a tempo indeterminato dalla ASL – Unità Sanitaria Locale di Agnone come assistente amministrativo e tale – nonostante tutto il mio super impegno – sono rimasto, dopo 25 anni di servizio, mentre tutti gli altri hanno fatto più di un avanzamento di grado).
Nella previsione del collocamento dei 60 metri cubi di documentazione storica che avevo trasportato in Molise dalla mia casa di Badolato Marina, in due distinti viaggi con il camion di Giuseppe Marcovecchio (Edilizia Artigiana), avevo acquistato e ristrutturato un magazzino di 58 metri quadrati in Villacanale di Agnone. Sempre più convinto che tutto questo materiale potesse essere utile ad una qualsiasi Comunità e alla Cultura più in generale, nell’ottobre 2014 ho inviato al prof. Gianmaria Palmieri, Rettore pro-tempore dell’Università degli Studi del Molise (Unimol) a Campobasso, una proposta di acquisizione gratuita ed indivisibile dei 60 metri cubi di detta documentazione portata dalla Calabria e dei circa 12 metri-cubi che avevo già nella casa coniugale di Agnone (tra studio, sottotetto e retro-garage).
Dopo una piacevole sosta al Caffè Letterario di Piazza Plebiscito, nel cuore del centro storico di questa Agnone magnifica città d’arte, ho accompagnato i cinque inviati dal Rettore, più l’autista del pulmino, a casa mia, dove (nel mio studio-mansarda, nel sottotetto e in una stanza dietro al garage) ho la documentazione agnonese accumulata dal novembre 1988, dopo che ho lasciato definitivamente Badolato per il mio esilio molisano.
Poi siamo andati al magazzino dove sono depositati tutti i baùli e i grossi pacchi con la documentazione proveniente da Badolato. Tutti (autista compreso) sono rimasti a bocca aperta per il tanto che hanno visto. Delle sei persone, soltanto una mi si è avvicinata per stringermi la mano, per abbracciarmi e per congratularsi di tutta quella mole di documenti, raccolti e conservati in così tanti decenni. Tale dimostrazione di inatteso affetto, più che di semplice ammirazione, mi ha commosso e mi ha confermato ancora di più che le persone veramente gentili e sensibili non sono ancora in via di estinzione. Esistono. E a volte basta una persona soltanto per gratificarci in modo assoluto per tutto il lavoro fatto in una intera vita! Basta poco per confortare un uomo per tanti sacrifici e vicissitudini. Ma quel poco bisogna avercelo dentro al cuore, alla mente e all’animo! E quella donna sicuramente aveva un bel gran mondo interiore.
Inutile aggiungere che, attraverso tali inviati, non ho concluso nulla con l’Unimol. Non erano interessati se non a taluni aspetti della mia donazione che, comunque, avrei ancora voluto “indivisibile”. Poi, qualche mese dopo, nella giornata internazionale della donna, 8 marzo 2015, ho ricevuto una promettente telefonata della professoressa Letizia Bindi della stessa Unimol, ma poi senza alcun sèguito. Letizia Bindi (nata a Grosseto il 06 novembre 1967 e residente a Follonica) all’epoca era docente di Antropologia Culturale e si era formata all’Università di Roma con il prof. Luigi Maria Lombardi Satriani, calabrese con alcuni parenti pure a Badolato.
6 – LE ALTRE UNIVERSITA’ ITALIANE
Falliti gli approcci con le Università regionali di riferimento territoriale (Calabria e Molise), ho voluto tentare la carta di tutte le Università italiane, scrivendo ai rispettivi Rettori. Ricevo un solo riscontro. Una email da una pro-rettore dell’Università di Padova che accettava, in linea di massima, tutta la mia donazione ed anche un’altra proposta: l’essere monitorato anche a fini scientifici, donando pure il mio corpo (vivo e morto) per eventuali studi. Non avrei potuto proprio dare di più alla società. Persino il mio corpo per esperimenti e studi psico-fisici!
7 – LA RAI-Radiotelevisione Italiana
Caro Tito, è ampiamente risaputo che la RAI-Radiotelevisione Italiana è l’ente pubblico più grande, importante ed operativo della cultura italiana, sia all’interno che all’esterno della nostra nazione. Quale migliore sede per il mio ITER, mi sono chiesto. Tentiamo. Così, ho scritto pure al Presidente della Rai. Il quale ha inviato la mia lettera-proposta al Direttore di Rai-Cultura.
