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L’Uomo che torna dal buio: l’ultima fatica letteraria di Corrado Plastino tra memoria civile e abissi dell’anima

Esce per Officine Editoriali da Cleto il quarto romanzo dello scrittore decollaturese. Un’opera potente che scava nelle ferite della Storia attraverso la voce di un invisibile, il mistero di un passato rivoluzionario e il dialogo tra un professore e il suo alunno più difficile.

L’uomo che torna dal buio, il nuovo romanzo di Corrado Plastino, edito da Officine Editoriali da Cleto, per la collana Raccontami, diretta dall’editore Marco Marchese, segna un punto di svolta nella produzione dell’autore. Dopo il  Il sol dell’avvenire, Plastino torna a esplorare i nodi irrisolti della coscienza, consegnandoci la sua quarta e più intima prova narrativa.

Un’eredità di carta: la trama

La narrazione prende il via dalla scomparsa di un “invisibile”, Marco, un barbone che ha vissuto gli ultimi anni su una panchina, considerato dai più un reietto. Alla sua morte, lascia in eredità una cartella colma di fogli sparsi ad Andrea, un giovane docente che ha saputo guardare oltre il pregiudizio. Attraverso queste carte, Andrea scopre la vera identità di Marco: un ex studente della Sapienza che, negli anni Settanta, scelse la via della lotta armata. Il “buio” del titolo è quello della marginalità, ma anche quello della clandestinità e dell’abisso interiore di chi ha visto fallire un’utopia.

I protagonisti tra passato e presente

Il romanzo si regge su un’architettura di personaggi scolpiti con rara sensibilità, dove le figure femminili e i nuovi legami giocano un ruolo cruciale:

Marco (L’uomo del buio): Una figura tragica che affida alla carta il suo testamento spirituale, cercando redenzione per le colpe del passato e per quel “volo troppo in alto” finito in uno schianto sociale.

Andrea: Il ponte tra le generazioni. È lui a decifrare il linguaggio di Marco, trasformando la ricerca sulla vita dell’amico in un percorso di auto-scoperta.

Kevin: Alunno di Andrea, siede all’ultimo banco e sfida il sistema scolastico. Rappresenta il volto del futuro e il dubbio. Il suo legame con il professore e il suo cane Gionni creano un parallelo con la giovinezza ribelle di Marco, offrendo una speranza di comprensione che il passato non ha avuto.

Anna: La donna del passato di Marco, compagna di lotta e di un amore assoluto. La sua assenza pesa come un macigno nelle memorie scritte e la sua ricerca diventa il motore che spinge Andrea a chiudere il cerchio della narrazione.

Paola: Presenza fondamentale nel presente di Andrea. È la sua bussola emotiva, colei che lo sprona a dare forma compiuta a quel groviglio di ricordi, intuendo che la storia di Marco ha la dignità di un libro.

Zio Luca: Custode di silenzi e rimorsi, figura solitaria di un tempo in cui “tutti sognavano in grande”.

Lilli: Una cagnetta nera che diventa l’ultimo legame vivente con Marco e che curiosamente stringe amicizia con Gionni, il cane di Kevin, simboleggiando una fratellanza che va oltre le origini.

Una struttura a specchio

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Plastino adotta una struttura narrativa sofisticata, alternando i 18 capitoli tra il manoscritto autografo di Marco — diretto, rabbioso e poetico — e il racconto in prima persona di Andrea. Questo continuo rimbalzo temporale permette al lettore di vivere la storia su due piani: quello viscerale del ricordo e quello riflessivo della scoperta, arricchito da citazioni che spaziano da Leopardi alla musica di Ornella Vanoni.

L’autore

Corrado Plastino (Catanzaro, 1964) vive a Decollatura ed è docente di Lettere a Soveria Mannelli. Presidente dell’ANPI del Reventino, mette in questo romanzo tutta la sua esperienza di osservatore dei mutamenti sociali. L’uomo che torna dal buio non è solo la storia di un reietto, ma un invito a non distogliere lo sguardo dalle “parole sulla carta” di chi, nel buio, ha cercato faticosamente di ritrovare la propria dignità.

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