«Da settimane si parla di Soveria Mannelli sulle radio, i giornali e i social media italiani e da oggi al 4 agosto decine di ospiti e centinaia di persone si mescoleranno agli abitanti del nostro paese per dare vita alla comunità del Festival del Lamento. Perché nelle aree interne servono certamente servizi e investimenti, ma anche luoghi in cui le persone possano incontrarsi, riconoscersi e immaginare insieme un futuro possibile», dice Gaetano Moraca, animatore e anima del Festival del lamento, assieme a tutti i ragazzi dell’Associazione Deda.
In un mare di festival, rassegne estive, date e incontri culturali, spesso oggettivamente inutili, il Festival del Lamento, grazie alla sua unicità e genialità, è riuscito a ritagliarsi uno spazio autonomo e importante. In poche edizioni, quest’anno siamo appena alla quarta, è riuscito a destare l’attenzione non solo locale, ma anche nazionale… non ancora internazionale.
E lo ha fatto riflettendo di volta in volta su temi importanti, a volte ineludibili, come la “strage di Cutro” già nel primo appuntamento della prima edizione. Ma anche con la leggerezza dell’ironia, con la bellezza, sempre più desueta e quasi derisa, della poesia, lo scorso anno, con la serata indimenticabile che ha visto protagonista Franco Arminio.
È quello che oggi, in modo un po’ altisonante ma veridico, chiamiamo “patrimonio immateriale”, il Festival del Lamento. Non ancora dell’umanità, ma sicuramente della nostra piccola comunità. Sappiamolo curare e utilizzare per la nostra crescita relazionale e culturale, perché l’occasione è di quelle rare, di quelle che non si possono perdere.
Raffaele Cardamone
Il programma completo, all’indirizzo: https://www.festivaldellamento.it/