Questi, gerarchicamente, ha incaricato una gentilissima dirigente a telefonarmi. I contatti sono stati così frequenti che siamo quasi diventati amici e costei avrebbe voluto venire ad Agnone, un 8 dicembre, per vedere il più grande spettacolo del fuoco del mondo (la ‘Ndocciata) e così poter parlare meglio e vedere la consistenza della mia donazione. Ma per l’8 dicembre avevo altri inderogabili e precedenti impegni. Concordammo la sua venuta a primavera, per evitare l’insidioso inverno agnonese.
Al posto di questa dottoressa, da Rai Cultura mi ha poi telefonato Sergio Gigliati, il quale mi ha proposto di parlare con il direttore di Rai Molise o di Rai Calabria (visto che sono calabrese) per concordare una donazione parziale, limitatamente alla documentazione regionale. In particolare erano interessati alla acquisizione delle migliaia di fotografie storiche-sociologiche. Al che ho ribadito pure al dottore Gigliati che la mia donazione restava indivisibile. Così si chiuse pure il discorso con la Rai.
Ma prima ho fatto presente a Gigliati un tema assai importante (almeno a mio sentire, ma molto concreto) che è quello dei grandi patrimoni culturali che vanno persi per mancanza di eredi o perché sarebbe costato troppo gestirli a singoli o famiglie, quantunque di notevole importanza anche nazionale e spesso anche internazionale. Soltanto la Rai avrebbe potuto assumersi l’ònere e l’onòre di una acquisizione che però in gran parte sarebbe stata del tutto gratuita e sarebbe riuscita assai utile per la preparazione di molti dei suoi programmi, ma anzi ne avrebbe potuto produrre di nuovi e di sicuro successo.
8 – ALLARME GRANDI PATRIMONI CULTURALI
Fin da bambino (verso la conclusione della prima elementare) ho avuto la passione per i libri, convinto che lì dentro ci fossero dei tesori e delle meraviglie che davano gioia. E gioia, grande gioia ho provato quando la mia insegnante di prima elementare, la bellissima Mirella Martelli (la più brava ed affettuosa che abbia mai avuto, in assoluto) mi aveva promesso che da Soverato (dove abitava) mi avrebbe portato in dono (come merito per essere il più bravo della classe) un libro di fiabe.
Non ci ho dormito la notte per l’attesa. Così, fin dalla mattina presto l’ho attesa alla stazione. Appena scesa dal treno mi diede (accompagnandolo dal suo indimenticabile, dolcissimo e affettuoso sorriso) un grande libro illustrato a colori, a copertina rigida e a forma quadrata (di circa 30×30 centimetri) intitolato IL GATTO CON GLI STIVALI. Da allora ho avuto un’attenzione particolare per i libri e con tutto ciò che fosse in grado di raccontare qualcosa. Infatti, come gran parte di noi, pure io ero cresciuto a “pana e cunticehy” (pane e racconti) attorno al braciere d’inverno e al mignano (l’uscio di casa) d’estate. Che tempi, altro che TV adesso!
Nel corso di questi miei 65 anni da quel preciso momento, ne ho viste di tutti i colori riguardo i libri e i patrimoni culturali dissipati o dispersi oppure inadeguatamente valorizzati. Impressionante è stato osservare innumerevoli libri antichi e di pregio (in greco oltre che in latino e persino in arabo) lasciati a marcire per terra all’antico Convento francescano di Badolato. Oppure intere biblioteche dimenticate nelle case baronali o della borghesia locale.
Almeno la famiglia erede di don Peppino Sgrò ha avuto l’accortezza e l’ardire di donarla ad una auspicabile ed ipotetica Biblioteca Comunale di Badolato, nell’agosto 1976 … un camion di libri, raccolte di giornali, riviste e fotografie che ho tenuto in casa e che poi ho restituito ai proprietari nel gennaio 1990 dopo il mio esilio e la speranza perduta di non poter più coltivare il sogno di una Biblioteca come centro di valorizzazione socio-culturale interzonale.
Ma (senza ancora andare lontano da Badolato) mi chiedo che fine faranno i grandi patrimoni librari e multimediali come, ad esempio, quello dello storico Antonio Gesualdo che (data la sua importanza, preziosità internazionale e consistenza) avrebbe assoluta necessità di essere valorizzata almeno a livelli universitari anche se sarà ereditata da familiari (come è probabile). Per un privato non sarà facile gestire tutto questo ingente patrimonio, sudore di una intera e intensa vita! Se ci fosse stata una Biblioteca Comunale seria tale patrimonio sarebbe stato di tutta la collettività, aumentando il prestigio culturale del territorio.
