
12 luglio 2016, scenario diverso, regione diversa ma nuovamente due treni si scontrano frontalmente, 27 morti e circa 50 feriti. Dopo ogni disastro si cercano i colpevoli, si assiste alla sfilata delle autorità che portano il loro cordoglio, si reclama a gran voce giustizia e poi tutto tace.
Tacciono le autorità, perché a loro importa solo se il colpevole sia il capotreno oppure il capostazione. Sicuramente c’è l’errore umano nessuno lo mette in dubbio ma dietro la tragedia successa in Puglia c’è anche una responsabilità politica, l’1,2 % di investimenti ferroviari al sud è ridicolo, ed anche il 19% degli investimenti complessivi è poco rispettoso.
In realtà la cruda verità è che si muore anche perché si è deciso di lasciare il sud indietro, ci sono le rocce e non si possono fare le infrastrutture, perché da qualche parte si devono tagliare le spese e le spese si tagliano soprattutto al sud. La tratta dove ieri è successo il tragico incidente doveva essere ammodernata entro il 2015 con soldi stanziati anche dall’UE ma qualche “mangiapane a tradimento” ha deciso di non farli quei lavori.
Questa strada doveva rappresentare un collegamento rapido con la SS 280 dei Due Mari e l’autostrada A3, un progetto i cui lavori ebbero inizio negli anni novanta ed ancora oggi invece si vive il disagio di dover raggiungere i principali centri urbani regionali attraverso strade costruite in età borbonica che alle prime piogge, causa smottamenti, vengono chiuse.
I soldi che dovevano essere spesi per queste infrastrutture e che poi prendono vie traverse a quanto sembra vengono barattati con la vita di persone che la mattina si svegliano per andare al lavoro, a scuola e non tornano più a casa. La colpa quindi è anche di chi deve investire al sud e non lo fa, di chi decide che i soldi destinati alle infrastrutture possono essere gestiti diversamente.
Tutte le strutture preposte dovrebbero garantire la sicurezza e l’incolumità di chi ogni giorno percorre queste strade e queste tratte ferroviarie obsolete, che necessitano urgentemente di ammodernamenti, perché al sud nessuno è figlio di un Dio minore.
