
Morcellini, come del resto i suoi due predecessori, non è nuovo della manifestazione, avendo già tenuto lezioni all’Università d’estate nel 2002 e nel 2004. Nella prima delle due occasioni, parlando sempre di comunicazione, ebbe tra l’altro modo di coniare uno slogan felice: “Comunicare da Sud. Finalmente si sente!”, per evidenziare gli sforzi di un piccolo comune del profondo Sud per conquistarsi un ruolo centrale nel dibattito culturale nazionale.
Il sindaco Leonardo Sirianni, dopo aver chiesto un minuto di raccoglimento in memoria di Giovanni Costanzo, un giovane soveritano tragicamente scomparso in questi giorni, ha salutato i convenuti e introdotto l’ospite con alcuni cenni biografici.
Poi ha preso la parola Mario Caligiuri, professore dell’Unical e direttore della summer school, che ha fatto una breve cronistroria della città e delle sue iniziative nel campo della cultura, prima di entrare nel merito dei temi dibattuti, parlando della volubilità del consenso elettorale e della crisi della democrazia come crisi della rappresentanza, introducendo poi il discorso sui nuovi media: “Google ci conosce meglio di nostra madre!” ha affermato, e sulla società della disinformazione.
Mario Morcellini ha subito messo in chiaro che: “chi viene come me a Soveria Mannelli per ben tre volte lo fa per scelta”, perché: “nei prossimi anni, i paesi che vorranno sopravvivere dovranno lavorare di più sulla cultura”, proprio come Soveria, il cui trend potrà renderla esemplare anche a livello nazionale.
Agazio Loiero ha parlato di una politica “diventata così drammaticamente complessa da non poter essere gestita con le emozioni”. In pratica, ciò che serve per vincere le elezioni non serve poi per governare”. Inoltre ha rimarcato la disparità di trattamento che i media nazionali hanno tra Nord e Sud dell’Italia.
Infine, Demetrio Crucitti ha detto che “quella calabrese è una società basata sull’individualismo” in cui hanno facilmente fatto presa i nuovi media, dopo la fine della comunicazione di massa. E ha poi rivendicato un ruolo per la Rai regionale, alla quale sarebbe opportuno pensare “come a un volano per lo sviluppo”.
In conclusione, è stata ricordata una frase di Ennio Flaiano che, ben prima di Berlusconi, diceva: “tra vent’anni gli italiani saranno come li ha fatti la Tv”. Ora però non dovremo più aspettare tanto tempo per vedere come li avrà fatti internet.
di Raffaele Cardamone