E che fine farà il patrimonio librario, multimediale e artistico del grande Nicola Caporale (1906-1994) che ha una enorme importanza poiché, a mio parere, è stato scrittore meritevole del Premio Nobel? … Che fine farà il patrimonio (assai complesso e prezioso, compresi i diritti letterari, musicali e fotografici) del cantautore Vito Maida che ancora giace inutilizzato in un magazzino?… E che fine farà, ad esempio, un altro grande patrimonio, quello del prof. Remo Nicola de Ciocchis di Agnone del Molise che è uno dei più importanti del movimento non-violento italiano ed internazionale?…
Ma sono tantissimi, nella nostra Calabria e Sicilia (così come nel resto d’Italia e del mondo), i patrimoni socio-culturali assai importanti e consistenti che andrebbero acquisiti da strutture pubbliche in grado di valorizzarli e renderli fruibili ad una moltitudine di persone e più capillarmente nel territorio. Si parla tanto di Cultura o di Kultura … ma il panorama che vedo io è fatto da innumerevoli killer morali che (magari pur pagati per portare la cultura persino nelle periferie) tutto fanno meno che il proprio dovere, anzi diventano assassini di cultura e di memorie socio-culturali.
Insomma, a me pare che si sia troppa indolenza o, peggio ancora, parassitismo (quando non ruberie) pure nella pur povera Cultura. E poi ci lamentiamo che l’Italia va male. Per forza, teniamo nascosti i nostri gioielli!
Come teniamo nascosti immensi capolavori di pittura e di scultura, ammassati nei magazzini di Musei nazionali … opere di pregio, antiche e moderne, che non saranno mai visti, goduti e studiati da alcuno. A tal proposito oltre dieci anni fa ho scritto all’allora ministro per i beni culturali Sandro Bondi (nato a Fivizzano nel 1959) per proporre i musei provinciali come collocazione diffusa del patrimonio dimenticato nei depositi dei grandi musei nazionali. Pure qui indolenza, egoismi, mancanza di visione e di prospettiva, di lungimiranza e soprattutto di amore, dicasi Amore!
9 – DOVREBBE INTERVENIRE L’UNESCO
Caro Tito, per la grandiosità del fenomeno dovrebbe intervenire direttamente l’UNESCO (l’agenzia delle Nazioni Unite per la Cultura). Ma tale ente sovranazionale è attratto maggiormente dalla monumentalità, cioè dai più appariscenti beni culturali materiali, capaci di attrarre turismo e, quindi economia. Considerazione sbagliata (in buona o cattiva fede), dal momento che i libri, gli archivi ed altri beni culturali simili sono ancor più importanti dei monumenti d’ingegneria in pietra o in ferro poiché attengono alle idee.
10 – LA BIBLIOTECA COMUNALE DI AGNONE
Sempre con la chiara intenzione di donare al mio territorio di appartenenza tutto ciò che sono riuscito a produrre nella mia vita, nel 2015 ho proposto formalmente all’allora sindaco di Agnone, Michele Carosella, di far acquisire gratuitamente dalla Biblioteca Comunale tutto il mio patrimonio culturale (compresi i diritti d’autore di libri, canzoni, articoli, foto, ecc.). Carosella ha dato mandato al giornalista Nicola Mastronardi, allora direttore (facenti funzioni) della Biblioteca, di effettuare un sopralluogo per valutare la consistenza della donazione e la fattibilità logistica della sua collocazione.
Giusto per avere un’idea del clima socio-culturale esistente in quegli anni in Agnone, accenno soltanto al fatto che il sindaco Michele Carosella (amministrazione social-comunista) ha boicottato il mio tentativo contro lo spopolamento di Agnone città, frazioni e campagne quando (sabato 9 e domenica 10 maggio 2014) ho fatto venire da Roma (a spese mie, di Giuseppe Marcovecchio Edilizia Artigiana e di alcuni altri imprenditori locali) ben 14 giornalisti della stampa estera per due giorni con lo scopo di invogliare (con i loro scritti e servizi TV) famiglie straniere ad acquistare case e terreni inutilizzati, ma anche per incrementare il turismo.
