di Matteo Cosco –
Secondo Franz Liszt “La politica è la scienza dell’opportunismo e l’arte del compromesso”: lo conferma il matrimonio d’interesse tra Emmanuel Macron e Angela Merkel, consacratosi con la firma del Trattato di Aquisgrana. Esso ha partorito la prima assemblea del Parlamento franco-tedesco, che si riunirà due volte all’anno per promuovere politiche di comune interesse, come difesa, sicurezza e politica estera, rendendo ancora più profondi i legami tra i due paesi.
L’accorpamento del Bundestag tedesco all’Assemblée Nationale- che rispetto a quella del 1789 mantiene solo il nome- sembra aver superato la fantasia di Mary Shelley, creando un monstrum e mettendo in scena l’ennesima rappresentazione del teatro dell’assurdo, di cui Germania e Francia sono gli attori protagonisti.
Il Trattato di Aquisgrana ha molto da insegnarci: lo Stato Nazione, che i predicatori della retorica europea consegnavano alla storia, è stato soltanto scalfito. Se pur alcune delle sue più importanti funzioni quali bilancio e moneta sono state derogate a livello europeo, il monopolio della forza legittima e la politica estera, restano espressione diretta della sovranità statale. La duplice franco-tedesca prevede una clausola di assistenza reciproca in ambito militare e mira a creare un “esercito comune europeo”, tentativo già fallito in passato con la CED, che evidenzia ancora una volta, l’irrazionale e anacronistico tentativo di istituire un corpo armato in assenza di una ragione politica unitaria a cui questo debba rispondere.
Riguardo la politica estera, non è un caso che appena dopo la firma tra il governo italiano e Xi Jinping sulla BRI, Macron, Merkel e Juncker, abbiano deciso di incontrare assieme il Dragone, per rispondere alla mossa unilaterale dell’Italia, che provano ad isolare diplomaticamente. Francia e Germania hanno rinunciato a parte della loro sovranità pur di salvare la finzione democratica chiamata Europa, utile a perseguire i loro interessi nazionali; se pur si sostengono di fronte alle potenze europee ed extra-europee per opportunismo politico, divergono nettamente sulla tematica ambientale a cui la Germania fatica ad adeguarsi.
Data l’uscita del Regno Unito, chi deve maggiormente interrogarsi sull’attuale assetto europeo sono: Italia, Spagna e Portogallo. Gli altri Stati come Polonia, Repubblica Ceca e Romania o sono già integrati nel sistema tedesco o sono parte del suo blocco finanziario come i paesi del Benelux.
L’attuale equilibrio del Vecchio Continente è un ibrido ben diverso da quello desiderato dai padri fondatori della costruzione federalista come Spinelli, De Gasperi, Schuman, Adenauer e Monnet, forse per dirla con le parole di Bettino Craxi: “Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso, ma per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo e nella peggiore sarà un inferno”.
Oggi l’Europa è un colloide troppo pesante per elevarsi a federazione e troppo leggero per precipitare su se stesso, ripiegando in una semplice cooperazione tra stati nazione. Sarà soltanto il tempo a dirci quale saranno le sorti del Vecchio Continente.

