
Lui si è dato una missione, conservare e trasmettere la memoria di quello che forse è il momento più buio di tutta la storia dell’umanità, e la porta avanti con una determinazione e una capacità fuori dal comune.
Durante il suo narrare, la Storia – con la S maiuscola – si mescola con i ricordi personali, ricordi tragici di fatti che lo hanno toccato da molto vicino e gli provocano una visibile sofferenza, una commozione che lui tenta di nascondere con stoicismo. Ma il suo racconto ha la precisione e la meticolosità di uno storico che si orienta benissimo tra le sue fonti: documenti, fotografie, filmati che, a giudicare dalla mole e dall’interesse, gli sono dovuti costare molti anni di studi e ricerche.
L’Italia e gli italiani, per le esigenze di pacificazione di fine guerra e grazie alla Resistenza, che ha contribuito a dare un volto accettabile alla democrazia nascente, si sono come auto-assolti dai crimini del fascismo, quasi volendone addossare tutte le responsabilità agli alleati nazisti.
E Dell’Ariccia è fermo quando dice che, con l’eccezione di Roma, dove le responsabilità furono in effetti dei nazisti, gli ebrei italiani vennero arrestati da fascisti italiani, spesso in seguito alle delazioni dei civili che in cambio ricevevano un premio in denaro.
Racconta numerosi episodi con i quali provoca un’altalena di sentimenti che attanagliano l’uditorio: dal sollievo nel sentire dei molti che salvarono gli ebrei, nascondendoli ai fascisti e ai nazisti, alla rabbia e alla vergogna nel sapere di altri che li denunciarono e ne provocarono la deportazione.
Ada era una ragazzina ai tempi della deportazione dalla quale non è più tornata. Ma adesso a Roma c’è almeno una scuola che la ricorda e che fa da contraltare alle tante strade e piazze d’Italia i cui nomi sono ancora dedicati a personaggi equivoci che hanno abbracciato il fascismo e poi il razzismo italiano.
Ha fatto seguito un’introduzione curata da Antonio Cavallaro, della Rubbettino Editore, che ha tracciato la storia dell’ebraismo e delle persecuzioni e discriminazioni cui sono stati sottoposti gli ebrei, fin dalla distruzione di Gerusalemme da parte del futuro imperatore romano Tito e la conseguente diaspora del 70 d.C.
Ma anche lui ha tenuto a precisare che l’Italia e gli italiani non possono chiamarsi fuori da quanto è avvenuto con la shoah, che non esistono gli “italiani brava gente”, e che in Germania Hitler fu eletto democraticamente e a larga maggioranza, pur non nascondendo le sue intenzioni riguardo all’antisemitismo, che evidentemente serpeggiava da tempo tra la popolazione.
di Raffaele Cardamone