Ho avuto così, con Agnone, conferma pure di ciò che è avvenuto a Badolato con il tradimento dei comunisti locali nel biennio 1986-88 per via della vicenda del “paese in vendita” (peraltro da loro stessi appoggiata, pubblicamente sostenuta e persino utilizzata). Buon sangue non mente!
11 – ARCHIVI DI STATO DI VIBO – CATANZARO E REGGIO
A proposito della mia donazione totale, dopo il fallimento del 1999 con l’Archivio di Stato di Isernia, in vari anni sono stato pure in contatto con la Soprintendenza Archivistica della Calabria che ha sede in Reggio e che, accettando in linea generale, aveva individuato la migliore collocazione dell’imponente materiale all’Archivio di Stato di Vibo Valentia che, essendo di recente istituzione si trovava ad avere pure più spazio fisico per ospitare il mio voluminoso ITER. Ho cominciato, così, ad inviare per posta del materiale documentario.
Ma poiché sono un “inguaribile ottimista per cuore e idealità” ma “pessimista atavico per esperienza individuale e storica” e non sono affatto e comunque un “uomo di fede” e a me piace sempre verificare e toccare con mano (come e forse più di san Tommaso), dopo alcuni mesi dall’accordo, nella primavera del 2010, mi sono recato appositamente da Agnone a Vibo Valentia per parlare di persona con la dottoressa Teresa Muscia, direttrice di quell’Archivio, pure per programmare eventualmente la consegna della cospicua donazione. Ho addirittura trovato l’inattesa contrarietà da parte di costei, in netta contrapposizione con quanto mi aveva assicurato la Sovrintendente di Reggio. Misteri della fede!?…
12 – L’APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Caro Tito, con la più negativa esperienza che ha avuto mio padre con la burocrazia, l’inefficienza e l’indolenza statale sperimentate pure da me, vuoi che io (viste e constatate anche tutte queste mie traversìe) dia più il pur minimo credito alle istituzioni, che (nonostante le belle leggi) sono comunque fatte di persone con tutti i loro difetti innati ed acquisiti?… Se il nostro mondo e se la nostra società italiana e calabrese, in particolare, vanno male … ci sarà più di uno o più motivi, vero?…
Tuttavia, come ormai è in uso dopo che uno le ha tentate tutte, mi sono rivolto all’ultima spiaggia italiana che, almeno apparentemente ultima, è la Presidenza della Repubblica. Con tale istituzione, cui mi rivolgo continuamente per evidenziare problemi e temi non accolti altrove, ho avuto un rapporto come con un sordo-muto. Sarà che è un’istituzione che fa fatica (proprio perché è un’ultima spiaggia per il cittadino) … sì fa fatica persino a dove riporre semplicemente tutte le lettere e gli appelli che vi giungono … sta di fatto che, pure per sentirmi come colui che le ha tentate tutte, ho rivolto un accorato appello all’allora presidente Giorgio Napolitano (al Quirinale dal 2006 al 2014) e per conoscenza ai competenti Ministeri.
Ma, caro Tito, in uno Stato, come l’Italia, in cui lo spreco della ricchezza nazionale è quotidianamente spaventoso ed immorale, vuoi che qualcuno ti ascolti??? … fosse anche il Presidente della Repubblica, la nostra suprema Autorità!!!?… Infatti, non ho ricevuto nemmeno uno straccio di risposta o semplice riscontro burocratico, neanche via email (visto che è il mezzo più veloce, di poca spesa, minimo impegno e niente fatica). Capisco che ogni giorno affluiscono al Quirinale migliaia di lettere ed appelli … ma la Presidenza della Repubblica è notoriamente davvero l’ultima spiaggia e la principale centrale di ascolto del popolo italiano. Non a caso viene indicata come “la casa degli italiani”… Altrimenti, che casa è???!!!…
Allora ho inviato una nuova lettera raccomandata con avviso di ricevimento chiedendo alla massima Istituzione dello Stato se il mio appello non fosse stato degno di una pur formale risposta. Così, ho ricevuto la formale risposta da parte di uno delle innumerevoli Uffici del Quirinale. Risposta che a me è bastata e basta, poiché è un chiaro documentato che il mio appello è stato almeno letto e protocollato e, quindi, dava a me la possibilità di dimostrare di averle proprio tentate tutte riguardo un tema (come quello della dispersione o dissipazione del patrimonio socio-culturale) che rappresenta per l’Italia (e non solo) una perdita immensa di identità e di democrazia, a parte la perdita di una importante risorsa anche economica.
