
Settis è un archeologo e storico dell’arte, è stato professore universitario e direttore della Scuola Normale di Pisa, da alcuni anni è forte il suo impegno civile a difesa dei beni ambientali e culturali d’Italia e del Mondo, come pure, in occasione dell’ultimo referendum, della nostra Costituzione.
Il premio “Calabria Ambiente”, come ha tenuto a precisare Francesco Bevilacqua, ideatore della manifestazione assieme a Mario Caligiuri, in realtà non è un vero e proprio premio, differenziandosi dal novero della “premiologia calabrese”, ma “un riconoscimento di gratitudine”. Nel corso degli anni sono state infatti premiate persone note e meno note, ma che hanno in comune l’impegno nei confronti del nostro patrimonio ambientale e culturale
Alcuni saluti e interventi hanno preceduto le straordinarie parole che il professor Settis ha inteso regalare ai presenti.
Il sindaco Leonardo Sirianni si è detto onorato della sua presenza e lo ha definito “un uomo avanti” sia per quello che pensa sia per ciò che sta facendo a difesa del patrimonio artistico e culturale di tutt’Italia.
Il consigliere comunale ed editore, Florindo Rubbettino, lo ha ringraziato “per avere a cuore, in senso ampio, le sorti del suo Paese, che si è trovato a difendere con il suo impegno intellettuale.”
Il vicesindaco e professore Mario Caligiuri ha parlato di “un miracolo laico” che ha consentito a Salvatore Settis, in un Paese che non ha il suo forte nella meritocrazia, di ricoprire innumerevoli incarichi di grande prestigio e di essere anche proposto come presidente della Repubblica.
Ha tenuto a ringraziare Francesco Bevilacqua per essersi fatto latore della “lettera dell’Abbazia di Corazzo”. Poi ha spiegato le tre metafore attraverso le quali invita a decifrare il nostro tempo: la nave straniera, la peste e le rovine.
La “nave straniera” rappresenta i pericoli che noi abbiamo davanti agli occhi ma non riusciamo a vedere, perché “per vederli c’è bisogno di avere quella cultura e quella memoria storica che ci permettono di analizzare la realtà.”
La “peste” rappresenta ciò che invece vogliamo nascondere a noi stessi. Come nel celebre romanzo di Albert Camus, è una parola che non viene mai pronunciata fino a quando “non è ormai troppo tardi e si è già ceduto alla rassegnazione”.
Le “rovine” non sono solo quelle da custodire gelosamente, come l’Abbazia di Corazzo, ma anche quelle negative che “stiamo producendo noi stessi in un lento suicidio”, con la cementificazione dei paesaggi e delle coste. La Calabria è infatti la regione d’Italia che ha cementificato le sue coste più di tutte le altre (per l’esattezza, il 64% della fascia costiera).
Ha affermato: “Le rovine servono a ripensare se stessi! Non sono un luogo del pianto, ma della rinascita. Come il Rinascimento che è nato in reazione alle rovine dell’Impero Romano. Le rovine vanno intese come un deposito di memoria e una molla di creatività per il futuro.”
Settis ha poi ammonito: “Ci sono cose che siamo noi a decidere se mandare in rovina oppure no. Una di queste è la Costituzione, con il diritto alla salute, quello alla cultura e alla pari dignità sociale.” Tutte cose imprescindibili, da difendere sempre e da perseguire costantemente.
Infine si è scagliato contro la “retorica dell’innovazione”, chiarendo che non tutto ciò che è nuovo è anche bello e dimostrandolo con un esempio fulminante: il nazismo era un fenomeno nuovo per la sua epoca ma non certo bello!
Le rovine dell’antica Abbazia, un cartello certamente creativo, la stessa presenza di Settis a Soveria Mannelli, ci indicano forse la strada da seguire per migliorare questa Terra, cominciando dal nostro piccolo lembo di territorio: solo con la cultura si potrà salvare il mondo!
di Raffaele Cardamone