13 – L’IMPOSSIBILITA’ DI MANTENERE L’UNITA’ DELLA DONAZIONE
Giunto ormai a 70 anni (dopo averle tentate tutte e dopo aver visto tanti altri casi simili al mio o addirittura peggiori) devo constatare l’impossibilità che la mia donazione rimanga unita, poiché finora non ho trovato nemmeno una sede che l’accolga. Così come devo constatare che, anzi, esista il rischio di una dispersione e di una inutilità quasi totale di tutto un patrimonio sociale costato molta fatica ma destinato (mio malgrado) a disperdersi, a non significare e ad essere anche fisicamente distrutto. Come i panni di Cristo, mi disse una persona, cui replicai … “fossero solo panni, qui si tratta di un vero e proprio figlio che avresti voluto utile alla società e che invece la stessa società ti uccide”.
Rientriamo tutti in una concezione troppo labile (quando non colpevole o colposa) della vita umana, figuriamoci per la vita di una donazione culturale!… Ma quanto vuoi che importi alle Istituzioni del sudore della gente e di quanto si fatichi a mettere insieme un qualsiasi patrimonio, culturale o no che sia! Questa è purtroppo la situazione. Una situazione di autolesionismo, al limite con il suicidio etico, oltre che culturale.
14 – LA SITUAZIONE ATTUALE E LA DECISIONE
Essendo la mia una situazione assai simile a tanti altri, sono certo che più di uno dei nostri lettori si potrà identificare con le mie stesse peripezie e l’impossibilità di entrare in una volontà sociale e in una lungimiranza istituzional-governativa. Non esistono né volontà né lungimiranza se non per i propri esclusivi affari personali, di ceto o di categoria. O forse non sono stato io in grado di intercettare e trovare. Mea culpa! Mea massima culpa!
Così, proprio io che credevo (e credo ancora nonostante tutto) nell’amore sociale, verso tutti indistintamente, sì, proprio io e paradossalmente io mi trovo a ripiegare sul più tradizionale dei metodi fin qui adottati da tempi immemori … affidare, in tutto o in parte, la propria eredità esistenziale a elementi della propria famiglia. Deluso e amareggiato di non essere riuscito a fare della mia società di appartenenza una vera “famiglia”. E già, comunque, che la stessa famiglia dei miei Genitori, alla fin fine …
Comunque, l’urgenza esistenziale esige una decisione conseguente, prima che vada veramente tutto perso. Irrimediabilmente perso. Allora, a chi rivolgermi se non alle persone che mi sono state le più vicine ed affettuose a questi miei 70 anni? E vuoi sapere chi sono già o chi potrebbero essere?…. Intanto ti elenco le persone cui ho, in questi ultimi due mesi, distribuito ed affidato una parte minima però significativa del mio patrimonio culturale.
15 – L’ELENCO AFFIDATARI DEL PRIMO ITER
Tu, caro Tito, sei stato il primo affidatario di una mia significativa Opera, fin dall’autunno dell’anno 2012, quando ti ho detto: “Resta già da adesso tuo tutto ciò che di mio pubblicherai sul tuo sito www.costajonicaweb.it a partire dalle “Lettere a Tito” che (giunte con questa alla n. 279) hanno avuto inizio il 4 ottobre 2012 a puntate numerate; per poi proseguire con le “Lettere su Badolato” (iniziate il 26 novembre 2015 e giunte alla numero 36 il 05 ottobre 2017) e purtroppo interrottesi, però con l’intenzione di riprenderle appena possibile (già così hanno quasi un senso compiuto, ma se posso portarle a termine sarebbe meglio).
Caro Tito, penso che sia un bel po’ di patrimonio socio-culturale che ti toccherà custodire, gestire e possibilmente valorizzare, in collaborazione con i tuoi eredi generazionali cui andranno i diritti d’autore e di piena proprietà (forse 50 anni dalla mia morte, prima che diventino patrimonio pubblico). Se finora sono ben 315 le lettere da me scritte e da te pubblicate, considera quante ne saranno ancora, se avrò vita e salute e se tu non ti stancherai di riceverle e di evidenziarle.
Anche in onore dell’amicizia fraternamente sincera che avevo con il padre Raffaele, ho cominciato a donarle alcuni libri (ancora cellofanati) di cultura generale e, in particolare, tutto il Teatro Greco. Fra qualche tempo, quando si potrà circolare dopo l’emergenza Covid-19, Le porterò qualcosa che le può essere più utile per qualsiasi alto corso di studi o di professione abbraccerà. Vorrei contribuire, nel mio piccolo, a fare di questa ragazza, ma anche della sorella minore, ciò che era il sogno del loro padre. Il cui amore, puoi immaginare, manca loro fin troppo.
Adesso passo ad elencare, in breve, le donazioni (micro ma significative) che ho fatto in seguito.
A – Alla neonata Alice (nipotina di alcuni carissimi amici) è andata l’Enciclopedia SCRIVERE – tecniche e percorsi per chi ama raccontare (quaranta volumetti, mediamente di 130 pagine cadauno) edita a puntate dal dicembre 2013 da Fabbri Publishing srl – Milano (RCS libri SpA).
C – Giorno 24 marzo 2020 al mio pronipote Claudio Caroleo di Catanzaro (nato nel 1998, figlio di mia nipote Brunella Lanciano e di Giancarlo) è andato l’opuscolo “LETTERE AL FUTURO” (edito nell’aprile 1990).
D – Giorno 27 marzo 2020 (in occasione del 61mo compleanno dell’amico Totò Rudi) alla famiglia di Antonio e Caterina Rudi di Badolato Marina (figli Salvatore, Francesco, Ludovica e Giulia) è andato (in anticipo sulla conclusione) il secondo volume della trilogia de “IL SOBILLATORE” iniziato a scrivere il 04 marzo 2020.
E – Giorno 28 marzo 2020 al mio caro amico di infanzia e vicino di Ina-Casa, dottore Domenico Rovito, medico odontoiatra in Soverato (CZ), è andato l’opuscolo “IL SOBILLATORE” (paradigma base della omonima trilogia) edito il 04 marzo 2019.
G – Giorno 31 marzo 2020 alla mia cara amica fin dalla prima media e premiata poetessa Rosina Chiarella di Borgia (CZ) è andata la raccolta di poesie “30 ANNOTAZIONI COME I NOSTRI 30 ANNI” (prima edizione gennaio 1980, seconda edizione 1995 nel volume “Prima del Silenzio”).
H – Giorno 03 aprile 2020 al mio pronipote Christian Lanciano (nato a Milano nel 2003, figlio di mio nipote Antonio Fernando e di Carola Brugnano) ho donato la piena proprietà del libro “PRIMA DEL SILENZIO” edito nel giugno 1995 (ad esclusione delle due raccolte di poesie, già assegnate – come sopra – a Rosario Mirigliano e Rosina Chiarella).
J – Giorno 04 aprile 2020 ai cari amici Antonio Ermocida (1992), Cosimo Ermocida (1998) e alla loro madre Maria Caturano di Roma, Eredi del mio fraterno amico Enzo Ermocida (1951-2017) sono stati affidati il libro “STORIA DELL’INTELLIGENZA” (1992), la Prefazione e la Post-fazione al romanzo di Rosa Gallelli “Spiragli da una bocca di lupo” (1992) per come presenti nel bi-libro, stampato in Pescara da Gabriele Brandolini.
K – Giorno 04 aprile 2020 al mio caro amico fin dai tempi di adolescenza e di “Euro Universal” Vincenzo Antonio Maria Serrao (nato a Fossato Serralta – CZ – il 13 settembre 1953), residente in Roma, ho assegnato l’opuscolo “IL FUTURO E’ POP-ISLAM” (edito nell’ottobre 2016).
L – Giorno 08 aprile 2020 all’associazione culturale “La Radice” di Badolato (presidente pro-tempore prof. Mario Ruggero Gallelli) sono andati la piena proprietà e i diritti d’autore dei due volumi descrittivi della mia tesi di laurea “EVOLUZIONI DELLE CARATTERISTICHE SOCIO-ECONOMICHE DI BADOLATO NEL DOPOGUERRA” (Roma 25 luglio 1977) ad esclusione del terzo volume (raccolta fotografica-sociologica) che, assieme a tutto il mio patrimonio foto-iconografico, avrà altro destinatario.
N – Giorno 22 aprile 2020 all’artista Marry Ecipery (1956) è stato assegnato l’opuscolo “DULCIS IN FUNDO” (edito nel gennaio 2013).
O – Giorno 24 aprile 2020 al piccolo Lorenzo La Cava di Latina (nipote dei miei tipografi agnonesi di fiducia Antonio Litterio e Anna Di Tullio) è andato l’opuscolo “UN FUTURO PER L’ALTO MOLISE” (edito nel giugno 1990). Tale opuscolo è stato stampato da questi suoi nonni e voglio che lo tenga pure in loro onore, a ricordo di quando si usava ancora la linotype per la carta impressa dai caratteri a piombo (antica tecnologia ora in disuso per gli attuali metodi informatici di stampa digitale e litografica). Un reperto storico ormai!
P – Giorno 25 aprile 2020 al medico psichiatra Domenico Barbaro (Platì – RC – 1949) mio caro amico fin dalla seconda classe di liceo classico a Locri (poi rivisto e frequentato all’Università di Roma e alla nostra nuova e definitiva residenza in Molise) è andato l’opuscolo “IL TRENO DI IDA” (edito nel gennaio 2011).
16 – EREDITA’ DI AFFETTI
Caro Tito, come hai potuto notare, le vicende della vita e della società mi hanno “costretto” a tornare all’antico, alla tradizione, a quando, cioè, era in uso prevalente donare la proprietà ad uno o a diversi eredi legittimi, uniti dagli affetti familiari e dai legami di sangue. Ho lottato decenni per cercare di rendere proprietà di tutti, di socializzare, mettere in comune in modo del tutto gratuito e volontario tutto ciò che ho voluto e sono riuscito ad ottenere con il mio lavoro ed il mio impegno amoroso e stakanovista.
Non che mi dispiaccia o che non sia giusto, poi alla fine, scegliere, preferire o privilegiare gli affetti rispetto all’etica sociale … però avrei voluto dare una dimostrazione di affetto a tutti gli appartenenti alla mia società di riferimento. Al bene comune, insomma, considerando mia famiglia tutta la comunità. Non mi è riuscito questo salto di qualità (che, ovviamente, non dipendeva soltanto da me). Chissà quanti anni, decenni o forse secoli ci vorranno ancora perché ognuno di noi si consideri “bene comune” e metta a disposizione di tutti gli esiti del proprio lavoro e della propria passione sociale e civile, ma ci sia una istituzione disposta ad accogliere e a valorizzare tale “bene comune”.
17 – LA CIVILTA’ DEL DONO
Quanto sopra si spiega se si pensa che io appartengo alla civiltà del “dono”. La civiltà contadina a cui appartengo (fieramente e con immenso orgoglio) si basava sulla condivisione e sul dono. In particolare, nel Sud Italia c’è ancora (là dove non è intaccato dalla società del profitto a tutti i costi) questa cultura e tradizione del “dono” reciproco. Non può capirla chi non l’ha mai praticata o non l’ha mai sperimentata almeno una volta nella vita.
E’ una civiltà dove il denaro ed il profitto hanno un significato ed un valore assai relativo e dove è importante l’affetto e l’amore reciproco. E’ una filosofia di vita che rende felici, poiché nell’altruismo si realizza l’apoteosi esistenziale e lo scopo principale su cui si basa la comunità. I miei Genitori (che pure per questo ho celebrato in parecchi miei scritti) sono stati i miei primi maestri, assieme ai contadini e agli operai rurali della mia contrada natìa di Cardàra. Sono stato nutrito dall’idea e dalla pratica del dono. Ecco pure perché avrei voluto donare tutto di me stesso (persino il mio corpo per eventuali studi scientifici) ad una Università. Ma non è stato possibile per mancanza di lungimiranza istituzionale. Amen. Alleluja!
18 – DONARE SENZA ASPETTARSI NIENTE
C’è un aspetto che, nel dono, rende ancora più felici … quel proverbiale “Fai bene e scordati, fai male e guardati (stai attento)”. Cioè il dono va fatto senza aspettarsi niente, dimenticando (scordarsi) persino di averlo effettuato. Il dono migliore deve essere fatto in silenzio e, possibilmente, all’insaputa del beneficiario (pure per non umiliarlo poiché è nel bisogno o per non ingenerare il lui il pensiero o l’ansia della riconoscenza). Il dono è assoluto, cioè slegato da ogni possibile laccio visibile o invisibile.
Il dono, infatti, è un gesto genitoriale. E sentirsi “genitore” di qualcosa è assai gratificante. Come ho più volte scritto su questa capacità di donare in modo estremamente altruistico dei miei Genitori e di tante persone più o meno come loro, la felicità consiste essenzialmente nel donare non soltanto nella condivisione, ma nel donare in modo completo e senza aspettarsi niente, nemmeno la condivisione.
19 – IL PRIMO MAGGIO DEL LAVORO SPRECATO
Caro Tito, tutti siamo “lavoratori” al di là delle Giornata del Primo Maggio. Ma ognuno è un lavoratore a sé e, quindi, ognuno celebra, festeggia, pensa o concepisce il proprio lavoro in modo diverso. Ad esempio, io oggi concepisco un “Primo maggio del lavoro sprecato” … nel senso che (per colpa della carenza affettivo-istituzionale-identitaria dei responsabili della cosiddetta Cosa Pubblica o Repubblica) sento come quasi completamente sprecato tutto il lavoro e l’impegno della mia vita … tutto è risultato vano, alla fin fine … crescere, studiare, formarsi, impegnarsi, lavorare per la comunità … se poi non puoi, come me, donare alla tua comunità di appartenenza tutto il tuo lavoro esistenziale effettuato unicamente con scopi etici e sociali.
20 – IL VALORE DI QUESTA LETTERA n. 279
Questa lettera n. 279 ha almeno due ordini di valore. Il primo è per celebrare la giornata del Primo Maggio, Festa del Lavoro e dei Lavoratori. Ed io mi considero un lavoratore stakanovista, che cioè non lascia niente di intentato e cerca di non perdere tempo per vivere a favore esclusivo del bene della comunità. A questo aggiungo la tradizione di premiare, come Università delle Generazioni, coloro che più di tanti altri si impegnano nell’altruismo attraverso il lavoro ed il volontariato. Hai già riportato l’elenco e le foto di coloro che hanno ricevuto il Gran Premio delle Generazioni 2020.
Secondo, la presente lettera è utile per notificare (a chi ne possa essere interessato) che c’è stato un passaggio di proprietà nelle mie opere, dei miei lavori di scrittura e di intelletto. D’ora in poi, chi volesse utilizzare o ristampare qualcuna delle mie pubblicazioni a stampa (presente nell’elenco del suddetto paragrafo 15) non deve più rivolgersi a me, ma a chi è detentore della piena proprietà legale e dei diritti d’autore. Cioè il nuovo proprietario cui ho donato gratuitamente e con molto affetto l’opera, per quanto piccola. E’, in pratica, una “lettera-notifica” pubblica che vale, ad esempio, come un manifesto affisso per le cantonate del paese o della città o all’Albo delle Istituzioni.
21 – SALUTISSIMI
Caro Tito, sono altresì felice che i destinatari di questo mio gesto di amore, affetto ed amicizia abbiano apprezzato pienamente tale donazione morale ed etica. Così come lo hai apprezzato tu stesso, che mi onori ancora della tua fraterna amicizia. Ed io ti ringrazio per darmi questa ampia possibilità di essere presente alla nostra comunità ogni volta che ne ho voglia e lo desideri o abbia necessità di esprimermi e di comunicare. Possibilità che io sento tanto preziosa da considerarla un vero e proprio privilegio.
Per non parlare di tanti altri generosi portali e della gentilezza di amici giornalisti come Franco Laganà di Badolato (Il quotidiano del Sud, in cartaceo) o come Maurizio d’Ottavio (www.ecoaltomolise.net), Maria Rosaria Carosella (www.altomolise.net) e Vittorio Labanca (www.teleaesse.it) in Agnone del Molise, Vittorio Venditti a Gambatesa (CB), Elisabetta Scuncio e Sergio Di Vincenzo di Isernia, il direttore e maestro di giornalismo Pasquale Lombardi di Fornelli (IS). E tanti altri, che qui sarebbe troppo lungo il solo elencarli e ai quali sono devotamente riconoscente e grato.
Come non ricordare e ringraziare poi altri miei “storici” maestri di giornalismo che ancora mi si rendono utili, in modo commovente, come Pino Nano (Rai), Pietro Melìa (Rai), Vincenzo De Virgilio (ex AGI, ASCA e oggi Agenzia Calabria Notizie) … giusto per citare coloro che tuttora sono più presenti alla mia attività giornalistica, di comunicazione e di diffusione già da almeno tre decenni o più.
di Domenico Lanciano
